Gabriella Gallarati - Circoscrizione Nord Ovest
Gabriella Gallarati – Circoscrizione Nord Ovest

A differenza di altri Paesi europei, in Italia è ancora difficile far comprendere a persone giovani (giustamente lontani dalla percezione di “vecchiaia”), che la pensione integrativa sarà una delle tutele assolutamente indispensabili per l’età non più produttiva.  Ci si trova spesso di fronte a una cultura delle nuove generazioni ancora troppo scettica e idealmente distante nei confronti dei fondi pensione.
Se, con l’inizio dell’attività lavorativa, l’adesione al fondo pensioni integrativo fosse obbligatoriamente proposto, automaticamente i giovani interessati si troverebbero a doversi informare per poter liberamente decidere la formula da scegliere.
Di fronte a un mercato più ampio esisterebbe anche una maggiore concorrenza degli Istituti preposti (Compagnie di Assicurazioni, Sim, Banche…), con conseguente vantaggio per il lavoratore che potrebbe scegliere tra diverse linee di investimento (controllate  dal Responsabile del Fondo e dall’Organo  di vigilanza che hanno il compito di verificare che la gestione avvenga nell’esclusivo interesse degli aderenti e nel rispetto di norme, regolamenti e contratti).
Attualmente la disciplina delle forme pensionistiche complementari è regolata dal decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252.
Se il pilastro di base della normale Previdenza è rappresentato dagli Enti obbligatori (INPS, Casse di previdenza dei liberi professionisti), quello della Previdenza Complementare Collettiva è rappresentato dai Fondi Pensione Negoziali e dai Fondi Pensione Aperti ad adesione collettiva (Fondo Settoriale es.: “Cometa” per la categoria dei Metalmeccanici.  Fondo Aziendale per i lavoratori per una determinata azienda es.: Mediafond)
Il  pilastro della Previdenza Complementare Individuale (volontaria) è invece rappresentato dai PIP (Piani Individuali di Previdenza) e dai fondi pensione aperti (lavoratori dipendenti privati di aziende che attivano un accordo collettivo per l’adesione ad un fondo pensione aperto)
I Piani Individuali Pensionistici (PIP), anche detti Forme Individuali Pensionistiche (FIP) sono strumenti previdenziali che consentono, al pari dei fondi pensione, di erogare prestazioni integrative di natura pensionistica rispetto a quelle del sistema pubblico.
La differenza con i fondi pensione sta nel fatto che l’adesione ai PIP è a carattere individuale e ciò comporta dei vantaggi come la possibilità di interrompere, in seguito eventualmente riprendere, il versamento dei premi prestabiliti senza che il contratto si interrompa o venga penalizzato (versamento minimo mensile di 50 euro).
Chiunque può aderire ai PIP, anche casalinghe e studenti che non hanno posizioni previdenziali aperte con il sistema pubblico.
Le condizioni contrattuali sono uguali per tutti i contratti emessi dalle varie compagnie assicurative e si differenziano tra loro per i costi (caricamento, minimo trattenuto, eccetera) e dal tipo di rendimento.
Il problema principale per far diventare i fondi pensioni individuali il secondo pilastro generazionale, è che si devono abbattere le tassazioni.
Attualmente i contributi versati dall’aderente (inclusi gli eventuali contributi versati dal datore di lavoro ed escluso il TFR) sono deducibili dal reddito complessivo per un importo annuo non superiore a € 5.164,57.
I rendimenti della gestione finanziaria sono tassati in capo al Fondo nella misura dell’11% annuo.
Le prestazioni pensionistiche, le somme erogate per anticipazione a seguito di spese sanitarie di carattere straordinario, i riscatti a seguito di inoccupazione e in caso di decesso dell’aderente durante la fase di accumulo, sono assoggettati a ritenuta del 15%.
Le somme erogate a titolo di anticipazione e di riscatto per motivi diversi da quelli sopra indicati sono assoggettati ad una ritenuta del 23%.
Troppe imposte ne impediscono il decollo.
Nell’ipotesi di assunzioni di giovani dai 18 ai 35 anni senza oneri fiscali (cioè stipendio netto, con versamento di imposta del 10% sul reddito annuale), il Fondo pensioni individuale, diventerebbe unico e non più integrativo.
E’ da studiare anche una forma di versamento in percentuale da riconoscere all ‘Inps, da parte delle Compagnie Assicurative.
L’altro tema, di pari importanza, è l’assicurazione sanitaria privata aggiuntiva a favore dei dipendenti, posta a carico del datore di lavoro che a sua volta beneficerà per questo, di sgravi fiscali.
Le Compagnie di assicurazioni dovranno moderare le tariffe, coprire almeno l’80% (il 20% a carico del lavoratore), delle cure sanitarie e spese per medicinali e non potranno negare una polizza anche se tra i dipendenti, ci saranno persone con patologie croniche.
Secondo questo modello, l’Inps non dovrà più concorrere al pagamento dei giorni di astensione per malattia dal terzo giorno in poi (lo stipendio netto continuerà a maturare nei giorni di assenza), ma garantire sempre e comunque la copertura per l’assistenza d’urgenza (pronto soccorso), il ricovero ospedaliero, la medicina chirurgica (servizi rientranti nel 10% di tassazione sui redditi), la prevenzione.
Controlli medici obbligatori regolari e forme costanti di prevenzione sanitarie in strutture convenzionate aiuteranno a conservare lo stato di buona salute e diminuire i costi.
Superata l’età dei 35 anni, il dipendente rientrerà nelle normative vigenti con ulteriori forme di tutela che lo garantiscono da ipotetici riduzioni di personale.
La proposta che rivolgo alle forze sociali e imprenditoriali,  permetterebbe di ridurre la pressione fiscale sulle imprese garantendo i diritti dei lavoratori e aprire il mercato ai giovani in cerca di occupazione.
La ripresa dell’economia, “drogata” dai costi del lavoro ridotti di Paesi concorrenti, non può che passare attraverso una riduzione degli oneri a carico delle aziende almeno nel periodo iniziale del rapporto di lavoro.
L’alternativa è solo un costante aumento del tasso di disoccupazione giovanile che ha ormai superato in Italia il 40%.
Rimettersi in gioco ma con regole fisse che garantiscano diritti può essere la svolta per ritornare competitivi nel mercato globalizzato.

Gabriella Gallarati