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La Direzione Nazionale del PLI evidenzia la irresponsabilità delle forze politiche che hanno provocato il fallimento della iniziativa del mondo liberal-democratico federalista, volta ad una partecipazione unitaria alle elezioni europee. La ipotesi di due liste separate penalizza chi, come il PLI, ritiene che le elezioni del 25 maggio potrebbero rappresentare un’occasione per contrapporsi all’antieuropeismo dilagante e, nel contempo, al consociativismo conservatore di PPE e PSE, entrambi responsabili di una Europa burocratica, senza autorevolezza e respiro politico.

Tale divisione vanifica il tentativo generoso di introdurre in un dibattito asfittico, il rilancio dei grandi valori, contenuti nel manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli ed incarnati nei trattati di Roma, voluti da Gaetano Martino.

Il PLI sottolinea, ringraziandolo, il valore altamente significativo delle dimissioni irrevocabili del proprio Segretario Stefano de Luca, quale suprema protesta contro atti di egoismo miopi e divisivi, rivolti ad obiettivi diversi rispetto a quelli ideali e politici, che il PLI ritiene prioritari.

Considera insensato il pretestuoso disconoscimento del ruolo del PLI, unico soggetto rappresentativo dei liberali organizzati in Italia, che ha avuto il coraggio di presentarsi alle due ultime competizioni politiche nazionali, sfidando, a costo dell’isolamento, gli schieramenti maggiori.

Invita ALDE e Scelta Civica a riconsiderare l’ipotesi di una lista unitaria dell’area liberal-democratica, sottolineando che, di fronte al perdurare dell’attuale divisione, il PLI intende disimpegnarsi dal partecipare ad esperimenti velleitari e, quindi, destinati al sicuro insuccesso.

Affida, pro-tempore, al Tesoriere Giancarlo Morandi le funzioni statutariamente di competenza della Segreteria Nazionale e dà mandato al Presidente del Consiglio Nazionale di convocare il Consiglio stesso per il giorno 12 aprile 2014 con all’ordine del giorno l’ elezione del Segretario Nazionale e la fissazione della data del XXIX° Congresso.

(Approvato all’unanimità)

1 commento

  1. Per fare politica bisogna stare in mezzo alla gente. Basta con le strategie decise a tavolino. Bisogna inoltre spiegare alle persone la differenza che esiste tra liberalismo politico e liberismo economico. Si può essere liberisti in economia senza essere liberali in politica (vedi l’esempio della Cina). Sono d’accordo, invece, sui “distinguo” nei confronti dei cattolici, molti dei quali si professano liberali ma poi accettano le imposizioni del Vaticano sui temi etici. Chi crede nei dogmi non crede nella libertà di pensiero e viceversa.

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