Il successo di Matteo Renzi alle primarie del PD ha una portata che va ben al di là della semplice scelta interna, sia pure di un grande partito.

La significativa partecipazione popolare ai seggi, rispetto ai risultati che precedentemente si erano registrati tra gli iscritti, ha allargato enormemente la forbice del divario tra il vincitore e gli altri contendenti. Questo dato rappresenta ineludibilmente una forte spinta verso la vocazione maggioritaria di un PD non più chiuso nel recinto dello scontro tra le correnti. Da questo momento il nuovo partito renziano tenterà di ritagliarsi un profilo riformista di ampio respiro, per sottrarsi alla pressione delle componenti conservatrici, legate al vecchio mondo sindacale ed agli interessi dell’apparato di potere delle cooperative rosse. Tale apertura alla società servirà per cercare di superare il tradizionale GAP che ha sempre condannato la sinistra italiana a risultare minoranza nei confronti della controparte moderata. Il nuovo segretario cercherà quindi di adoperarsi per riassorbire quella componente della sinistra che si è schierata con Grillo  e per conquistare parte dei molti elettori del centro-destra, che si sono rifugiati nel non voto o che non intendono seguire la svolta reazionaria di Berlusconi o il neo popolarismo nostalgico di Alfano. Lo scenario aperto dalle primarie impone a Renzi di accelerare il percorso verso nuove elezioni, per non farsi logorare dal prolungato sostegno ad un governicchio, che non è stato fin ora, e non riuscirà ad essere nel futuro, in grado di realizzare le riforme.

Tuttavia non sarà possibile andare alle urne con l’attuale legge elettorale, che, mutilata dall’intervento della Corte Costituzionale, ha assunto un profilo nettamente proporzionale, inidoneo ad assicurare al giovane segretario la libertà di movimento necessaria. Egli dovrà cercare di imporre a Letta, che invece farà di  tutto per frenare, una riforma elettorale in senso maggioritario. Perseguire tale obiettivo comporterà inevitabilmente il tentativo di tentare in qualche modo un’intesa parlamentare con Grillo e Berlusconi, che hanno il medesimo interesse a votare al più presto e con un sistema di tipo maggioritario. Infatti i tre soggetti politici principali hanno il medesimo obiettivo di far di tutto per ridurreil peso delle componenti minori, cominciando dal NCD e da SEL. La maggiore difficoltà per il giovane leader democratico pertanto è rappresentata dalla difficile governabilità dei gruppi parlamentari del PD, che, nella stragrande maggioranza, sono di obbedienza bersaniana e che potrebbero ostacolare la riforma elettorale, facendo sponda con l’area democristiana di Alfano, Casini e Monti.

Il mondo liberale ha avuto l’intuizione di federare i gruppi più rappresentativi attraverso l’iniziativa, provvisoriamente denominata “In cammino per cambiare”, promossa da PLI, Fare, insieme ad altri. Tuttavia deve accelerare il processo di accorpamento di ulteriori movimenti, associazioni e gruppi, evitando la prosecuzione del fenomeno di perniciosa proliferazione, registrato negli ultimi tempi. Se infatti si dovesse pervenire al risultato di una nuova legge elettorale maggioritaria, sarebbe elevato il rischio dell’irrilevanza di liste minori. L’area liberale, dopo troppi anni di assenza, non può correre un’alea simile a causa di una perdurante frammentazione, che rischierebbe di cancellarla definitivamente, mentre finalmente il Paese potrebbe avviarsi verso la strada delle necessarie riforme. Su tale terreno i liberali sarebbero in grado di sfidare il riformismo renziano e verificarne la capacità innovativa, costringendo sia destra che sinistra tradizionali, entrambe di stampo conservatore, a rivelare la loro vera natura di difensori degli interessi delle corporazioni burocratiche e vetero sindacali, abbarbicate alla rendita parassitaria di uno Stato clientelare ed assistenziale.

L’incontro fissato a Roma dalla costituente per sabato 14 dicembre, rappresenterà l’occasione imperdibile per dimostrare che il mondo liberale, superando le divisioni e frammentazioni che lo hanno penalizzato, vuole veramente giocare una partita in grande, con spirito inclusivo e apertura verso una rinnovata speranza di futuro. La sfida della Rivoluzione Liberale, misurandosi con il riformismo del nuovo segretario del PD, potrà essere affascinante e persino vincente, per  la modernità che il progetto liberale ha dimostrato nei Paesi più progrediti del Mondo.

La coincidenza di elezioni europee in primavera, inoltre,  potrebbe rappresentare l’opportunità, attesa da tempo, per restituire ai liberali italiani il ruolo che compete loro nell’ambito dell’ALDE, collegandosi con la componente più avanzata del liberalismo continentale.

Tratto da Rivoluzione Liberale