Un passo avanti verso la complessa, ma necessaria, riunione di tutti i liberali italiani è stato segnato dall’annuncio, con una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, dell’avvio del processo federativo tra il Partito Liberale Italiano e Fare per fermare il declino, insieme ad altri quattro movimenti minori.

Il progetto si caratterizza in dieci punti programmatici precisi, che da sempre costituiscono le priorità dei liberali.  Essi vanno dalla riduzione della insostenibile pressione fiscale, all’abbattimento delle barriere burocratiche, alle liberalizzazioni finalizzate alla riduzione del debito pubblico, alla riduzione della spesa pubblica parassitaria rilanciando il mercato nonché l’alta formazione e la ricerca, ad una radicale riforma del pianeta giustizia, fino ad un rilancio del federalismo europeo, che superi l’attuale prevalenza dell’Europa dei burocrati e dei ragionieri.

Banco di prova saranno le elezioni europee dell’anno prossimo, cui la progettata federazione, che si pone l’obiettivo di riunire tutte le componenti attualmente disperse del liberalismo italiano, parteciperà con una lista collegata all’ALDE.

E’ già operativo un Sito internet, provvisoriamente denominato ” In cammino per cambiare” per raccogliere nuove adesioni, sia individuali che  di gruppo, le quali, sin dai primi giorni, stanno arrivando numerose. Inoltre è stato deciso di tenere, nei prossimi quarantacinque giorni, quindici convegni tematici, di cui tre dedicati alla illustrazione del progetto sul territorio e che si svolgeranno a Roma, Milano e Palermo.

Le maggiori forze politiche rappresentate in Parlamento e responsabili delle mancate riforme, che hanno preferito aumentare la spesa pubblica per finanziare le proprie clientele e conseguentemente portato la pressione fiscale ad un livello record mondiale, aggravando la crisi economica, si stanno avviando ad una decomposizione, che aprirà grandi spazi di consenso, pur nell’assordante silenzio di un sistema mediatico, compreso quello pubblico, totalmente asservito. Gli italiani delusi, dopo aver protestato silenziosamente attraverso il non voto e, più rumorosamente, ma altrettanto inutilmente, attraverso la ribellione grillina, potranno finalmente indirizzarsi verso una nuova proposta riformatrice e modernizzatrice, in grado di restituire la speranza.

Forte di una tradizione di pensiero elaborata in oltre tre secoli e mezzo da parte della migliore cultura storica, filosofica, economica, politica, europea ed americana, il liberalismo possiede gli strumenti per invertire una fase di declino, che sembra inesorabile. Un significativo taglio di trenta punti di PIL della spesa pubblica in un quinquennio ed una corrispondente riforma del  fisco, che, entro il medesimo arco temporale, riduca le aliquote a tre, portando la massima al 33%, superando la attuale fase in cui il prelievo appare come un sopruso espropriativo, automaticamente assicurerà la crescita e farà emergere materia imponibile, avviando seriamente il recupero di quella parte di evasione fiscale, divenuta di necessità.

le liberalizzazioni consentiranno di eliminare la vergognosa situazione di una proliferazione a dismisura di società di capitali ad intera o prevalente  partecipazione pubblica, che sovente falliscono, facendo perdere ai fornitori privati i loro crediti e provocandone, a loro volta, lo stato di dissesto.

La eliminazione delle barriere burocratiche, attraverso un patto di fiducia, che consenta all’imprenditore che ritiene di essere in regola, di avviare l’attività sulla base di un’autocertificazione, salvo controlli successivi, farà rinascere il mondo delle piccole e medie imprese.

Una formazione universitaria di alta qualità, in grado di formare giovani con preparazione di eccellenza, ma, allo stesso tempo, eliminando il valore legale dei titoli di studio, potrà restituire al prodotto dell’intelligenza degli italiani il ruolo che le è sempre stato riconosciuto nel mondo.

Finalmente, affrontando i temi cruciali del costo della politica, degli sprechi inutili, delle elargizioni a varie categorie protette, cominciando dalla stampa di partito o dai giornali prodotti in cooperative, dagli appalti non trasparenti dello Stato e delle aziende pubbliche, cominciando dalla RAI a dalla Sanità, si potranno recuperare risorse per lo sviluppo e puntare su una crescita, fondata su  una visione meritocratica e non assistenzialista, quindi portatrice di nuova moralità.

Entro il mese di gennaio potrebbe essere indetta una grande manifestazione nazionale  per testare il livello di gradimento di una opzione liberale, ancora più necessaria, di fronte alla sicura rinascita di un soggetto neopopolare, il riaccorpamento dei vari gruppi della Destra Nazionale e la inevitabile divisione, a sinistra, tra una formazione riformista con a capo Renzi ed una radicale, che potrebbe nascere dalla  scissione di un consistente gruppo del Partito Democratico, che si ricongiungerebbe con SEL ed alcuni reduci delusi dall’esperienza fallimentare del M5S.

Superato l’equivoco dello scontro tra i due PD con la elle e senza, in nome dell’antiberlusconismo, con l’uscita di scena del Cavaliere,  risulteranno entrambi fortemente ridimensionati. Quindi si potrebbero aprire nuove prospettive per costituire coalizioni omogenee, animate da spirito riformatore per realizzare finalmente la tanto attesa “Rivoluzione Liberale” e sottrarre il Paese alla attuale esorbitante presenza statalista parassitaria, collegata con interessi, spesso oscuri, della politica.

I liberali hanno in grande prevalenza mostrato di apprezzare l’iniziativa. Infatti alcuni, che si erano allontanati, dimostrano una rinnovata voglia d’impegno. Ovviamente, come è tradizione nel nostro mondo, ove vige il principio di una assoluta libertà di pensiero, alcuni manifestano delle perplessità. Infatti come potrebbe non preoccupare ogni ipotesi di diluire la rigorosa tradizione liberale con alleanze più ampie e variegate? Ma dobbiamo talvolta tuttavia ricordarci che siamo ben lontani dal traguardo del 50,01%. Questo impone modestia, realismo, disponibilità a capire le ragioni degli altri, pur tenendo la barra ferma sui principi e sui valori irrinunciabili.

Se qualcuno pensasse che il documento sottoscritto dai promotori dell’iniziativa la settimana scorsa sia stato il frutto di una facile intesa, si sbaglia. Ogni frase, vorrei dire ogni parola, sono frutto di una complessa ed, a volte, tesa trattativa. Qualcosa di quel documento non ci piace, ma posso affermare, per aver vissuto in prima persona la articolata discussione, che le nostre posizioni sono state ascoltate ed hanno trovato accoglimento sulle questioni cruciali, talvolta rasentando la rottura.

Apprezzo l’individualismo, perché il più delle volte è sintomo di intelligenza, ma, quando viene esasperato, diventa sterile isolazionismo. Sono stato io stesso accusato di una simile tendenza perché ho sempre ritenuto di non dover cedere sulle posizioni non negoziabili. L’emarginazione dell’ultimo ventennio dipende dalla orgogliosa difesa si tali confini. Oggi non possiamo essere assenti nel nuovo processo di decomposizione e ricostituzione del panorama politico del Paese, ovviamente a costo di veder annacquato il nostro concentrato di liberalismo, dalla contaminazione con quella parte del nuovo, che inevitabilmente avanza, e che, pure nella parziale diversità, si richiama alla nostra stessa identità fondamentale.

Resteremo vigili custodi di una tradizione culturale alla quale non rinunceremmo per nulla al mondo, ma intendiamo essere della partita, per lasciare alle nuove generazioni, che, dopo la nostra, avranno la responsabilità di rappresentare il liberalismo italiano, non le attuali macerie, ma la speranza di un rifiorire delle nostre idee e della presenza di nostri uomini nelle Istituzioni, che sappiamo coincidere con l’interesse dell’Italia.

Tratto da Rivoluzione Liberale