Pur non avendo la sfera di cristallo, avevamo previsto, prima l’insuccesso e, dopo,la inevitabile implosione di Scelta Civica, convinti che i movimenti politici privi di identità sono destinati a dissolversi per la mancanza del collante politico necessario, costituito dal patrimonio valoriale.

Nel ventennio trascorso sono sorti un’infinità di partiti personalistici o comunque privi di radici culturali, tutti puntualmente falliti; dal movimento di Dini, a quello di D’Antoni, fino agli esempi più clamorosi dei soggetti politici fondati da Di Pietro e da Ingroia. Soltanto il PDL-Forza Italia, smentendo le nostre previsioni, è durato molto a lungo e probabilmente continuerà ad esistere, ma esclusivamente per la potenza economica e mediatica di Berlusconi e per la grande abilità, che, insieme a limiti e difetti, gli va obiettivamente riconosciuta.

Lentamente, ma inesorabilmente, si ritornerà a partiti con radici, sentimenti e fondamenti di carattere identitario. Anche il PD sarà costretto ad uscire dall’equivoco di presentarsi come partito riformista, pur esseno stato fin ora sostanzialmente  governato dal vecchio gruppo dirigente ex comunista. La svolta sarà determinata da Renzi, che, consapevole di poter contare, dopo l’insuccesso di Bersani, su un amplissimo consenso popolare, ha interesse a sconfiggere definitivamente la componente strettamente legata alla CGIL, alle cooperative ed all’Unipol-Fonsai, che lavorerebbe esclusivamente per il suo insuccesso. Dopo le primarie, questa parte, sotto la regia di Massimo D’Alema, che la sta già preparando, sarà costretta ad una inevitabile scissione, recuperando la sinistra radicale, confluita in SEL e, principalmente, quella momentaneamente parcheggiata nel movimento grillino. A questo punto Renzi avrà le mani libere e potrà raggiungere, nel PD così ridimensionato, un’intesa con la corrente cattolica di Letta e Fioroni, per  ricercare poi alleanze più vaste con l’area neodemocristiana di Casini, Comunione e Liberazione ed Alfano, in corso di riunificazione, sotto la regia del PPE. Forza Italia, con l’obiettivo primario di tutelare gli interessi del suo fondatore, si ritaglierà un ruolo di opposizione di destra, collegata con Lega e Fratelli d’Italia.

In tale contesto, un ruolo determinante potrebbe avere la vasta area laica, che va dal PLI a Fare per fermare il declino, ad Italia Futura, assorbendo una miriade di gruppi ed associazioni locali, se, come si sta tentando, sarà in grado di federarsi e successivamente riunirsi in un nuovo soggetto politico di chiara connotazione liberale. Tale nuova aggregazione avrebbe lo spessore culturale per realizzare finalmente la “rivoluzione liberale”, necessaria a  cambiare il Paese. Dopo il ventennio buio della cosiddetta Seconda Repubblica, un progetto a forte caratura riformatrice potrebbe  ridare lo slancio necessario per la modernizzazione dell’Italia e la riconquista del ruolo che le compete, sia sul piano economico, che su quello politico, in Europa e nel Mondo.

Nei prossimi giorni tale processo verrà avviato con una conferenza stampa comune, cui seguiranno convegni ed incontri programmatici ed organizzativi, per poi affrontare il primo appuntamento concreto alle elezioni europee in una lista unica collegata col movimento liberale europeo.

Ci attende una fase di grandi cambiamenti che, oltre a rappresentare finalmente la fine di una interminabile transizione, potrebbe coincidere con il superamento della Crisi e l’inaugurazione di una stagione di ritrovato orgoglio nazionale.

Tratto da Rivoluzione Liberale