Come aveva annunciato nei mesi scorsi, il Ministro francese della Educazione Nazionale VincentPeillon, ha varato la Carta della Laicità. Un testo che in quindici articoli riforma una precedente legge del 1905, che a quel tempo era stata emanata con  la non celata intenzione di produrre un allentamento della presa sulla società francese da parte del cattolicesimo. Nella legislazione odierna risalta la diffusa preoccupazione di frenare la  penetrazione e la conseguente eccessiva influenza dell’Islam.

Bisogna tuttavia riconoscere alla Repubblica transalpina una sensibilità in termini di laicismo a noi sconosciuta. La nuova legge, che verrà introdotta nelle scuole a partire dal 2015, sottolinea che la Francia è una Repubblica indivisibile, laica, democratica e sociale, che garantisce l’uguaglianza di tutti i cittadini e rispetta tutte le fedi religiose. Inoltre sancisce in modo formale l’uguaglianza tra maschi e femmine e riposa su una cultura del rispetto e della comprensione dell’altro.  Viene altresì introdotto il divieto per gli studenti di invocare una convinzione religiosa o politica per contestare a un insegnante il diritto di trattare un tema che faccia parte del programma di istruzione. Infine l’Art.14 precisa che è “proibito portare segni o abiti attraverso i quali gli allievi manifestino in modo ostentato la loro appartenenza religiosa”.

La legge del Ministro Peillon rappresenta certamente una scelta di civiltà e sottolinea la sensibilità della Repubblique verso il tema della laicità dello Stato e la supremazia dei valori fondanti di esso rispetto ad ogni convinzione religiosa, ma, allo stesso tempo, rivela la tipica, eccessiva esaltazione del nazionalismo, che da sempre ha caratterizzato la grandeur della regione d’oltralpe. Tale evidente sottolineatura, sotto determinati profili, potrebbe apparire in contraddizione con lo stesso principio che la legge vuole affermare. Infatti una laicità autentica dovrebbe valere anche di fronte all’intrinseco nazionalismo francese, sempre debordante.

La stessa Rivoluzione del 1789, nata nel nome della libertà, dell’eguaglianza e della fraternità, finì con  il “terrore” del termidoro. Toccò poi a Napoleone recuperare alcuni dei valori di libertà, che avevano ispirato la rivolta popolare, ma fortemente diluiti dal cesarismo nazionalista.

Un vero laicismo di stampo liberale dovrebbe rivendicare i principi fondanti della Costituzione e dello Stato ed introdurne nelle scuole il relativo insegnamento per promuovere la formazione di cittadini consapevoli, ma sottolineare laicamente la libertà di critica, ed anche, secondo il sempre mutevole spirito dei tempi, la possibilità di revisione, sia pure con le limitazioni delle particolari procedure previste per la modifica di ogni Legge fondamentale.

La laicità, elevata dall’articolo conclusivo della legge Peillon al rango di valore in sé, rappresenta una ricchezza, perché costituisce il presupposto del pluralismo culturale, religioso, etnico, filosofico di una nazione moderna.

Anche se, quindi, non appare del tutto infondato il sospetto che un secondo obiettivo nascosto del nuovo insegnamento scolastico, possa essere quello di  costruire una difesa dal rischio di  eccessiva islamizzazione della società francese, il merito culturale di una scelta netta in favore della neutralità dello Stato nei confronti di qualunque fede e della rivendicazione del carattere squisitamente laico della società, non possono che destare ammirazione e, nel medesimo tempo, suscitare un sentimento di mesta rassegnazione nel dover constatare quanto la nostra Italia sia lontana da un simile traguardo di civiltà giuridica e istituzionale.

Tratto da Rivoluzione Liberale

1 commento

  1. Rassegnazione?? Spero che si tratto di un lapsus, o di un attimo di defaillance.
    Non dobbiamo affatto rassegnarci, ma batterci per ripristinare un minimo di laicità anche in Italia, cominciando dalla denuncia del Concordato e dall’abolizione del truffaldino 8 per mille, previa naturalmente abrogazione dell’art. 7 della Costituzione.

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