Cari amici,

quanto è accaduto negli ultimi giorni non può che rappresentare effettivamente l’epilogo inglorioso di una Seconda Repubblica, nata per la brutale interferenza della magistratura militante e caduta per mano della medesima, che si è rivelata come l’unico potere veramente forte oggi esistente.

Pur avendo auspicato a lungo la fine di una fase politica, che ci ha visti all’opposizione, non riusciamo a gioire del probabile superamento del sistema artificiosamente bipolare, che l’aveva caratterizzata. L’orizzonte complessivo appare oscuro ed incerto. Non sembra prevalere il desiderio di rilanciare, ciascuno secondo la propria visione culturale, progetti coerenti ad un sistema di valori in grado di riconquistare l’entusiasmo della smarrita società italiana, né si intravede alcuno sforzo per recuperare l’orgoglio nazionale e valorizzare le migliori energie ed indirizzarle al rilancio, non soltanto economico, ma istituzionale, morale e civile del Paese.

Appare disarmante il disastro delle due principali, eterogenee, coalizioni politiche, costrette a sostenere l’esile filo che mantiene in vita il Governo con l’incubo, sempre presente, di rimanere col cerino in mano. Ripiegate su se stesse, esse sono, invece, concentrate esclusivamente attorno al problema della rispettiva sopravvivenza.

Il PDL, orfano del proprio fondatore ed indiscusso capo, tenta di alzare la voce contro un partito dei giudici, che, a causa della propria debolezza,(come in egual misura di tutta l’odierna politica), non è stato capace di sconfiggere, riportando la funzione giurisdizionale nel proprio ambito naturale e garantendone l’indipendenza. Intanto non riesce ad esprimere un progetto, una linea politica, un gruppo dirigente capace, motivato e di adeguata statura.

L’unica proposta su cui le truppe sbandate sembrano ritrovarsi, è quella di tornare alla denominazione originaria di “Forza Italia”, riportando quindi il controllo politico esclusivamente nelle mani di Berlusconi, ormai, di fatto, espulso dal sistema.

Il PD, pur rimanendo l’unica struttura partitica radicata sul territorio e capace di riunire il popolo della sinistra, non è in grado di mettere in campo proposte politiche su cui costruire una linea vincente, ma si divide in base a logiche esclusivamente correntizie, alla ricerca di compromessi che possano assicurare di mantenere ben saldo nelle mani dell’apparato ex PCI il controllo di un Partito, che non riesce a diventare realmente altracosa, rispetto alla formazione da cui deriva. Renzi, pur riconosciuto come personaggio che potrebbe raccogliere un notevole consenso popolare, viene respinto istintivamente, proprio perché non possiede quel DNA caratteristico. Per tale ragione si fa strada l’ipotesi di un compromesso, che lasciando la struttura partitica nelle mani degli ex comunisti, punti su Enrico Letta, di ortodossa formazione democristiana, come figura da contrapporre al Sindaco di Firenze.

Complessivamente regna un senso generale di smarrimento, sia a destra come a sinistra, che non consente di intravedere la tanto attesa svolta.

Il PLI è stato logorato da un ventennio di isolamento dovuto al rifiuto di cadere in una logica bipolare perversa, in cui contava più ciò a cui si era contro che le ragioni per una adesione all’una o all’altra parte. Ci siamo trovati di fronte a coalizioni costruite per vincere le elezioni e conquistare il potere, piuttosto che per governare e realizzare programmi che discendessero dalle rispettive visioni della società. Il primo e reale problema di una politica troppo debole, è quello di recuperare credibilità sul terreno valoriale e morale, cominciando dall’abolizione del finanziamento pubblico e delle gabelle politiche di partiti, sindacati e soggetti serventi ai loro obiettivi.

Sarebbe un errore correre oggi all’inseguimento di un’alleanza, senza prima aver potuto valutare la qualità riformatrice del relativo progetto. I liberali hanno il compito di rendersi visibili sul territorio e rappresentare un elemento di forte attrazione per i molti orfani delle effimere formazioni della Seconda Repubblica, facendo affidamento sulla condizione privilegiata di essere gli unici ad avere una proposta convincente ed in grado di contrapporsi sul piano culturale, oltre che economico e politico, al ritorno in grande stile, di una sinistra intrisa di pulsioni stataliste, pauperiste, anti occidentali ed euro scettiche.

Nell’ultima riunione della Direzione Nazionale del PLI abbiamo registrato un franco ed, a tratti, vivace confronto tra chi privilegiava la necessità, pure pressante, di alleanze e chi propendeva per una ulteriore fase di autonomia, alla ricerca di intese non basate sull’opportunità, ma su solidi presupposti culturali e ideali. Ha prevalso, ancora una volta quest’ultima tesi, caldeggiata dallo scrivente, sia pure nella consapevolezza che il momento delle scelte si avvicina. Pertanto, prima della sospensione feriale, abbiamo avviato interessanti e produttivi colloqui per allargare i nostri orizzonti, sempre sulla base della convergenza progettuale, piuttosto che facendo prevalere la tentazione di inseguire la sommatoria di gruppi di sbandati o di ambiziosi, senza identità, ma con grandi disponibilità economiche. Questo lavoro ha avuto dei riscontri eccellenti, che daranno certamente i loro frutti a settembre, quando gli eventi inevitabili determineranno una forte accelerazione dell’agenda politica. Se saremo in grado di renderci visibili, forti del pensiero di cui siamo gelosi custodi, potremo finalmente entrare con un ruolo non secondario nel nuovo palcoscenico della politica, che inevitabilmente dovrà determinarsi.

Devo ringraziare coloro i quali, aderendo alla decisione della Direzione, hanno accelerato i versamenti relativi al nuovo tesseramento per uscire da un situazione finanziaria deficitaria, mentre non posso non rilevare che altri, anche presenti a quella riunione e nei cui confronti egualmente pesava e pesa l’obbligo morale di consentire al Partito di superare un momento negativo, non hanno ritenuto di fare altrettanto per garantire le risorse necessarie ad arrivare al Consiglio Nazionale di settembre ed al Congresso, che il Partito si accinge a convocare. Abbiamo superato l’emergenza, ma certo non sono risolti tutti i problemi. Il momento difficile, tuttavia, ha fatto emergere il profilo di coloro che hanno a cuore il futuro della causa liberale e credono nella possibilità concreta, senza farsi umiliare e senza rinunciare a nessuno dei valori inderogabili,di riunire nel PLI, attorno al PLI, o col PLI, la più vasta area liberale presente nella società italiana.

Nell’augurare a tutti buone vacanze, pur consapevole delle difficoltà di una crisi economica che ha colpito anche ceti fino a ieri benestanti, credo di poter affermare che i prossimi novanta giorni saranno cruciali per l’Italia e rappresenteranno, forse, l’ultima occasione per la costruzione, a partire dalla nostra lunga e preziosa testimonianza, di un soggetto unitario dei liberali italiani.

Cordialmente.

 

3 Commenti

  1. Speriamo bene…mi impegnerò nel mio piccolo per contribuire all’aggregazione della vasta area liberale, che sono convinto, è presente in Italia. Gerardo SANTOLI

  2. Domodossola, 28 agosto 2013
    Sulla premessa che vi sia responsabilità della magistratura militante nel crollo della prima repubblica ho qualcosa da osservare: non è che per caso è stata la malapolitica che ha invaso la sfera dell’ illecito penale ed attirato su di sè l’ attenzione della magistratura ?
    Vedi, io ho votato il vecchio PLI di Malagodi fino a metà anni ottanta. Ma quando, dopo lo scandalo Teardo e la corruzione che alimentava il PSI craxiano, venne indetto il referendum per la responsabilità civile dei magistrati ed il partito liberale si allineò sulle posizioni socialiste, io smisi di votare PLI. Non mi sbagliavo: che nel partito fossero emerse persone di discutibile moralità è data prova dagli atti giudiziari.
    Sul finanziamento della politica e sulla legge elettorale dobbiamo ancora chiarirci le idee: riguardiamoci il bellissimo film di Moretti, “il portaborse”, che ci riporta nel clima dei primi anni novanta, con quella legge elettorale che alla Camera creava costosissime competizioni nelle liste aperte con la rivalità tra candidati dello stesso partito.
    Un cordiale saluto.
    Marc o Preioni

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