Il primo decreto varato dal Governo Letta ne rivela tutte le contraddizioni. Il confronto tra il neo segretario del PD Epifani e Berlusconi si è risolto a favore del primo con un secco risultato di due a uno. Infatti, se il leader del PDL ha segnato un punto, ottenendo il rinvio della prima rata dell’IMU, il secondo, oltre ad aver lasciato in bilico il suo antagonista perché l’effettiva abolizione della patrimoniale sulla casa è tutta ancora da discutere, a sua volta, ha ottenuto il finanziamento immediato per la cassa integrazione in deroga e per i precari della pubblica amministrazione.

Deludendo il mondo delle imprese, il Decreto non contiene la sospensione del pagamento dell’IMU per i capannoni e gl’immobili strumentali. Inoltre si dovrà pagare l’imposta per palazzi e castelli di interesse storico ed artistico, che, nella maggior parte, sono di proprietà di antiche famiglie nobiliari, già prive dei mezzi economici necessari per sostenere gli onerosi costi di manutenzione ed assicurare la sorveglianza e la fruibilità al pubblico delle loro dimore.

Il Governo sembra non aver capito che il problema più urgente del Paese riguarda le imprese piccole e medie, che non usufruiscono della Cassa Integrazione, molte delle quali sono già fallite, hanno chiuso l’attività o saranno costrette a farlo tra breve, con una ulteriore perdita di posti di lavoro. Una riduzione del Cuneo fiscale, la garanzia statale per ottenere dalle Banche l’anticipazione non onerosa dei crediti verso le aziende a capitale pubblico, nonché un alleggerimento degli oneri contributivi sulle nuove assunzioni, avrebbe dato al settore una boccata d’ossigeno a costo quasi zero. Ma, ancora una volta, ha prevalso il diktat sindacale, rispetto alla necessità di rilanciare la produttività.

Il Decreto, per altro, non prevede un solo Euro di tagli alla enorme spesa burocratica e parassitaria, salvo la demagogica decisione, quasi insignificante sul piano del risparmio economico, di cancellare la doppia indennità per i Membri del Governo, che siano anche parlamentari. Perché non si è stato deciso di applicare la medesima, condivisibile regola a tutti i dipendenti pubblici, funzionari ed amministratori di Enti o Aziende a capitale pubblico, magistrati e componenti degli uffici di gabinetto ministeriali compresi?

Assordante è stato il silenzio dei ministri del PDL, che hanno obbedito disciplinatamente all’intimazione di evitare dichiarazioni a titolo personale. Il vice presidente del Consiglio e Ministro dell’Interno, con un atteggiamento ammiccante verso il Capo dell’Esecutivo, si è persino dichiarato soddisfatto.

Dopo quasi un mese di incapacità di varare alcun provvedimento, poteva l’insuccesso risultare più totale?

Poiché a pensar male, come ci ha insegnato Andreotti, da poco scomparso, si fa peccato, ma generalmente ci si azzecca, vogliamo azzardare una malignità. Sarebbe plausibile ipotizzare che il furbetto Alfano, di fronte al rischio che il capo-padrone del suo partito possa in breve tempo venire travolto da uno Tsunami giudiziario, stia tessendo la tela per un nuovo soggetto politico cattolico, da mettere in campo insieme proprio ad Enrico Letta, in nome della comune pregressa militanza democristiana, da costituire attraverso una doppia scissione dal PD e dal PDL e l’incontro con Scelta Civica di Monti?

Tale ipotesi sospingerebbe il PD a sinistra verso SEL ed il movimento di Grillo e metterebbe fuori gioco Renzi, non gradito all’area ex PCI del Partito Democratico. La nuova Democrazia Cristiana potrebbe assorbire l’area cattolica del PD e gran parte delle truppe allo sbando di un PDL orfano del suo fondatore. Che si tratti di un scenario plausibile è confermato dalla prudenza verso il Governo, a chiaro intento elettorale, della Lega e dall’opposizione sempre più netta di “Fratelli d’Italia”, che tende ad attrarre l’area della vecchia Alleanza Nazionale allo sbando, dopo la scomparsa del gruppo di Fini, il ridimensionamento di Storace (che potrebbe essere cooptato) e che si propone di sfruttare l’isolamento in cui si verrebbero a trovare nel PDL i superstiti rappresentanti di quel mondo.

Questi segnali di assestamento del quadro politico, dopo un ventennio di “democrazia populista”, ancorata esclusivamente alla personalità dei leaders, dimostrano che forse si sta tornando alla “democrazia identitaria” fondata sui partiti. Si profilano, infatti, una sinistra radicale di orientamento socialista, un nuovo soggetto democristiano, una destra conservatrice. Tutto questo non sarebbe negativo, perché potrebbe consentire alla politica di riconciliarsi con le culture, ancorate ai tradizionali valori di riferimento, anziché alle immagini di singole persone, che nell’ultimo ventennio hanno interpretato, liberamente ed in modo capriccioso, gli interessi dei propri elettori, subordinandoli quasi sempre ai propri.

In questa prospettiva l’area liberale e riformatrice deve urgentemente organizzarsi per ritagliarsi lo spazio che le compete in relazione alla grande tradizione di pensiero cui si ispira.

Purtroppo i tempi sono molto stretti, perché difficilmente il Governo del “largo malinteso” potrà resistere a lungo, soffocando le proprie stesse contraddizioni e la sostanziale non sfiducia non potrà che deflagrare in tempi brevi. Anche la speranza di una più lunga sopravvivenza per la impossibilità di tornare a votare con l’attuale legge, ancorandone la modifica alle riforme costituzionali, è venuta meno, dal momento in cui la Cassazione ha richiesto alla Consulta di pronunciarsi sulla palese incostituzionalità del porcellum, che molto verosimilmente sarà accolta, riportando in vigore la legge precedente, ed, allo stesso tempo, determinando un sostanziale stato di illegittimità dell’attuale Parlamento.

Le elezioni potrebbero arrivare in autunno con tutte le forze politiche impreparate ed, anziché registrare il superamento del fenomeno di protesta grillino, finire col rilanciarlo. La componente liberale deve recuperare un grande ritardo, se vuole rappresentare, come dovrebbe, un punto di riferimento per la borghesia operosa della media e piccola impresa, del mondo delle professioni, dei giovani in cerca di lavoro, che si sono rifugiati in prevalenza nel non voto o in scelte protestatarie, che si sono rivelate sterili, anzi negative.

Tratto da Rivoluzione Liberale

1 commento

  1. Lucida analisi della situazione, e lo è ancor di più alla luce dei risultati delle amministrative di ieri. Certo che pensare a come riaggregare l area Liberale, di cui ci sarebbe davvero bisogno x uscire a dalla crisi, partendo dai risultati elettorali di Roma del pli, un modestissimo 0.1% lo vedo davvero difficile.
    Ma le sfide più son difficili più sono entusiasmanti e posson diventare gratificanti.

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