“Con Giulio Andreotti è scomparso l’ultimo dei numerosi e grandi statisti dell’Italia del novecento”. É quanto dichiara con emozione Stefano de Luca, Segretario Nazionale del Partito Liberale Italiano. “La prima, istintiva, sensazione è quella di sentirci più soli nel deserto dell’attuale asfittico panorama politico”.

“Intendiamo onorare in lui la figura di un avversario politico tanto risoluto, quanto duttile e pronto al necessario compromesso in nome del realismo, che rappresenta la vera virtù di ogni vero uomo di Governo. Cittadino romano innanzi tutto, quindi prima ancora che italiano, egli – spiega de Luca – si è sempre sentito legatissimo alla sua appartenenza al mondo della Chiesa di Roma ed ossequioso alla Curia ed al Papa. Per questo sotto tale profilo, diversissimo da chi, come noi, ha coltivato la laicità come uno dei valori primari.

Consideriamo un privilegio di averlo conosciuto – continua il Segretario del PLI – e di aver lavorato insieme, per la grande capacità di cogliere il cuore dei problemi e di trovare la sintesi, anche nelle situazioni più difficili.

Abbiamo potuto ammirare il suo rispetto verso il Parlamento e le Istituzioni dello Stato, non ultima la Magistratura. Da sempre siamo stati colpiti dalla compostezza, dalla dignità e persino dalla sottile ironia con cui ha saputo affrontare una vera e propria persecuzione giudiziaria, che ha danneggiato molto più l’Italia che la sua persona, uscita, alla fine, indenne dalle infamanti e terribili accuse.

Il vuoto lasciato dalla sua simbolica figura – conclude de Luca – consentirà forse alla Storia di esprimere un giudizio, non influenzato dalla furia della polemica.”