La Direzione Nazionale del PLI, riunita a Roma il 6 marzo 2013, ha ringraziato tutti i candidati e coloro che si sono impegnati nelle recenti elezioni politiche per l’apporto generosamente profuso, anche se non ripagato dal risultato sperato, a causa della mancata presenza delle liste liberali in gran parte delle Circoscrizioni e della quasi insormontabile difficoltà di contrastare la propaganda delle coalizioni più consistenti per il cosiddetto “voto utile” in loro favore.

L’impegno del PLI proseguirà, cominciando dalla partecipazione alle prossime elezioni amministrative a Roma e negli altri Comuni, nonché sul territorio, attraverso alcune campagne in favore dei Diritti Civili, della riduzione della soffocante pressione fiscale, della lotta al “nemico burocratico”, della vendita del patrimonio mobiliare ed immobiliare dello Stato e degli Enti territoriali per ridurre il debito pubblico e rilanciare l’economia.

 

3 Commenti

  1. Agli amici di Roma.
    Il mio personale appoggio alla lista non mancherà. I miei personali amici saranno allertati e non faranno mancare certamente il proprio appoggio. In bocca al lupo. Angelo Caniglia

  2. Cari amici,

    anni addietro quando il PLI aveva numeri ed anche qualche altro amico ed a capo della segreteria vi era un certo Valerio Zanone, si pensò di mettere in discussione ogni mese un argomento, l’assunto finale diventava idea-progetto liberale.

    Se iniziassimo a considerare per un attimo le condizioni in cui versa il Paese, forse ci domanderemmo se non sia il caso e/o giunto il momento di iniziare a scambiarci dal ns punto di vista opinioni su argomenti specifici, mettendo da parte argomenti che non hanno nulla o poco di condivisibile in rapporto alla ns esistenza ed al futuro della nuova generazione, i ns figli e i figli dei figli?

    Ritengo che uno degli argomenti PILASTRO e di aiuto allo sviluppo sia la GIUSTIZIA.
    Da decenni si parla di separazione delle carriere dei giudici. Di una giustizia giusta. Di processo breve. Di un fisco meno aggressivo. Di una sanità che non sana e meno vorace. Di baronie e caste. Di appalti truccati. Di assicurazioni molto costose. Del costo sempre in costante aumento della benzina, del gasolio e del gas. Della burocrazia farraginosa. Dei costi della politica. Della diminuzione del 50% del numero dei parlamentari. Della eliminazione di una Camera. Della eliminazione delle province e degli Enti inutili. Della diminuzione drastica del 70% delle auto blu. Dell’enorme debito pubblico. Della evasione fiscale. Della lotta “seria” alla malavita. Dei giovani e loro bisogni. Del welfare. Della famiglia che non ce la fa ad arrivare a metà mese. Dei precari. Delle privatizzazioni. Della ricerca. Del lavoro. Di detassazione. Di etica e moralità. Oggi si parla (persino Monti) di eliminare l’IMU e l’Irap (tasse incostituzionali), di non aumentare l’IVA, di eliminare il contributo elettorale ai Partiti e formazioni politiche, ecc..
    So di essermi dimenticato tanto altro, ma il resto lo lascio a tutti Voi che mi onorate della vostra amicizia e che mi leggete.

    Siccome sono abituato ad essere conseguente, mi permetto di aprire le danze ed introdurre quale primo argomento, la giustizia, il rapporto tra giustizia e cittadini, tra giustizia e libertà.
    Sono convinto che tale argomento presuma una conoscenza giuridica profonda e che per entrare nel merito si ha bisogno di elementi oggettivi, anche se ciò non ci esime di esprimere il nostro pensiero con la ns cultura e con ns parole semplici, per capirci ed essere capiti.
    I partiti, i politici/anti, le associazioni di categoria, i giornali ed i giornalisti hanno da tempo espresso la propria opinione. In parlamento sono stati presentati disegni di legge, rimasti nel cassetto. Ogni volta che si è tentato di mettere mano alla costituzione per modernizzare il settore giustizia, la casta, anche se bisogna riconoscerne l’indipendenza, ha sollevato steccati ed in ciò è stata aiutata dalla sinistra e dagli ex magistrati (caso strano tutti entrati in partiti di ispirazione COMUNISTA.
    La giustizia viene manovrata a tempo ed a proprio/altrui uso e consumo. Le innumerevoli, farraginose ed inutili leggi inserite nei nostri codici non fanno altro che aiutare il delinquente ed i furbi a cavarsela. La gente per bene continua a soffrire e non può avvalersi di una giustizia giusta. E’ inaccettabile come in un Paese moderno e democratico una causa, penale o civile che sia, possa durare tanto da far ammuffire i faldoni di carta.
    Le cause civili durano mediamente dieci anni.

    Allora, ci proviamo noi comuni mortali a suggerire qualche via di salvezza?
    Chiediamoci, come vorremmo che fosse la giustizia giusta e veloce, quella che dovrebbe essere uguali per tutti? Quella di cui i giudici dovrebbero andarne orgogliosi ed esserne i paladini?
    Basterebbe riconoscere con speditezza le ragioni a quelli che ce l’hanno e non permettere solo ai ricchi, quelli che possono avvalersi della difesa di principi del foro, di cavarsela comunque e sempre ! Un delinquente incallito che ha soldi anzicchè marcire in galera se ne va in giro libero, continuare a delinquere, in barba alla giustizia, quella vera e giusta, ed alle persone oneste e per bene.

    In questa Italia, chi vanta un credito certo, documentato e palese, non ha diritto di riscuotere immediatamente il proprio credito e non attendere, quando ti va bene, oltre 6 anni. Nel caso specifico il giudice invece di procedere speditamente ed aiutare il creditore ad incassare il dovuto, se ne infischia, accetta l’opposizione, fondata su scemenze ed invenzioni, ed aggiunge alle tantissime cause arretrate, l’ennesima.
    Vorrei ricordare a me stesso che fu istituita la figura del giudice di pace, per aiutare i giudici ordinari a smaltire le liti e tentare di mettere pace fra i litiganti. E’ andato a finire che oggi le cause attribuite ai giudici di pace si risolvono anch’esse nei famosi anni di cui innanzi se non peggio. Per questo e per tantissimo altro urge mettere mano e ristrutturare la giustizia.

    Da decenni si parla della separazione della carriera dei giudici, senza aver mai raggiunto alcun risultato.
    Credo che potremmo discutere e suggerire per esempio che il proprio lavoro un giudice deve svolgerlo solo e soltanto nel Palazzo di Giustizia!
    Se si ritiene giunto il momento da non attribuirgli altri incarichi al di fuori del Palazzo di Giustizia!
    Se per lui la carriera dovrà essere solo meritocratica!
    Se equiparare il suo stipendio ad altro dirigente dello Stato è, più o meno, giusto.
    Se riconoscergli un maggior guadagno commisurato alla quantità e qualità del lavoro svolto.
    Se si dovrà fargli pagare, di tasca propria, errori a lui imputabili!
    Se si dovrà trasferirlo in altra sede al ripetersi di errori!
    Se gli si deve vietare di entrare in politica, oppure, se vi entra non poter ritornare a fare il magistrato.
    Se per assenteismo ingiustificato e per lassismo al lavoro sarà giudicato da un comitato terzo.
    Se dopo tre menzioni gravi verrà allontanato definitivamente dal proprio incarico di giudice!
    Cari amici, che ne dite, incominciamo a riflettere su queste idee? Se ognuno suggerirà qualcosa vedrete che alla fine, metteremo insieme una proposta da far sottoporre al parlamento!
    Grazie a tutti.
    Angelo Caniglia

  3. La mancata presenza di liste liberali in Lombardia è dovuta alla disgregazione del partito in questa regione, verificatasi progressivamente dopo l’ultimo Congresso regionale (10/10/2009). Essa è stata causata non solo dall’incontenibile litigiosità e dalla forza centrifuga di numerosi gruppuscoli, ma anche da una serie di errate decisioni della direzione nazionale, solo in parte condivise dagli organi direttivi regionali. Ciò ha comportato il progressivo allontanamento degli iscritti e una crescente difficoltà a reclutarne di nuovi, fatti che si sono ripetuti ancora più gravi dopo il forte afflusso di iscrizioni che ha preceduto l’ultimo congresso nazionale (23-25/03/2012). Ma una concausa non meno importante è stata la mancanza di un programma forte e originale, in grado di suscitare interesse e attenzione e di caratterizzare il partito, basato sugli ordini del giorno approvati dal congresso nazionale, poi richiamati e confermati dall’ultimo consiglio nazionale (vedi http://www.rinascimentoliberale.it).
    Se la Direzione saprà, con un atto di coraggiosa umiltà, ristabilire rapporti di reciproco rispetto e fiducia con i dispersi lombardi e se il partito adotterà un programma come su accennato, proponendosi come campione della LAICITA’ e della RAZIONALITA’ e come paladino della LIBERTA’ contro le minacce rappresentate oggi dalla Chiesa, dall’Unione Europea e dalla magistratura, il RINASCIMENTO LIBERALE potrà partire in Lombardia e dalla Lombardia.

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