“L’apertura di Bersani ai grillini rappresenta una sorta di cupio dissolvi, di cui si è impadronito il Partito Democratico” dichiara Stefano de Luca, Segretario Nazionale del Partito Liberale Italiano.

“ Dopo i tanti errori commessi durante una campagna elettorale cominciata da vincenti e che via via ha trasmesso una sensazione di incertezza crescente, attraverso messaggi privi di entusiasmo – prosegue de Luca – l’apertura fatta ai grillini dimostra la modesta statura del leader e la confusione regnante nel PD.

Chi ha una cultura di rispetto istituzionale non può in nessun modo cercare un rapporto di collaborazione con chi ha come unico obbiettivo quello di sovvertire le istituzioni repubblicane. Il debole messaggio lanciato ieri da Bersani rappresenta la sintesi più evidente dell’effetto deleterio di un ventennio di antipolitica strisciante, che si consegna a quella dichiarata e militante.

Di tutto questo – conclude il Segretario del PLI – i Liberali sono allarmati e non possono che auspicare la fine rapida di una legislatura che comincia così male”.

2 Commenti

  1. Questa volta appoggio Bersani, egli giustamente cerca di mettere Grillo con le spalle al muro, proponendo dei punti programmatici irrinunciabili; altro che cedere a Grillo!
    Cede a Grillo, invece chi auspica nuove elezioni, una vera stupidaggine.
    Penso che il PLI, invece dovrebbe appoggiare convintamente il tentativo di Bersani.
    Saluti.

  2. Carissimo Segretario,
    le scrivo per cercare di suscitare un dibattito a più voci.
    Condivido appieno l’analisi degli errori di Bersani. Tuttavia non condivido la sua analisi in merito alle critiche all’apertura a Grillo, in un certo senso, non diverse da quelle che mi è capitato di vedere in questi giorni convulsi su Libero e il Giornale.
    In primis, preciso, di non aver mai pensato che Grillo e il suo Movimento non sono oggi “antipolitici”, come non era antipolitica la prima Lega Nord, parlo di quella sana, quando “Roma ladrona” non era solo uno slogan. Ritengo molto peggiore moralmente e proprio in termini di contenuti antipolitici, la geniale campagna elettorale di Berlusconi.
    La politica nel suo significato più nobile e alto, dal greco “polis”, significa “governo della cosa pubblica”. A meno che non la si confonda con i modelli aristocratici, oggi Grillo è stato decretato dagli elettori sovrani, soggetto politico a tutti gli effetti. E in democrazia il popolo votante ha sempre ragione.
    Come non ho mai nascosto guardo con ammirazione al modello Grillo, su alcuni contenuti tipicamente propri della cultura liberale che incarnano il suo movimento: primato del cittadino, ruolo degli eletti inteso come servizio e non come potere, de-burocratizzazione, abolizione dei costi della politica, che sono complessivamente il maggior cancro italiano. Sicuramente, ci sono anche proposte non condivisibili, ma questo è il gioco delle idee.
    Comunque tornando al merito e ai dilemmi bersaniani, le provo a tracciare due scenari:
    – governo di minoranza del PD con supporto di Grillo (che coinvolgerebbe i grillini nel governo e che porterebbe il PD ad ingoiare alcuni bocconi amari: abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, ripristino del falso in bilancio, smagrimento deggli stipendi dell’alta dirigenza statale, riduzione della spesa, etc. e potrebbe portare ad uno scenario interessante)
    – governo di ammucchiata PD-PDL ovvero del partito degli affari che ha governato l’Italia all’ombra di Montepaschi e dei grandi affari degli ultimi anni.
    il secondo caso, sarebbe un grosso rischio, visto che potrebbe portare ad una situazione in cui Grillo diventi veramente maggioranza nel Paese.
    Ma vedremo che cosa succederà. Sperando che si voglia, in primis, tornare ad un sistema elettorale che torni a legare eletto e territorio.
    Nel primo caso ci potrebbero essere spazi politici incredibili per un Partito liberale che volesse organizzarsi, cessando di avere vocazione minoritaria e marginale, ma proprio partendo dall’esempio organizzativo del modello Grillo e nel metodo di affrontare la politica, possa diventare attrattivo per i tanti elettori in fuga da PDL e Fare, costituendosi veramente come forza che promuova una rivoluzione liberale. Dovremo dotarci di una leadership con la stessa capacità di comunicazione, di ascolto della gente reale e delle sue opinioni, e della stessa capacità di comunicare, e soprattutto di un nuovo modello organizzativo di tipo movimentista aperto a tutte le forze liberali e non chiuso, come quello dimostrato dal PLI, diventando a differenza del Grillismo un partito/movimento inclusivo e in cui tutte le decisioni siano veramente collegiali e soprattutto in cui possano convivere tutte le anime liberali.
    La prima necessità nazionale è quella di fare riforme liberali. L aprima necessità del PLI è quello di guadagnarsi lo spazio sui media, augurandomi pertanto una segreteria del partito che sappia fare questo e soprattutto che sappia avere una mentalità ed una cultura maggioritaria e non minoritaria.
    Distinti

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