Fra poche ore chiuderanno i seggi elettorali per le elezioni politiche del 2013 e si concluderà un viaggio iniziato sul finire di novembre quando fu certo che il paese sarebbe andato ad elezioni anticipate che, per la prima volta nella storia della Repubblica, si sarebbero svolte in pieno inverno. Fra qualche ora sarà il momento delle analisi, dei voti, dei vincitori, dei vinti, di coloro che non perderanno occasione di dire “io l’avevo detto e previsto”. I numeri perderanno il loro status di entità oggettive e diventeranno componenti alchemiche da comporre, scomporre e poi ricomporre nella sublimazione delle tesi e delle antitesi che difficilmente troveranno un’hegeliana sintesi. Certamente, come sempre, tutti avranno avuto in qualche modo ragione e qualcuno, non troppo identificabile, sarà stato il grande colpevole di molti torti ed anche chi non è andato a votare sarà lì incollato ad ogni sospiro, ad ogni numero, ad ogni percentuale ad ogni alito di quell’ordalìa di parole e costruzioni con ci cui prestiamo ed entrare in fanatica osmosi.

Ed in questo momento, prima di tutto questo, voglio ricordare questo viaggio iniziato fra mille dubbi, incertezze e paure. Correre da soli, contro tutto e tutti, con uno sbarramento impossibile, senza il becco di un quattrino, dovendo raccogliere le firme sotto Natale, avere a che fare con ministeri, autenticatori, tribunali, notai, comuni. Insomma si! Paura, paura da morire. Paura anche di non sentirsi all’altezza di una sfida così grande solo per dire che i Liberali in Italia ci sono ed hanno tanto da dire agli Italiani.

Paura umana di sapere di stare andando al fronte a farsi maciullare dallo scherno, dall’insipienza, dalla presunzione e dall’ostracismo.

Paura di metterci la faccia per una battaglia che fu difficile nel paese anche per giganti come Gaetano Martino, Aldo Bozzi e Giovanni Malagodi.

Paura di non avere altri compagni di viaggio con cui condividere un po’ del peso del nostro pellegrinaggio verso la costruzione della grande cattedrale liberale di cui questo paese ha bisogno.

Ma poi si è trovata la forza. Guardarsi negli occhi, guardare la storia e pensare al proprio impegno per il futuro, ricordarsi del perché e per che cosa si era lì. Ed alla paura è subentrata la libertà. La libertà dall’ansia da prestazione, la libertà di sentirsi sereni, la libertà di avere la gioia di dire a tutti come la pensi senza dare alcuna importanza a bilance, bilancini, tattiche e contromosse.

Sono state settimane di impegno, di lavoro durissimo per una passione sommato a quello altrettanto duro per guadagnarsi da vivere, di delusioni, di entusiasmi, di attese trepidanti, di tanta strada messa sotto le suole e sotto i copertoni dell’auto.

Eppure oggi, oggi che tutto questo è finito, non sento più la stanchezza di ieri, ma la fierezza per il domani. In queste settimane ho conosciuto nuove persone, nuove amiche ed amici che come me, hanno superato la paura e gettato il cuore oltre l’ostacolo. Persone meravigliose, persone che non finirò mai di ringraziare per avermi dato l’esempio che non sempre una poltrona vale la dignità di una vita. Ed ho conosciuto ancor meglio altre persone che già come me coltivavano questa sana follia liberale in un paese diviso tra illiberali e pseudoliberali. Amiche ed amici che non hanno lesinato nulla ed hanno perso molto sapendo di non guadagnare nulla.

Siete stati tutti meravigliosi compagni di viaggio, i migliori che potessi sperare di avere. Vi ringrazio e so che vi troverò li, al prossimo capolinea di partenza della prossima avventura; chiassosi, casinari, tremendamente ed eternamente voi stessi: Liberali coraggiosi.

E’ stato un onore, lo rifarei mille volte. E comunque vada abbiamo già vinto perché siamo, siamo stati e saremo donne ed uomini liberi.

Enzo Lombardo – Resp. Nazionale Organizzazione – Liberali per l’Italia PLI