Liberali per l'Italia - PLIQuesto periodo di campagna elettorale è stato dominato da un fatto epocale, le dimissioni di Papa Benedetto XVI, che indubbiamente ha scosso le coscienze di molti e distolto una buona parte di attenzione dai dibattiti elettorali e comunque sarà la notizia principale che ricorderà il febbraio del 2013.

E’ una notizia che ha invaso la scena elettorale che di per sé era già gremita di scandali – pensiamo al MPS e a Finmeccanica – e di grandi sparate da parte di Silvio Berlusconi, come la restituzione dell’IMU pagata nel 2012, oltre a battute di dubbio gusto (il lupo perde il pelo ma non il vizio?), di retromarce di Monti che prima ci ha imposto una pressione fiscale tale da inibire ogni forma di crescita e competitività al nostro Paese e poi via via si è mostrato più morbido ed infine le balle di un Giannino che per vanità o debolezza ha falsificato il suo curriculum e si è dimesso da una carica interna al suo movimento, ma non certo da candidato premier.

Un quadro francamente desolante, dove le tre coalizioni hanno dato bella mostra del loro lato peggiore ed il partito (liberista e non liberale) del fare che – grazie alle trovate del suo leader, come incatenarsi davanti alle telecamere del salotto buono della tv – ha dato prova della sua inconsistenza, avendo scelto  un candidato Premier che non credeva in sé stesso e nelle sue capacità al punto da inventarsi dei titoli che non possedeva.

E poi c’eravamo noi, i partiti indipendenti, ognuno con le sue idee ed i propri programmi, trattati come ospiti di serie B in alcuni dibattiti televisivi conquistati solo grazie alla cosiddetta par condicio. All’inizio eravamo francamente scoraggiati perché chi ci intervistava – coloro che avevano già decretato mediaticamente il vincitore e chi fosse degno di fare opposizione al Governo entrante – ci guardava, forte dei più o meno veritieri sondaggi, come dei poveretti velleitari e non come donne e uomini forti delle proprie idee che non si piegano ad una legge elettorale che costringe ad un bipolarismo, funzionale solo alle elezioni e non condiviso, certi che le proprie idee siano negoziabili solo fino ad un certo punto e che la dignità delle proprie convinzioni e dei propri programmi andasse difesa.

Berlusconi invitava al voto utile (per sé) e noi spiegavamo che il voto utile è quello che un cittadino deve dare a chi crede lo rappresenti, al partito di cui condivide la matrice ideale ed il programma di governo.

Berlusconi prometteva la restituzione dell’Imu, Monti il suo ridimensionamento, Bersani li sbeffeggiava e noi spiegavamo che nel primo caso era demagogia, nel secondo una promessa per attirare consensi, nel terzo supponenza da presunto vincitore; e che noi quell’IMU l’avremmo semplicemente abolita per la prima casa.

Il PD veniva travolto dallo scandalo del MPS e subito dopo la Lega tirata in ballo per Finmeccanica, e noi facevamo notare che tutto l’insieme delle persone che ci aveva governato finora era colluso, perché è il sistema stesso a creare le condizioni per essere colluso.

Ci infilavano tra una cronaca e l’altra del prossimo Conclave, e noi dicevamo che, per carità, era sì importante, ma il Paese era chiamato al voto e doveva conservare la sua laicità.

Noi, i minori,quasi sempre gli stessi, confinati nei salottini secondari delle TV, intanto ci confrontavamo nelle rispettive idee, commentavano i fatti, trovavamo sintesi comuni e provavamo a mediare divergenze. Creavamo un Parlamento parallelo fatto di idee e programmi che, a volte, hanno incuriosito i nostri stessi intervistatori.

Poi è calato il silenzio sui sondaggi, le coalizioni maggiori hanno iniziato a rendersi conto che i nostri “zero virgola qualcosa” o, in alcuni casi, l’uno-due per cento potevano fare la differenza.  Anche la stampa se ne è accorta. Sono iniziate le chiamate da televisioni e radio pubbliche e private – non nei salotti buoni di Rai, però – ma abbiamo iniziato una modesta compagna elettorale alternativa, che si è rivelata un utile laboratorio di idee, mentre i “grandi” continuavano i loro botta e risposta ingiuriosi, scandalistici e menzogneri; e noi abbiamo conseguito il traguardo di aver riconosciuta una certa dignità.

A due giorni dal voto, in occasione delle ultime tribune politiche, ci siamo salutati, riconoscendoci come vecchi compagni di una  lotta: il diritto alla democrazia ed alla par condicio autentica per tutti, un’altra politica, rispetto a quella urlata da chi pensa soltanto alla conquista del potere. Ci siamo ripromessi di non disperderci, convinti che solo una nuova classe politica (non determinata dall’età ma dall’etica) è necessaria a questo Paese e che le idee, seppur divergenti, fra persone oneste e per bene possano trovare una sintesi nell’interesse del Paese.

Fermamente convinti che gli showman distruttivi, i demagoghi, i giudici in versione politica, i tecnici legati con la casta burocratica, non siano la soluzione per questo Paese, che i cittadini normali, come noi, abbiano bisogno di risposte, di rilancio economico, di promesse mantenute, di stabilità, di verità e di speranza di crescita, persino di un’utopia in cui credere, per aver restituito il diritto di sognare.

Questa campagna elettorale potrebbe concludersi in un modo positivo: dobbiamo convincere le persone a votare, innanzitutto, e che votino utilmente, capendo che le grandi coalizioni si scioglieranno il 27 febbraio, dopo aver ricevuto il rimborso elettorale ed il “passaggio” al seggio col 2% a chi è apparentato; che è utile votare per chi si crede e non per fare numero; che la protesta fine a sé stessa è inutile se non è accompagnata da una soluzione.

Ma è indispensabile anche convincere i Cittadini che l’unico partito di centro che si possa immaginare, l’unico che mette lo Stato al servizio dell’uomo e non viceversa, che difenderà sempre i diritti inalienabili dell’individuo, che ha reali soluzioni per l’economia e la giustizia, che ha principi e valori storici sempre attuali, che difenderà sempre la Libertà, anche di scelta, è il Partito Liberale Italiano. In un periodo in cui molti, a destra e sinistra ed in nuove formazioni liberiste, si proclamano liberali, votare l’originale e non le copie è un vero voto utile.

3 Commenti

  1. Avrei voluto votare il PLI come ho sempre fatto nella mia vita finora, ma nella circoscrizione elettorale di Latina il partito non è presente. Ho guardato e riguardato le schede elettorali, ma il simbolo “PLI – Liberali per l’Italia” proprio non c’era. Perché? Sono stato costretto ad annullare le schede, piuttosto che votare per altri. Se vogliamo aumentare i voti per il PLI, occorre presentarsi in tutte le circoscrizioni d’Italia. Saluti liberali a tutti.
    Marco Falco

  2. Vi ho conosciuto come realtà politica una sera che siete stati in televisione e le vostre idee ed il vostro programma politico mi ha colpito subito e mi ha affascinato. Ho approfondito la vostra visione politica e mi ci rispecchio in grandissima parte, direi in tutto e per tutto, ho però il dubbio che votare per il PLI ad oggi possa solamente aiutare altre coalizioni a vincere e quindi ancora non ho deciso il mio voto, perché non avete provato ad allearvi con altre realtà politiche affini in modo da poter dare anche maggiore concretezza al progetto politico liberale? Un caro saluto, Duilio

  3. La campagna elettorale “invernale”, con il nemico “porcellum”, ci ha relegato in un cantuccio della considerazione,ai confini del
    marasma delle innumerevoli liste senza matrici ideologiche e storiche, intervenute per produrre tentativi di disturbo e confusione, a beneficio dei partiti egemoni, dei movimenti populisti e giustizialisti,dei neogruppi vaticandemocristiani (fiat voluntas).
    La politica che fa schifo non può offuscare con interventi velleitari, con proteste demagogiche e/o populiste,la politica virtuosa che è alla ricerca obiettiva di programmi e progetti fattibili in nome e per conto dei cittadini, per l’attuazione del bene collettivo e del vivere al meglio di un Paese democratico. Un Paese, il nostro, dove la democrazia è decisa ed organizzata dall’alto per cui chi è amico,o amico degli amici, partecipa attivamente e pesantemente alle scene del teatrino del gioco delle parti, come appare in tv o sui giornali, dove conduttori di talk show ed opinionisti “illuminati” hanno il compito di determinare la confusione, talora con verità confutabili talaltra con melodiose chimere, nel popolo impressionabile,in modo da portare acqua al mulino della classe imperante, senza possibilità di un effettivo cambiamento.
    Ho voluto con una lettera-manifesto insieme al materiale relativo al programma de “I Liberali per l’Italia-P.L.I.”, far notare agli amici,che,
    in parte non se ne erano accorti, in giro ci sono ancora i Liberali,pochi ma buoni, per portare idee e valori, trasmessi dai padri, inseriti
    nell’attualità e rilanciati al futuro, il futuro dei giovani. Sopratutto ho dovuto ribadire che i Liberali non sono responsabili e nemmeno
    complici delle autentiche porcherie commesse in questi ultimi ventanni dai Rossi,dai Neri e dai Grigiastri , che hanno portato l’Italia
    alla miseria, i Liberali ghettizzati che non si sono assoggettati ai padroni del vapore e che hanno denunciato l’incompetenza,la insuf-
    ficienza, la genuflessione ai poteri finanziari internazionali, non coinvolti nelle ruberie dei percettori del finanziamento pubblico, ma decisi ad essere presenti, pur posti nel limbo del silenzio, i Liberali hanno dimostrato: siamo quì e non ci lasciamo travolgere dalla tracotanza delle ricche segreterie dei cosidetti,falsi, rappresentanti del popolo, dalle pressioni della finanza e dei banchieri, da taluni
    interventi e contributi dubbiosi ed occulti.
    Ho invitato a considerare che nelle liste dei liberali ci sono soggetti della società civile, davvero degli eroi che mettono la loro faccia,
    una trasparenza nell’approccio senza presunzione e senza chiasso, come dei novelli carbonari ma aperti al dialogo ed al confronto
    per rinnovare la speranza di poter essere partecipi di un riscatto con idee e valori che purtroppo sono stati impoveriti nel corso
    degli anni da un potere “democratico” centralizzato.
    Spes penultima dea.
    Mi unisco al Tuo grazie ed a quello Enzo Lombardo che anche Lui ha sentito forte il desiderio di sottolineare una fratellanza liberale.

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