Siamo arrivati al momento più caldo della campagna elettorale. Come sempre avviene quando la sinistra ha inizialmente il favore del pronostico, poi, rivela una straordinaria capacità di farsi male. Il PD paga infatti sull’estrema la mancata alleanza con il nuovo partito dei PM, che erode consenso principalmente a SEL, mentre non sfonda al Centro per la concorrenza del nuovo soggetto politico cattolico del Premier Monti. Inoltre, lo scandalo del Monte dei Paschi, che covava da mesi, abilmente fatto esplodere nel periodo elettorale, penalizza il Partito Democratico, a favore del Movimento di Grillo, che si attesta nei sondaggi sempre più saldamente sulla terza posizione. Berlusconi, dimostrandosi di gran lunga il più bravo di tutti, cresce ogni giorno, perché riesce a gestire molto meglio di tutti gli altri la politica spettacolo, che egli stesso ha inventato ed imposto.

Da quando i soggetti politici al centro del confronto elettorale, non rappresentano più visioni del futuro diverse culturalmente e contrapposte negli obiettivi, ma semplicemente aggregazioni concorrenti, pressoché indifferenziate, che hanno  esclusivamente l’intento di conquistare la maggior parte del consenso possibile, è inevitabile che abbia la meglio il più esperto nel manovrare il maketing.

La stessa suspence dell’effetto sorpresa di una proposta imprevedibile e scioccante rappresenta il contrario della buona politica, che non dovrebbe essere affidata a colpi di teatro, ma ad azioni precise, connesse alla impostazione ideale di ciascuna forza. Il Cavaliere è stato capace, ancora una volta, di spiazzare i contendenti, portandoli sul proprio terreno: quello della riffa, delle promesse, della sorpresa, per rincorrere ogni giorno chi la spara più grossa. Monti quindi ha dovuto abbandonare il profilo rigoroso ed anche un po’ ingessato, col quale si era prima presentato agli italiani e si vede costretto a smentirsi, facendo promesse in contraddizione con l’azione di Governo di un intero anno. Inoltre, preoccupato di non poter acquisire consensi nel campo degli elettori moderati parcheggiati nell’area del non voto, ha trovato più facile aprire fronti di polemica con un  PD, ferito gravemente perla vicenda MPS e presentandosi, con i suoi Monti Bond, come il salvatore dell’Istituto. Ovviamente, tale scelta ha offerto altri argomenti a chi facilmente può polemizzare, ricordando che la somma destinata alla Banca senese è esattamente della stessa entità dell’IMU sulla prima casa, che ha fatto esplodere la pressione fiscale aggravando in modo decisivo la recessione.

La proposta di rimborsarla, in una logica di politica basata sulla propaganda e sulle emozioni momentanee, ha un sua efficacia, principalmente se collegata ad una complessiva promessa di alleggerimento del carico tributario, ormai obiettivamente insopportabile. L’argomento della sinistra di puntare a colpire i grandi patrimoni, appare chiaramente poco solido, al pari della sempre invocata lotta all’evasione, che, come è avvenuto di recente, ne produce una nuova, di necessità. Pertanto finisce col non convincere più nessuno, per apparire soltanto un vecchio slogan superato, che ricorda la ottocentesca lotta di classe marxista.

A questo punto del carnevale elettorale, non soltanto è chiaro che l’obiettivo, ormai raggiunto dal nuovo partito democristiano di Monti, è quello di impedire che la coalizione di Bersani raggiunga la maggioranza al Senato per imporgli un Governo di coalizione, ma altrettanto che i metodi scelti non serviranno a rendere idilliaci i rapporti all’interno della nuova alleanza. Questa, per altro, rischia di risultare penalizzata, a sinistra, per l’indebolimento di SEL, incalzata dalla concorrenza di Ingroia, insieme alla quasi certa rottura, in un prossimo futuro, tra Bersani e Vendola, perché quest’ultimo, per evitare di fare la stessa fine di Bertinotti, dovrà cercare di bloccare l’emorragia a sinistra. In poche parole si stanno determinando le medesime condizioni del 2006, quando la rimonta formidabile del Cavaliere determinò la vittoria di strettissima misura di Prodi, Questi, per governare, dovette fare affidamento sul voto determinante dei senatori a vita, portati a votare in barella e non riuscì a lungo a mediare tra le differenze della sua composita coalizione, finendo col dover gettare prematuramente la spugna. L’unica cosa certa è che la prossima legislatura, anche per l’aggravante della presenza massiccia in Parlamento di un partito qualunquista, come Cinque Stelle, durerà molto poco e sarà particolarmente turbolenta. L’assenza di alcuni personaggi di esperienza, espulsi dalle Camere per la insulsa regola dei mandati pregressi, sarà caratterizzata da condizioni di maggiore difficoltà a causa di un gran numero di dilettanti allo sbaraglio, privi della cultura politica ed istituzionale necessaria ad affrontare una situazione, che si prevede difficilissima, anche perché la Crisi economica è ben lungi dall’essere dominata.

Il PLI ha ribadito di essere alternativo ad una politica pret a porter, totalmente priva di ancoraggi valoriali e basata sulle trovate pubblicitarie o sul ricatto degli scandali e delle azioni giudiziarie. Pertanto conduce una sua battaglia solitaria, alleato soltanto con l’Italia più responsabile, testimoniando una protesta in nome della libertà. Le liste liberali si trovano inoltre costrette a scontrarsi con un sistema informativo complice dei responsabili del degrado politico e morale, i quali, tutti, non soltanto spendono a piene mani le somme enormi, che si sono assegnati con il finanziamento pubblico della politica, ma approfittano anche il privilegio di avere il  monopolio   dell’informazione. Il Presidente del Senato ha passato il segno della protervia, infastidito dai modestissimi spazi nelle ore notturne o comunque di minimo ascolto riservate alle forze minori, sferrando un attacco alla legge sulla par condicio elettorale, che i partiti e le coalizioni maggiori stanno smaccatamente violando, come è dinnanzi agli occhi di tutti.

Se questo è il modo in cui le maggiori coalizioni  ritengono di riconciliarsi con la maggioranza silenziosa degli italiani, rifugiatasi nel non voto, probabilmente sortirà l’effetto di rendere ancora più ingovernabile un Paese che rischia di finire preda degli estremismi.

Tratto da Rivoluzione Liberale