Desidero ringraziare tutti coloro che si sono prodigati per cogliere l’obiettivo di presentare le liste “Liberali per l’Italia – PLI”. In primo luogo la mia riconoscenza va a coloro che hanno deciso di mettere la propria faccia, candidandosi nelle nostre liste, a cominciare da Renata Jannuzzi, che ha accettato il difficile compito di presentarsi come capo della nostra forza politica, assicurando un non secondario segno di rinnovamento. I nostri capilista, oltre alla stessa Renata, Enzo Palumbo, Piero Cafasso, Pasquale Ferrara, Eugenio Barca, Salvatore Buccheri, Roberto Sorcinelli e tutti gli altri candidati, sono la prima linea del Partito in uno scontro terribile, perché ci vede diversi e distanti da tutti gli altri soggetti presenti in una competizione, che ha l’aria di essere una sorta di concorso a premi per dilettanti allo sbaraglio, mentre, secondo il nostro punto di vista, avrebbe dovuto caratterizzarsi come un’opportunità,  che, temo, anzi sono certo, è stata irrimediabilmente mancata, per la modernizzazione del Paese ed il compimento della tanto attesa Rivoluzione Liberale.

La mia gratitudine va inoltre, forse ancor di più, a tutti coloro che, con generosità, si sono prodigati nel difficile lavoro della raccolta delle firme. Opera titanica per un piccolo partito come il nostro, resa ancor più difficile, fino ai limiti dell’impossibile, come hanno dimostrato alcuni casi clamorosi dove l’obiettivo è mancato per un pelo, per l’indifferenza di molti, troppi, liberali, anche con responsabilità dirigenziali, che hanno rivelato tutto il loro egoismo e la mancanza di attaccamento al Partito ed al grande patrimonio ideale, culturale e morale, che esso rappresenta.

Tranne qualche rara eccezione, (a queste persone va dato un riconoscimento particolare) l’operoso ed efficiente Nord del Paese, dove dovrebbe esistere il maggior numero di consensi liberali d’opinione, ha brillato per la sua assenza e per un insopportabile atteggiamento di disimpegno, a volte persino trasformatosi in disfattismo. In altre aree, rispetto alla volontà di conseguire un risultato comune, hanno prevalso logiche campanilistiche o di contrapposizione personale, insieme ad inefficienze organizzative. Soltanto la parte Centro – Meridionale ed insulare del Paese ha risposto con entusiasmo, e, pur tra mille difficoltà, i risultati sono arrivati.

Le componenti liberali minoritarie od esterne al Partito, che abbiamo inutilmente corteggiato, fino a modificare il nostro storico simbolo per dare un segnale di apertura e di accoglienza, come ben sapevamo, si sono rivelate, i nostri veri avversari. Infatti la esistenza del PLI rendeva, come ha reso, più difficile la possibilità di offrirsi sul mercato della politica, sia come singoli esponenti che come rappresentanti di gruppetti, più o meno soltanto cartacei o individuabili dietro un sito web, cui corrisponde quasi sempre una sola persona. Tale comportamento non è stato neutro per il PLI, che spesso, da parte di chi cercava una buona scusa per scartare i liberali, dava luogo alla domanda: “ma quali liberali rappresentate”? In questo modo i nostri avversari politici sono stati serviti con  un piatto, che noi stessi gli abbiamo predisposto e l’intero mondo liberale è rimasto fuori dalla possibilità, magari remota, di giungere ad un accordo di coalizione.

Ancora una volta siamo condannati ad una battaglia che non potrà andare oltre la testimonianza, con una presenza delle nostre liste soltanto in poco più di un terzo del territorio nazionale. I risultati quindi ci penalizzeranno anche nel raffronto con le scorse elezioni, in cui eravamo in quasi tutte le circoscrizioni.

Mi auguro che la scelta lungimirante di proporre un rinnovamento profondo, sia nella individuazione del candidato Presidente, che nella composizione delle liste, caratterizzate dalla presenza di moltissime donne e giovani, possa essere pagante. Infatti la capacità dimostrata dal PLI di sapersi rinnovare, pur non rinnegando la tradizione, sia nei personaggi, che, soprattutto, nelle proposte, significa che il nostro partito è ben lungi dall’estinzione, auspicata dai nostri avversari e da non pochi liberali opportunisti, per i quali il nostro Partito rappresenta l’immagine vivente di un senso di colpa, che non riescono a rimuovere.

Dopo le elezioni, come avevo già annunciato all’ultimo Congresso, ne celebreremo un altro straordinario, che concluderà il mio lungo, difficile e sfortunato ciclo ed avvierà una nuova fase, che, mi auguro, possa essere più felice, alla quale, certamente, se mi verrà richiesto, non farò mancare il mio sostegno morale e personale, con le modeste energie che mi rimangono.

Nonostante tutto, Viva il PLI, viva Le idee liberali!

1 commento

  1. Sono daccordo su tutto tranne che sull idea di celebrare un Congresso straordinario. Non ne vedo nè la ragione nè l ‘utilità. Tu sei la cosa migliore che potesse capitarci. Grazie Stefano.

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