Eravamo presenti alla Conferenza stampa di fine anno del Presidente del Consiglio e abbiamo ascoltato personalmente ed annotato sui nostri taccuini anche alcuni passaggi importanti dell’annuncio di Mario Monti per la sua “salita in politica”. D’altra parte l’incontro era orientato – più che ai bilanci dei dodici mesi di Governo – ai progetti futuri, a quell’Agenda Monti che altro non è che il programma elettorale del Professore.

Il Senatore ha dichiarato il suo programma aperto alle alleanze con quanti, liberali e riformisti, si riconoscano nel suo progetto che poteva anche essere migliorato con l’apporto di quelli che ritenessero di condividerne le linee generali. Sin qui, tutto nella tradizione di un nuovo leader in procinto di “salire” in politica. Ma Monti è andato oltre, dichiarando sé stesso – e quindi la sua Agenda – Liberale e non orientato al conservatorismo “ostacolo alla crescita di un Paese”.

Questo lo “spirito montiano” a conferma di quanto il PLI lo abbia condiviso e sostenuto sin dall’ascesa del Professore a Palazzo Chigi con un appoggio alla linea di risanamento e crescita marcatamente “liberale” del suo Governo. Certo, alcuni provvedimenti hanno deluso in concretezza e perché “condizionati” – a dire dello stesso Monti – dall’eterogenea e inconsueta maggioranza che lo ha sostenuto in Parlamento, ma l’impostazione liberale (almeno nei propositi) è e resta condivisibile.

Ora, ci chiediamo se il Professore sia davvero un “montiano” o se invece non ci sia uno scollamento tra lo spirito della sua Agenda e quanto, nei fatti, Monti si sia fatto condizionare da logiche partitiche e dei Palazzi del potere politico.

Il Partito Liberale Italiano ha dichiarato esplicitamente la propria adesione all’Agenda Monti perché contiene gran parte dei contenuti del documento approvato dal suo recente Congresso Nazionale e proprio in risposta all’invito dello stesso Monti quando afferma che “non mi schiero con nessuno, vorrei che la Politica si schierasse con le nostre idee”.

In tal senso è utile riportare alcuni passaggi delle dichiarazioni di Monti in una chiara ottica liberale “mettere al centro della politica economica la concorrenza significa lavorare per un’economia più efficiente e innovativa, migliorando la qualità di vita e le possibilità di scelta dei cittadini-consumatori”. E ancora “più mobilità sociale, più spazio al merito significa una società più dinamica, più innovativa e con meno diseguaglianze sociali. Una società aperta significa che tutte le posizioni sono contendibili e non acquisite per sempre. Vuol dire aprire spazi a chi ha più voglia di fare o a chi ha idee nuove, senza corsie preferenziali o rendite di posizione, senza privilegi”.

Il Partito Liberale Italiano ha dato pubblicamente e direttamente allo stesso Professore la sua adesione al progetto, ritenendo che la presenza del PLI (anche con una condivisione in Europa dell’ALDE) in una coalizione guidata da Monti “possa esprimere la componente di precisa provenienza culturale liberale e di impronta laica. Altrimenti, la coalizione non rappresenterebbe a pieno titolo un’alleanza liberale, cattolica e laica ma tra democristiani tradizionali ed una nuova aggregazione cattolica, ancorata ai movimenti del settore, assolutamente legittima ma ben altra cosa rispetto ad un ampio movimento, di impronta degasperiana, al cui interno possano convivere la migliore tradizione del cattolicesimo liberale e del liberalismo laico, crociano ed einaudiano”.

Intanto, nulla di concreto è venuto alla luce (se non compiacimento personale di alcuni esponenti della “Lista con Monti per l’Italia” per la nostra condivisione) ed è per questo che ci chiediamo se Mario Monti sia davvero d’accordo con la sua Agenda, o non sia stato invece condizionato da quelle logiche di Palazzo che tanto hanno nuociuto al Paese. Anche perché lo stesso Premier ha sottolineato come sia illogico che la componente liberale e riformista non sia adeguatamente rappresentata tra gli scranni del Parlamento.

Allora ci viene il dubbio che – secondo certe logiche – i Liberali siano troppo “autenticamente” tali per una coalizione, a prima lettura, scarsamente laica.

Tratto da Rivoluzione Liberale