La Cassa Depositi e Prestiti è il nuovo IRI, braccio armato del Tesoro in campo di politica industriale. Lo Stato non avendo mezzi propri e non potendo ulteriormente aggravare il già altissimo debito pubblico, nel 2003 ha proposto (rectius imposto)alle Fondazioni ex bancarie di sottoscrivere il trenta per cento del capitale della CDP.

L’esborso di circa un miliardo di Euro, effettuato in aperta violazione della legge Amato-Ciampi, che aveva codificato i settori di intervento delle Fondazioni nel campo del welfare e non certo in quello industriale o delle opere pubbliche, fu realizzato sotto forma di azioni privilegiate, ma, di fatto, si trattava di un prestito obbligazionario convertibile, con un allettante tasso annuale di interesse, fissato in tre punti percentuali al di sopra del dividendo riservato alle azioni ordinarie.

La conversione, che sarebbe dovuta avvenire dopo tre anni, ormai, dopo nove, non è più rinviabile, anche perché la CDP ha bisogno di un sostanzioso ulteriore apporto finanziario. Secondo la valutazione della società di revisione, il valore di con cambio tra le obbligazioni originarie e le azioni odierne dovrebbe essere di sei miliardi. Le Fondazioni si oppongono a tale valutazione e ne offrono al massimo due. Tuttavia, il fronte finora abbastanza unito, salva la diserzione di alcune fondazioni, che da tempo hanno scelto altre strade più remunerative, sembra cominciasi a sgretolare. Infatti, la situazione finanziaria, resa esangue dagli scarsi o inesistenti dividendi delle Banche conferitarie e l’insuccesso di altri investimenti, ha indotto alcuni enti a defilarsi, nonostante l’impegno straordinario di Giuseppe Guzzetti, potente presidente di CARIPLO e dell’ACRI, democristiano di lungo corso e disponibile nei confronti dei Governi di ogni colore. In particolare Cariverona, avrebbe espresso chiaramente la propria contrarietà,  mentre CRT e Compagnia di San Paolo avrebbero manifestato un certo malumore. Di fronte ad un clima simile di difficoltà,  la pur non adeguata somma offerta, verrà infine accettata, perché la CDP ha necessità assoluta di capitali freschi.

Le Fondazioni quindi, anziché optare per il recesso, come sarebbe logico,  faranno un ulteriore investimento in difformità rispetto ai vincoli legislativi, che ne disciplinano rigidamente la tipologia di intervento. In considerazione della valutazione favorevole del concambio, tuttavia miglioreranno  il proprio conto patrimoniale, disastrato dagli aumenti di capitale delle banche di riferimento, che sono state costrette a sottoscrivere,  per salvarle. Al contempo verranno danneggiati i cittadini depositanti del Banco Posta, in conseguenza della riduzione del valore effettivo del capitale sociale della Cassa, di cui essi sono i principali azionisti, attraverso il Tesoro, il quale ha deciso di utilizzarne i risparmi in tal modo. A loro danno infatti avrà effetto la valutazione favorevole della partecipazione delle Fondazioni, necessaria al Governo per poter finanziare le iniziative del nuovo IRI, che altrimenti lo Stato non potrebbe effettuare a causa  dei vincoli stringenti di bilancio.

Il PLI, che  è contrario da sempre allo Stato imprenditore, non vede con favore il coinvolgimento ulteriore della CDP nel mercato industriale, anzi, con l’obiettivo ridurre il debito pubblico, ha reiteratamente espresso la propria convinzione che  vanno cedute, privatizzandole,  le partecipazioni che attualmente detenute dal Tesoro. Inoltre è convinto che le Fondazioni di origine bancaria, dovrebbero dismettere tutte le partecipazioni non attinenti alla mission, che la legge affida loro, comprese quelle delle Banche conferitarie e concentrarsi nelle attività di finanziamento sul territorio, in particolare nel campo della promozione culturale e del welfare.

Attraverso i parlamentari del Gruppo “Liberali per l’Italia-PLI”,  verrà presentata una formale richiesta al Presidente del Consiglio ed al Ministro dell’Economia per pervenire ad un chiarimento dell’intera vicenda e sollecitare un non più rinviabile dibattito sulle scelte del Governo in materia di partecipazioni statali e di relative liberalizzazioni per ridurre il debito.

Tratto da Rivoluzione Liberale