Al Teatro Vittoria di Roma è finalmente nato, in maniera ufficiale, il Partito dei giudici, su iniziativa del sindaco di Napoli Luigi De Magistris, dopo la definitiva delegittimazione di Di Pietro, ormai impresentabile. Hanno subito risposto all’appello Antonio Ingroia, il solito Flores d’Arcais, ovviamente gli estremisti girotondini di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani, oltre ad alcuni dissidenti di SEL ed ai primi delusi del partito monocratico di Grillo , ma principalmente sono arrivati segnali da tutte le procure militanti, con in testa l’ex Segretario di Magistratura Democratica, Livio Pepino ed il sostegno del “Fatto Quotidiano” e di “Micromega”.

La cosiddetta cosa arancione, ma in realtà rossa, anzi rossissima, ha invece registrato la freddezza dei Sindaci Doria, Pisapia ed Emiliano, la cui partecipazione in un primo tempo era stata prevista. I primi due hanno disertato perché hanno capito che si trattava di ben altro rispetto all’annunciato soggetto politico dei Sindaci, il terzo perché spera di essere il candidato del PD e del centro-sinistra alla presidenza della regione Puglia, nel caso di dimissioni dello stesso Vendola, se quest’ultimo optasse per il Parlamento Nazionale o per il Governo. Neppure Orlando per il momento si è voluto esporre.

Si tratta di una novità interessante, perché finalmente, archiviata la equivoca esperienza di Italia dei Valori, a metà strada tra soggetto giustizialista e feudo personale del leader, finalmente, la magistratura politicamente militante si fa partito vero e proprio: questo è un elemento di chiarezza. Presto il nuovo movimento otterrà l’endorsement di Maurizio Carbone, segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati ed il sostegno dell’intrepido Procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio. Successivamente quello di tutte le toghe politicamente impegnate nelle varie Procure, cominciando dalla Sig.ra Boccassini, fino a Di Matteo, per citare due personaggi, che operano geograficamente alle estremità opposte della Penisola.

De Magistris, contrapponendosi a coloro che per non bruciarsi proponevano di attendere un turno, dal momento che le elezioni politiche sono ormai prossime, ha invece sottolineato che “vincere si può, basta crederci come abbiamo fatto a Napoli”, ed ha aggiunto: “ Io ci sto solo se si punta a vincere”, imponendo quindi il proprio ruolo di leader.

Gli ha dato man forte, Ingroia, tornato per l’occasione appositamente dal Guatemala, dove attualmente è impegnato, che, ha assicurato: “Sono con voi”. Inoltre, sempre con la ben nota prudenza, che si addice al suo ruolo di magistrato in servizio, ha tenuto sottolineare, tra gli applausi di una platea entusiasta, che “l’Italia, a causa della criminalità, è un Paese a sovranità limitata, come il Guatemala”. Per fortuna che il suo incarico non sia in Congo o in Somalia, perché, in tal caso, avrebbe paragonatola nostra Repubblica a quelle africane, che sconoscono la democrazia e sono perennemente in guerra civile. In effetti come inizio non c’è male!

Mentre il PD compie obiettivamente notevoli sforzi, di cui bisogna dargli atto, per abbandonare posizioni giustizialiste, estremiste, retaggio della sua derivazione dal Partito Comunista Italiano, cercando di inaugurare una tormentata, spesso confusa e contraddittoria, stagione di riti democratici, la sinistra estrema si riorganizza e, come sempre, trova la sponda più solida nei settori più radicali della magistratura.

Tratto da Rivoluzione Liberale