Un documento programmatico dei liberali per l’Italia, con mille firme di giovani, donne, imprenditori, intellettuali, professionisti, studenti, operai, disoccupati, eccellenze e persone semplici del Nord, del Centro e del Sud, che porrà le basi per la ripresa del Paese. Questa sarà la conclusione di un mese intenso di lavoro, nelle strade, nelle assemblee, nei luoghi di lavoro, nelle Università, nelle scuole per preparare la Rivoluzione liberale; una sorta di resurrezione per fare in modo che il nostro Paese possa uscire alla grande e con rinnovato orgoglio dalla attuale Crisi.

Come avevamo previsto, tutti i partiti della Seconda Repubblica stanno esalando l’ultimo respiro. Il primo a pagare è stato Fini per la modesta, ma significativa, vicenda della casa di Montecarlo, poi è venuto il turno del forcaiolo Bossi, che è stato stritolato, insieme alla sua famiglia ed a gran parte della sua Lega, da scandali miserabili. Il PDL, clamorosamente  sconfitto alle elezioni siciliane, finirà con l’arenarsi su una spiaggia, come una balena che ha perso l’orientamento, dopo l’ultimo tango delle primarie, sostanzialmente boicottate dal fondatore, o comunque a lui sgradite.

Come un riflesso condizionato, automaticamente, sempre sulla strada della gestione truffaldina dei fondi del Partito, si sta consumando la fine ingloriosa dell’avversario storico, L’IDV, la cui unica ragione di esistere consisteva nella radicale contrapposizione al berlusconismo. Antonio Di Pietro, convinto della propria impunità, ha diretto un partito padronale in modo più autoritario dello stesso Cavaliere ed ha pensato anche di poter profittare per sé e la sua famiglia, oltre che di ruoli ed onori, anche delle finanze del Movimento, forte delle protezioni di cui godeva. L’eventuale abbraccio da parte di Grillo, ne rappresenterà l’atto finale ed allo stesso tempo dimostrerà che, dietro il Movimento Cinque Stelle, si celano gli stessi manovratori, che hanno prima inventato e tenuto in vita il partito delle manette. La differenza è che, ieri, la battaglia era contro il caimano, oggi è contro l’intero sistema, che va prima ridimensionato e poi distrutto. Dopo lo scontro Bersani-Renzi verrà il turno del PD, che non può illudersi di rimanere indenne. Il paradosso sarà vedere che i rottamatori finiranno rottamati, perché il Paese non ha bisogno di sterile nuovismo, ma di solide culture politiche, ancorate ai principi ed ispirate da una antica e solida moralità.

La politica italiana deve essere ricostruita dalle fondamenta per avviare la fase costituente di una Terza Repubblica moderna. Tutto avverrà in fretta, speriamo evitando le semplificazioni distorsive della cosiddetta Seconda Repubblica. I liberali devono farsi trovare pronti, compiendo sforzi inimmaginabili, ma necessari per far uscire la Nazione dalla attuale palude. Abbiamo idee, progetti, credibilità per proporci come punto di riferimento della nuova Italia. Siamo quindi chiamati a dimostrare di averne anche le forze, per evitare un nuovo assalto alla diligenza, come avvenne  nel ‘94.

Ogni giorno registriamo le adesioni di Associazioni, amministratori, produttori di reddito penalizzati dalla recessione, molti giovani e donne. Dobbiamo presentare una classe dirigente nuova ed adeguata, con alcune personalità di primo piano, che non sia composta dai soliti noti, buoni per tutte le stagioni, ma principalmente da soggetti normali, che spontaneamente vogliano trascurare le proprie occupazioni, nelle quali hanno registrato successi, grazie al sacrificio ed all’intelligenza, per dedicarsi all’impegno civile nell’interesse del Paese. Il nostro sogno, come abbiamo detto più volte è di riunire i primi nella scala sociale, i migliori, per quello che hanno fatto  nel lavoro, negli studi, nell’arte, insieme agli ultimi, i disoccupati, i dimenticati, gli handicappati, gli emarginati. Quelli a cui una società opulenta ed ingiusta, non ha saputo riconoscere i diritti che competono loro, per poter essere cittadini come gli altri. Un welfare disumano, che garantisce alcune categorie protette, spesso di finti invalidi o cassintegrati e precari con un altro lavoro in nero, ha dimenticato chi ha realmente bisogno, dimostrando tutto il suo grado di inciviltà. Se i malati di SLA sono costretti a protestare ed a fare lo sciopero della fame, tutta la società dovrebbe vergognarsi di un egoismo che offende la nostra storia e la nostra tradizione civile.

Coltiviamo la speranza di poter realizzare un moderno liberalismo di popolo, non un brutale liberismo che tende a far diventare più forte chi lo è già. Un liberalismo che finalmente riesca a chiudere la lunga pagina dello statalismo inefficiente, clientelare e corrotto, inscindibilmente legato con la peggiore politica. Un liberalismo fondato sulla concorrenza e sul merito, anziché sui notabili, sulle protezioni e le raccomandazioni. Un liberalismo in grado di abbattere definitivamente le mafie, colluse con i politicanti di mestiere. Insomma un liberalismo non elitario che, eliminando indebite intrusioni nella privacy e cancellando la miriade di divieti, che condizionano negativamente la nostra vita quotidiana, sappia restituire a ciascuno la vera libertà.

L’attuale gruppo dirigente del PLI ha capito che l’individualismo esasperato è stato finora il principale limite della azione liberale. E’ venuto il momento di fare squadra, ed essendo giunto alla fase conclusiva della propria esperienza, si dispone a consegnare il testimone, insieme a tutta la conoscenza maturata in anni difficili, a nuove energie, che stanno emergendo e che sapranno proseguire il cammino con la stessa intransigenza sui principi, ma con fiducia nella forza della libertà, nella  consapevolezza che essa finisce sempre prepotentemente col prevalere.