Quello che avviene in questi giorni in quasi tutti i Paesi islamici, innescato dalla strage di Bengasi, ha dimostrato che dovrà passare molto tempo prima che un concetto di democrazia similare al nostro possa far breccia in quell’area.

In troppi e troppo facilmente ci eravamo illusi che la “primavera dei Paesi islamici” dello scorso anno, che portò al rovesciamento di alcuni regimi dittatoriali (Egitto, Tunisia e, con l’aiuto determinante della Nato, Libia), potesse costituire una svolta democratica nel senso in cui la intendiamo in Occidente.

Quanto è avvenuto dopo, ha dimostrato che non era, e non avrebbe potuto essere così. Quelle Regioni invece si trovano sempre di fronte all’alternativa di dover subire regimi autoritari, spesso ispirati dalle forze armate, o Governi fondamentalisti di ispirazione islamica. La stampa occidentale, creando ulteriore confusione, ha inventato una categoria inesistente: quella dell’Islamismo moderato, che è una contraddizione, in quanto non è pensabile una Teocrazia moderata. Ce lo insegna l’esperienza delle monarchie assolute europee, che, per avviare un processo di laicizzazione, dovettero aspettare il gesto eloquente di Napoleone, il quale, dopo aver trascinato simbolicamente il Papa a Parigi per la propria incoronazione, gli tolse la corona imperiale dalle mani e la pose sul proprio capo. Soltanto, dopo, si poté avviare il complesso processo di superamento della supremazia del potere papale, in quanto rappresentante dell’Altissimo, che aveva resistito per tutto il Medio Evo. L’unica eccezione era statala Gran Bretagnain seguito allo scisma religiosodi EnricoVIII del 1534, che derivava da ben altre ragioni. Tuttavia,  non è un caso che in quella nazione, successivamente, si è aperta la strada alla prima forma di Democrazia moderna, anche se avviata dopo quasi un secolo da Oliviero Cromwel nel 1628.

Dalla formula “Per volontà divina” ed alle conseguenti scomuniche per chi non era disposto a sottomettersi al benestare papale (l’esempio simbolicamente più significativo rimane l’umiliazione a Canossadi EnricoIV, imperatore di Germania, di fronte al Papa Gregorio VII, che lo fece attendere tre giorni al gelo, prima di togliergli la scomunica) si passò progressivamente a quella  “Per Grazia di Dio e volontà della Nazione”, fino alla semplice legittimazione popolare, principalmente dopo l’avvento delle moderne Repubbliche democratiche.

La questione islamica deriva esclusivamente da un fattore culturale: fino ad un determinato stadio dell’evoluzione dei popoli, in tutto il Mondo ed in tutte le epoche, il potere è sempre stato considerato di derivazione divina. Nei regimi più antichi, i Faraoni, i Re o gli Imperatori erano divinità essi stessi, o discendenti degli Dei. Successivamente si è passati alla intermediazione dei ministri del culto: stregoni, grandi sacerdoti, papi, imam, ayatollah o altre somme autorità religiose.

Soltanto dopo le grandi rivoluzioni liberali, quella americana in particolare e principalmente per merito delle idee nuove, derivate dallo scisma di Lutero, Calvino e Zwingli, si è fatta strada l’idea che il potere risiedesse nelle mani del popolo e servisse al benessere di quest’ultimo, considerato quale somma di individualità e non come appartenenti ad un clan, ad una tribù o ad un gruppo religioso.

La barbarie delle crociate, avviate da Papa Urbano II, il giorno precedente alla conclusione dei lavori del Concilio di Clermont, il 27 novembre 1095 e durata quasi tre secoli, con ben nove spedizioni militari contro gli infedeli, rappresenta un antecedente che legittima la diffidenza dei musulmani verso il mondo cristiano. Nove secoli fala Chiesa Cattolicariteneva di poter imporre, con la forza del sopruso, la conquista dei territori della cosiddetta Terra Santa per assegnarli a Re da loro designati e di fede cristiana. Ciò dimostra come essa avesse la stessa identica concezione teocratica del potere, che gli odierni capi religiosi musulmani cercano di inculcare alle loro popolazioni. Soltanto alla fine del diciottesimo secolo le cose cominciarono a cambiare, dopo il sangue versato durante la riforma e gli eccessi inauditi della Controriforma.

Ho sempre pensato che la costituzione dello Stato di Israele (che personalmente reputo sacrosanta, per la millenaria fedeltà alla ”teoria del ritorno” di quel popolo, che così tanto ha sofferto) sia stata possibile, non soltanto per le atrocità della shoah, ma anche perché la cristianità, che non aveva mai accettato che in quei territori predominassero gli arabi, vide con favore la creazione di un elemento di rottura all’interno di un’area, che sarebbe rimasta altrimenti tutta in mano ai musulmani.

Dobbiamo prendere atto, quindi, che la difficoltà del Medio Oriente di cogliere appieno il significato del concetto di democrazia, secondo l’accezione che ne diamo nelle Democrazie Liberali, attiene principalmente ad una questione di arretratezza culturale. Dobbiamo augurarci che non siano necessari cinque, sei o sette secoli, come in Europa, perché quelle nazioni si modernizzino e superino lo stadio della superstizione teocratica per liberarsi dal fondamentalismo. L’intolleranza verso chi esprime opinioni ritenute offensive verso la propria fede religiosa, non differisce dalla messa all’indice o dalla censura, praticata in molti Paesi cristiani, principalmente cattolici, e di cui in Italia abbiamo avuto esempi ragguardevoli.

Soltanto gli ultimi due Papi, principalmente quello attuale, che probabilmente fu ispiratore del primo, pur essendo, sul piano dell’ortodossia della fede, entrambi conservatori, hanno cambiato rotta; non invertendola, come è nella tradizione della Chiesa, ma correggendola significativamente. Benedetto XVI – e lo ha efficacemente confermato nella sua recente visita a Beirut – predica la comprensione, il dialogo, la ricerca di un terreno comune di incontro, almeno sul piano etico, tra le religioni.  Quella stessa Chiesa di Roma, in passato campionessa dell’intolleranza e promotrice  delle guerre di religione, oggi si è fatta capofila di un messaggio di tolleranza e di pace. Questo è progresso: ben venga!

Che fare quindi nei confronti delle rivolte medio orientali? In primo luogo, evitare di leggerle, nel bene e nel male, con il metro dell’Occidente. Quindi non bisogna pensare che sia possibile in breve tempo esportare concetti di libertà e democrazia come quelli del nostro mondo, ai quali quelle popolazioni non sono preparate. Allo stesso tempo, è altrettanto essenziale evitare le semplificazioni giornalistiche, che attribuiscono semplicisticamente la responsabilità dei gravi fatti di massa di questi giorni ad infiltrati di Al-Qaeda, che certamente vi sono, ma non possono essere determinanti, rispetto ad un diffuso fanatismo religioso, di origine tribale e di setta, che rappresenta la vera molla di tutto quanto è successo e succede. L’intolleranza religiosa conduce ad eccessi, come noi italiani ben sappiamo, anche senza dover chiamare in causa Giordano Bruno o Galileo. Basta pensare quanto fosse insopportabile la censura praticata nel nostro Paese fino a poche decine di anni or sono.

Non sono, quindi, le armi o il volto arcigno di un Occidente nemico che agevoleranno il necessario processo di modernizzazione. Altrettanto, l’esperienza insegna che va abbandonata la strada, finora prediletta, di sostenere il dittatore di turno. Il problema va affrontato in termini culturali, auspicando che i mezzi di moderna diffusione mediatica, possano accelerare un processo che tuttavia si deve compiere naturalmente e dall’interno. Il bisogno di democrazia in senso pieno potrà nascere soltanto da un irrefrenabile desiderio di libertà che istintivamente sarà, prima o poi, avvertito da quelle popolazioni, ancora oppresse da un oscurantismo culturale di carattere religioso e da un potere economico straripante in mano a pochi satrapi.

Bisogna aver fiducia, come l’abbiamo noi liberali, nella forza rivoluzionaria e dirompente della “libertà liberatrice” e credere nell’intelligenza degli uomini, dando loro il tempo e gli strumenti per affrancarsi dal fanatismo, dalla propaganda e dalla loro stessa convinzione di essere soltanto uno strumento del volere divino per bonificare un mondo di infedeli.

Tratto da Rivoluzione Liberale

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