Finalmente, dopo un’attesa durata mesi e scontri anche all’interno della compagine governativa, la montagna ha partorito il topolino: è stato varato il cosiddetto “Decreto sviluppo”. Rispetto alla grande aspettativa, non si può non rilevare che si tratta di ben poca cosa e che i relativi contenuti, non meritano l’enfasi che si è voluta attribuire alla sua sofferta gestazione. Sarebbe errato affermare che è un  provvedimento inutile o sbagliato, perché le misure adottate vanno certamente nella direzione auspicata di sostenere la ripresa, ma in misura infinitesimale: anziché un massaggio vigoroso per rianimare l’economia, si tratta appena di un solletico.

Certamente i lavori pubblici ne riceveranno un modesto impulso e le imprese una boccata d’ossigeno. Il riordino degli incentivi, i project bond, l’autorizzazione ad emettere obbligazioni e cambiali societarie, la nuova procedura per il concordato fallimentare, ed altre misure, potranno supplire parzialmente alla restrizione del credito bancario ed a salvare qualche posto di lavoro a rischio. L’ampliamento della percentuale di sgravio per le ristrutturazioni e l’estensione temporale della detraibilità dell’IVA sulle nuove costruzioni, favorirà una ripresa del settore, che è al collasso. Poco opportuno appare invece, in un contesto del genere, aver inserito la riforma delle professioni, che potrebbe mettere in dubbio la sussistenza dei requisiti di necessità ed urgenza, almeno su tale punto.

Quasi insignificante risulta la decisione di cedere quote di patrimonio pubblico mobiliare (Fintecna, SACE e SIMEST) ed immobiliare (prevalentemente caserme inutilizzate) alla Cassa Depositi e Prestiti o a Fondi ad essa collegati. L’ammontare previsto per la riduzione del debito pubblico riguarda una parte non precisata del relativo introito, (peraltro una semplice partita di giro) calcolato in appena dieci miliardi, mentre invece doveva, e dovrebbe, piuttosto essere dell’ordine di qualche centinaio di miliardi, per avere un effettivo impatto sulla riduzione dei costi per interessi e sulla contrazione deglispread.

Con la complicità di UDC, PD e PDL è ormai evidente che si sta tentando di trasformare la CDP in una sorta di nuova super IRI, che si aggiudicherà ulteriori quote di controllo di Imprese pubbliche, oltre al 26% di ENI, al 29,9% di Terna ed al 30% di Snam (quest’ultima partecipazione da poco trasferita dal Governo) ed agli importanti  pacchetti azionari di numerose Aziende di servizi pubblici locali, che in atto detiene.

Altro che liberalizzazioni e privatizzazioni! E’ in corso una nuova ondata di statalismo, che non potrà incidere positivamente sulla necessaria modernizzazione e sulla riduzione del Debito Pubblico. Il PLI, convinto che privatizzazioni e cessioni di proprietà pubbliche, nell’entità da noi indicata, possano agevolmente realizzarsi, in considerazione dell’immenso Patrimonio Stato e degli Enti Territoriali, protesterà in molte piazze d’Italia il 22 giugno prossimo, per chiedere di mettere sul mercato Rai, ENI, Finmeccanica, Fincantieri, ENEL, TERNA, Poste, Ferrovie, oltre ovviamente, alle aziende locali dei servizi ed agli immobili non necessari per le esigenze della Pubblica Amministrazione. Inoltre i liberali proporranno di affidare ai privati beni artistici, attualmente chiusi negli scantinati per assicurarne la fruibilità al pubblico, incrementando così, al medesimo tempo, l’offerta turistica del Paese.

Il PLI alzerà la voce anche per ottenere un drastico dimagrimento della burocrazia, che si è rivelata mortale per le imprese, a causa dei costi elevatissimi che comporta, principalmente in termini di ritardi, rallentamenti ingiustificati, corruzione, interferenze inopportune della politica. Il suo mostruoso potere non è toccato dal Decreto Legge, nonostante una platonica dichiarazione di buone intenzioni. Inoltre non vi è una sola parola sui necessari risparmi nel campo della spesa sanitaria, la eliminazione delle Provincie, la riduzione dei Comuni e del numero dei relativi assessori, con annessi personale, auto blu, spese di rappresentanza, finanziamenti a pioggia per parrocchie, clientele varie e feste patronali.

Un Decreto di difficile lettura, che si disperde in un numero eccessivo di articoli, mentre avrebbe dovuto essere asciutto ed in grado di affrontare in modo definitivo nodi irrisolti da anni.

Nonostante la lunga riflessione, il provvedimento risente della fretta del Governo di presentarsi al Consiglio Europeo del 28 giugno con qualcosa di concreto, nell’intento di poter dimostrare di aver superato i contrasti interni ed i veti incrociati di PD e PDL, che lo hanno indebolito ed hanno determinato una parabola discendente del proprio consenso presso i cittadini ed i mercati.

Monti, da una parte ha dovuto subire l’insabbiamento della riforma del lavoro, probabilmente definitivo, dopo la mozione di sfiducia al Ministro Fornero e la grave vicenda degli esodati, nella quale il Governo ha dimostrato almeno leggerezza, affidandosi alle inattendibili cifre dell’INPS. Sul versante opposto, sono insorti i malumori intorno alla legge anticorruzione, dove il Ministro Severino ha subito l’imposizione del partito dei giudici, cercando di blindare una sbiadita norma sulla responsabilità civile dei magistrati, sgradita alla Destra garantista. Il provvedimento sul lavoro, ammesso che riesca a concludere il proprio faticoso iter parlamentare, sarà talmente annacquato, tanto da risultare inutile. La nuova normativa anticorruzione non verrà mai approvata dal Senato, nel testo sul quale alla Camera il Governo ha posto ben tre inopportune fiducie, sapendo che non sarà in grado di difenderne il contenuto nell’altro ramo del Parlamento.

Il prevedibile fallimento del Vertice europeo, dove gli altri Stati non riusciranno a convincere la Germania ad accettare una politica di sostegno allo sviluppo del Continente, darà fiato a chi, a destra come a sinistra, punta irresponsabilmente sulla destabilizzazione del Governo e sulle elezioni anticipate. Il PD coltiva ancora l’illusione di poter conseguire una vittoria elettorale, che, in ogni caso, non gli consentirebbe di governare, mentre il disfattismo “grilloberlusconiano” potrebbe decidere di cavalcare l’avventura emotiva dell’uscita dall’Euro, proponendo agli italiani la vertigine del salto verso il baratro.

Casini, obbedendo alle sollecitazioni del Vaticano, ha dato il rompete le righe al Terzo Polo, nella speranza di guidare una nuova formazione dei moderati, collegata al Partito Popolare Europeo. Al Centro liberaldemocratico, rimasto orfano, non rimane che coltivare la speranza che si palesi una nuova formazione ed un nuovo leader, ma Montezemolo si dibatte ancora tra amletici dubbi ed intanto il tempo disponibile si va rapidamente consumando.

Mentre alcuni amici si allontanano dal PLI, alla disperata ricerca di un salvagente per la propria carriera personale, il Partito, nel disinteresse generale per il futuro del Paese, si ostina a proporre una Costituente per realizzare il contenitore unitario dei liberali, mettendo in campo idee e programmi, che sarebbero in grado di far uscire l’Italia dalle difficoltà in cui versa, anzi le potrebbero fare acquisire un maggior peso nel contesto europeo, se decidesse di farsi interprete di una coraggiosa iniziativa per il rilancio politico dell’Unione, puntando su un maggior federalismo.

Ci aspettiamo un grande sostegno al primo appuntamento fissato per venerdì 22 giugno sulle tante piazze italiane, dove saremo con i nostri gazebo, a raccogliere le firme dei cittadini sui primi tre temi qualificanti, tra i dieci stabiliti dal Consiglio Nazionale. Oltre alla battaglia per la ripresa economica ed il recupero della credibilità politica del nostro amato Paese, continueremo a batterci per l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, sostenendo la proposta di iniziativa popolare, predisposta dal Prof. Pellegrino Capaldo. Inoltre, auspichiamo che possa chiudersi una fase di dissennato incremento della pressione fiscale, per avviarne una nuova di segno opposto, cominciando dalla soppressione della seconda rata dell’IMU, al fine di uscire dalla attuale, pericolosa fase di depressione e di impoverimento generale. Allo stesso tempo indicheremo la necessità di un provvedimento di rateizzazione, senza interessi, penali ed aggi esattoriali, a favore di quei soggetti che si sono trovati nell’impossibilità concreta di versare il dovuto.

Speriamo di trovarci numerosi sulle strade e nelle piazze della penisola!

Tratto da Rivoluzione Liberale

1 commento

  1. Condivido la delusione,
    mi sembra evidente che dopo una prima fase di timidissime iniziative poi peraltro demolite totalmente (taxisti, avvocati, farmacisti, notai, ecc) e che certamente non rappresentavano una soluzione reale ai problemi interni, si sia intrapresa la stessa strada dei precedenti esecutivi : tasse, tasse e ancora tasse.
    Speravo che personalità di così elevato spessore culturale e capacità professionale si rivelassero all’altezza di sfidare il sistema. Non è andata così. Constatiamo il dilagante statalismo, la conclamata ed arrogante ostilità nei confronti delle imprese e l’assoggettamento alle veteropolitiche classiste dei sindacati di ottocentesca memoria.
    Voltiamo pagina per favore

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