Cari amici,

ho ricevuto anch’io, come tutti gli iscritti al PLI, una mail non firmata da un sito finora sconosciuto, contenente un invito per un convegno a Milano, che si propone di dare vita all’ennesimo soggetto politico dell’ ormai fin troppo numerosa galassia delle iniziative liberali, mentre bisognerebbe rafforzare il PLI, che in Italia è l’unica casa dei liberali organizzati.

A differenza di altri, che da tempo legittimamente rivendicano la propria autonomia, sembra che i promotori siano i protagonisti dell’ opposizione, che è stata sconfitta al recente Congresso Nazionale. Coloro che non sono riusciti a scalare  il Partito manifestano in tal modo l’intenzione di dare vita ad un nuovo soggetto politico, pur nella evidente incompatibilità di tale iniziativa con l’appartenenza al PLI, senza curarsi dello spreco di energie, che potrebbero essere invece utilizzate proficuamente nel e per il Partito.

Ancora una volta la storia si ripete.

L’ inclusione tra i protagonisti della giornata milanese del leader dell’opposizione che aveva inutilmente tentato la medesima strada nel Congresso del 2009 e che, dopo la sconfitta, lo aveva abbandonato, ne da una inconfutabile conferma.

Tale emblematica ricongiunzione spiega l’intento dell’iniziativa, in sé abbastanza palese, ma, al contempo, consente di individuare i possibili suggeritori, ormai privi di credibilità per le promesse politiche non mantenute negli ultimi venti anni.

Si tratta chiaramente dell’ennesimo tentativo di appropriarsi della rappresentanza di un’area politica, con l’illusione di poter evitare di fare i conti col nostro Partito e con la sua volontà di procedere, pur tra  enormi difficoltà, sulla strada tracciata con coerenza.

Se gli esponenti della minoranza congressuale del PLI intendono intraprendere un cammino autonomo, non possiamo che formulare i nostri migliori auguri. Rispettiamo il diritto di ciascuno di compiere le sue scelte, mentre per parte nostra proseguiremo nel programma che ci siamo dati sin dalla ricostituzione del PLI, e che intendiamo portare avanti con la stessa determinazione.

In passato la storia liberale in Italia è stata caratterizzata da una serie continua di scissioni, allora giustificate dalla grande ricchezza di pensiero, che portava, a volte, a divisioni su temi marginali. Nel deserto culturale di oggi, tale pratica è suicida, perché, se è già difficile trasmettere il nostro complesso messaggio politico, guai a mostrarsi rissosi e afflitti da perniciosi personalismi.

In questi due mesi, dopo il Congresso, abbiamo lavorato sodo per realizzare quanto ci eravamo impegnati a fare.

E’ stata ricostituita la Gioventù Liberale Italiana, con gruppi attivi ed entusiasti in molte città italiane; sono stati celebrati alcuni  Congressi Regionali ed altri sono imminenti, mettendo così in campo energie nuove; siamo stati partecipi dello sforzo di quanti hanno presentato liste alle amministrative; abbiamo dato l’avvio al progetto di Costituente Liberale al fine di aprire un’ interlocuzione con aree più vaste di quella tradizionale, per contagiarle con le nostre idee, che riscuotono oggi un successo senza precedenti, essendo l’unico rimedio contro la grave crisi che il Paese e l’Europa intera stanno attraversando. Abbiamo avviato un progetto di risanamento delle nostre finanze, deficitarie, come sempre in grave disordine; i nostri amici dell’Emilia Romagna hanno manifestato un segno di concreta solidarietà verso le popolazioni colpite dal terremoto, mettendo a disposizione un intero albergo.

Alla prossima Direzione di mercoledì, proporrò i temi per una giornata nazionale di mobilitazione liberale su alcune questioni cruciali (lo statuto giuridico dei partiti ed il finanziamento della politica, la riduzione della spesa pubblica e le connesse privatizzazioni, la non più rinviabile riduzione della pressione fiscale).

Contiamo, prima della pausa estiva, di indire la prima assemblea aperta per una ampia Costituente Liberale per l’Italia del futuro, con lo scopo di riunire tutti coloro che condividono la necessità di dare più voce ad una alternativa liberale rispetto all’antipolitica, alla diserzione delle urne, alla rassegnazione.

Non possiamo impedire ad altri di lanciare proclami per coinvolgere alcuni ingenui in un progetto, che ha come chiaro obiettivo soltanto le loro carriere.

Il PLI  lavora invece ad una reale e concreta Rivoluzione Liberale, cominciando dalla raccolta delle firme per liste liberali, aperte a tutte le anime del liberalismo italiano, per le prossime elezioni politiche, cui intendiamo partecipare come nel 2008, proponendo un forte rinnovamento anagrafico e di genere.

Desidero infine ringraziare un amico, che, a proposito dell’opportunismo dilagante, di cui l’iniziativa milanese del 9 giugno non è che l’ultimo esempio, mi ha ricordato una frase di Piero Gobetti, che mi sembra la più opportuna per concludere queste brevi osservazioni: “C’è un valore incrollabile al mondo: l’intransigenza, e noi ne saremo, per un certo senso, in questo momento, i disperati sacerdoti.” (Piero Gobetti, La Rivoluzione Liberale, Saggio sulla lotta politica in Italia, Cappelli, Bologna, 1924)”.

3 Commenti

  1. Caro segretario, se vivessi sulla terraferma sarei certamete andato , sabato scorso, a Milano per partecipare all’incontro organizzato dalla Costituente liberale. Ed avrei chiesto di intervenire. Nella difficile situazione politica, economica e sociale nella quale ci troviamo (in Italia ed in Europa) i liberali non devono perdere alcuna occasione di confronto con gli altri, specialmente con chi si dichiara liberale. Noto, con fastidio, che continuano ancora, anche nel nuovo Pli, le piccole e grandi secessioni (“se perdo il congresso vado via”), mentre ora più che mai è necessario restare (“se perdo il congresso continuo a lavorare e provo a vincere il prossimo, o l’altro ancora”). La storia del partito è caratterizzata da queste diaspore, ma salvo quelle di Pannella e di Bonea-De Cataldo mi sembra che le altre non siano state originate da reali differenze di idee, ma semplicementa da piccoli interessi personali. Allora, noi che siano intransigenti difensori della libertà, anche di quelle individuali, non possiamo perdere alcuna ocasione per confrontarci, per dialogare con chi la pensa in maniera diversa, cercando di trovare un qualche accordo che permetta di camminare assieme. Qualche volta è opportuno anche un passo indietro, o la rinuncia a qualche affermazione di prestigio, per ritrovare quella forza che può permettere ai liberali di ricominciare a crescere e di portare avanti le necessarie scelte politiche e le riforme delle quali l’Italia, ma anche l’Europa, hanno necessità. Il Pli siamo noi, certemente, ma il liberalesimo è una “idea” che può e deve essere condivisa anche con chi frequenta una diversa casa e non vuole, per ragioni sue, entrare nella nostra. In fondo, una grande famiglia, può avere diverse abitazioni, purchè siano tutte aperte ed ospitali. Guardiamo al futuro, senza riserve e preclusioni di sorta, l’importante è che si affermino le idee e le politiche liberali. Con l’affetto di sempre, Mario Carboni

  2. Credo che il segretario De Luca abbia sostanzialmente ragione, una presunta costituente che si metta in concorrenza al PLI non fa l’interesse dei liberali italiani e sembra sempre più un tentativo di auto accreditarsi verso interlocutori politici non meglio identificati. La Costituente Liberale deve essere avviata con sollecitudine, ma deve essere promossa dal PLI e deve rivolgersi prioritariamente a forze politiche e partiti che col Partito Liberale Italiano possono condividerne il progetto. Associazioni, fondazioni, club, circoli e bocciofile saranno ben accette se vorranno dare una mano, ma non possono bypassare l’unico partito liberale riconosciuto a livello nazionale che c’è in Italia.

  3. Carissimo Segretario,
    Concordo pienamente con le sue proposte: un conto sono i circoli culturali, che possono essere aperti a soggetti liberali;
    un altro è il ruolo politico del partitto, che si organizza in forme e modi decisi dagli iscritti.
    Si possono fare iniziative culturali aperte, ma le forme politiche sono altre, anche se una certa crisi del modello partito potrebbe indurre a ripensare l’organizzazione, in modo da renderla più aperta e partecipativa, anche per le persone di cultura liberale che volessero conoscere meglio il partito. Oggi occorre unire e non dividere, includere e non escludere, sollecitare la partecipazione individuale e collettiva.
    Compatibilmente con i miei impegni di lavoro sarò presente alla Costituente, che mi auguro possa essere in Lombardia o, o comunque al Nord, ove si vi sono condizioni politiche legate ad un vasto elettorato culturalmente affine, in libera uscita dalle appartenenze del recente passato.

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