Perché la Destra liberista o “liberal-conservatrice” (che oltretutto è una contraddizione in termini) con la scusa che “non fa nulla” ed è in mano ad un “Padre padrone”, ci tiene tanto a impossessarsi del piccolissimo, quasi inesistente, Partito Liberale? Gatta ci cova!

E’ proprio questa inadeguatezza dei mezzi ai fini (un bilancio di previsione con utili pari a zero), questa “diseconomia”, questa illogicità, che ha insospettito e allarmato. Che cosa avrebbe voluto fare la Destra con l’inutile giocattolo, anche se fosse stato affidato alle mani più attive e giovanili del mondo? I sospetti al riguardo, visti gli accaparramenti di sigle e partiti, anche nobili, cui abbiamo assistito nella deprecata èra berlusconiana (pensiamo al partito cugino PRI) sono legittimi. Eppure così è stato. La Destra ha provato a lanciare l’Opa nel Congresso del 2009, e ha riprovato in quello del 2012, tenutosi dal 23 al 25 marzo. Per alcuni, evidentemente, repetita non juvant. E per fortuna anche l’ultimo tentativo è stato rintuzzato, sia pure per una decina di voti. Segno che i sedicenti più “giovani” e “attivi” (visto che un po’ di trucchi li hanno fatti entrambe le parti, come da tradizione) erano in realtà meno giovanilmente attivi dei vecchi liberali del PLI.

Ma com’è possibile che persone intelligenti, economisti e politici esperti, come quelli della Destra liberista, non sappiano che oggi, rebus sic stantibus, un “partito” liberale (così definito) sia una merce invendibile, non commerciabile, e che perfino definizioni più moderne (per es. il nostro “Liberali Italiani”, inventato nel 2006 come coordinamento e come blog) per affermarsi e vincere abbisognano di vari lustri di vera e propria rieducazione popolare e di una totale ri-divisione del mondo politico secondo aree ideologiche (per es.: Conservatori, Liberali, Socialisti)?  Solo a queste condizioni teoriche possono ritornare vincenti i “liberali” in quanto tali.

In mancanza delle quali al PLI spetta di esistere solo come mera icona, nobile quanto si vuole, ma pura testimonianza statica del Liberalismo. Insomma, un dignitoso simbolo d’altri tempi. Proprio ora che il Liberalismo si conferma l’unica ideologia che ha vinto nel Mondo, e tutti si dicono “liberali”!

E’ noto il crudele paradosso per cui un partito liberale non ha più senso quando lo Stato è diventato liberale. Ma in Italia la rivoluzione liberale è davvero incompiuta e spesso imposta più dall’Europa, dai mercati e dai giudici, che davvero sentita dalla popolazione, per secoli maleducata da dittature, clericalismo, fascismo e comunismo.

E quindi è vero che un partito liberale avrebbe ancora ragione di esistere, proprio in Italia, perché avrebbe il compito anche di “educare” laicamente gli Italiani. E, anzi, a saperci fare, sarebbe il primo partito non l’ultimo, se solo si riorganizzasse la tavolozza della politica italiana non attorno ai personaggi senza idee e perciò capaci di tutto, ma solo in base alle idee: liberali, conservatori, socialisti. In questa tripartizione è facile ipotizzare che i liberali avrebbero la maggioranza.

Così, il piccolissimo PLI continua ad esistere, più sulla carta che nella vita intellettuale e politica del Paese, soltanto grazie alla personale testardaggine – possiamo testimoniarlo – di Stefano De Luca, ex deputato e avvocato di Palermo, che otto anni fa, contro tutti, decise di farlo rinascere, perché – ci confidò (quando noi ritrovati liberali sotto le insegne del PLI eravamo appena una decina a Roma) – sentiva quasi il rimorso di aver contribuito a scioglierlo nei primi anni 90.

E allora perché nel precedente Congresso del 2009, col tentativo di scalata dei berluskones delusi Diaconale e Taradash, ed anche oggi, con l’Opa dei berluskones delusi Musso, Altissimo e Bastianini, la Destra liberista ha provato invano ad occupare con un colpo di mano, facendo calare dall’alto – entrambe le volte, ormai la regìa è nota – alcune decine di giovani mai visti prima con l’intento di vincere ai punti su una platea data per vecchia, stantia e poco reattiva?

E’ un mistero, fino ad un certo punto. Una testata dignitosa come quella del PLI può sempre essere usata o come comodo refugium peccatorum di trombati elettorali in attesa di riciclaggio, o come merce di scambio con uno qualsiasi dei partiti di potere del Centro-Destra. Senza dire poi che può sempre essere riempita di tanti giovani e giovinastri della Destra, gente “nuova” e “attiva” per autodefinizione. A proposito, il mito anti-liberale del giovanilismo è emerso anche in questo Congresso, sembrando quasi che un qualsiasi giovinastro ignorante ma con tanta voglia di “fare” (che cosa?) valga di più d’un vecchio liberale Doc stanco e incapace di fare.

Così, nell’impossibilità di “fare” alcunché politicamente, visto – come dico nei miei due brevi interventi – che oggi una lista che si chiami “partito” non sarebbe votata, tantomeno una “liberale”, aggettivo che gli Italiani non sanno neanche che cosa voglia dire, un Partito Liberale Italiano deve purtroppo limitarsi al “dire”, al “rappresentare” degnamente una ideologia: il Liberalismo.

E in questo, paradossalmente, le truppe d’assalto, i lanciatori di Opa, i nuovisti o giovanilisti che hanno tentato la scalata, sono apparsi molto meno liberali dei vecchi, compreso il segretario De Luca, che almeno, pur nel suo non-fare e nelle sue chiusure e asperità caratteriali, possiede una enorme e difficilmente eguagliabile in bilanciamento cultura liberale, offre un’immagine completa e non banalmente di Destra del Liberalismo italiano. Insomma, la Destra solo liberista, ancorché più giovane, non avrebbe dato una bella immagine del Liberalismo italiano, e sarebbe stata fagocitata in un sol boccone dal Maelstrom del post-berlusconismo senza idee in sfacelo.

Perciò ci è toccato, paradossalmente, difendere la icona culturale, per quanto inattiva, piuttosto che le velleità di “fare” (e perciò pericolose) da parte di chi offriva un ritratto poco veritiero perché troppo banale e parziale del Liberalismo: il mero liberismo economico, senza laicismo, senza cultura, senza la famosa solidarietà liberale, senza misurarsi con la società e i mille problemi della società moderna. Insomma, il solito stantio e perdente Liberismo e Liberalismo di Destra. E grazie tante: anche i conservatori sono liberisti, non ci sarebbe bisogno dei liberali!

Ma il PLI non può diventare un partito conservatore. Perfino nell’èra Malagodi evitò il conservatorismo, sia pure per un pelo, quando ormai noi giovani avevamo perso ogni speranza, grazie all’impennata orgogliosa del divorzio e del laicismo ritrovato fuori tempo massimo. Né può diventare un doppione delle tecnocrazie accademiche, del pur utile e intelligentissimo Istituto Bruno Leoni, o della Luiss, che è l’università della Confindustria.

E che facciamo, il “partito degli economisti” o “degli ingegneri” grazie al sillogismo sempliciotto che siccome l’economia occidentale che si studia all’Università è fondata sul libero mercato, tutti i professori di economia, sarebbero ipso facto dei liberali Doc? Ma per piacere! Anzi, sarebbe quasi un raffinato conflitto di interessi intellettuale. Il Liberalismo verrebbe “tecnicizzato”, ridotto alla banale materia insegnata all’università: all’economia di mercato. Quindi, seppure, il solo liberismo. E no. Croce ha tenuto a dirci che una cosa è l’accademia, un’altra la politica, una cosa il politologo che studia il Liberalismo, altra cosa il politico liberale. E lo stesso, per analogia, può essere riferito agli economisti o industriali, molto ben rappresentati in questa Destra liberale che vorrebbe impossessarsi del PLI.

Perché, inutile nasconderselo, si sa dove andremmo a finire in tal caso: ad una perdita secca di idealità, di ampiezza di vedute, di generalità degli interessi, di rappresentatività dell’intero sfaccettato Liberalismo, e in fin dei conti anche di moralità, per diventare banalmente una sorta di “Partito dei Lavori”, patrocinatore di inutili Grandi Opere – queste sì, keynesiane fuori tempo massimo – buone soltanto per devastare il territorio. E chiunque vi si opponesse sarebbe tacciato addirittura di essere anti-liberista, ergo anti-liberale. Il giochino (che fanno altrove, ma potrebbe – chi lo sa? – riproporsi anche in casa liberale) lo conosciamo bene: “Fateci costruire, fateci lavorare, fateci cementificare la Natura (anche se non c’è domanda di mercato, anche in regime di monopolio): se no, siete comunisti”. E già, perché questo sarebbe il rischio – per ora solo teorico, certo – del lasciar “fare” la gente sbrigativa e affarista che nei siti web, con la scusa del “giovanilismo” e dell’efficientismo, inneggia alla Thatcher e a Reagan, imitando sempre i Repubblicani americani (ora anche il Tea Party), mai i Democratici. In altre parole, berlusconiana ultrà senza Berlusconi.

Insomma, è bene vigilare e cautelarsi, perché alle volte “a pensar male s’indovina”. La funzione critica, tipica del liberale, deve essere sempre in grado di disegnare ogni scenario, non solo probabile, ma anche possibile.

Ecco perché, ritornando al piccolo PLI, paradossalmente, “dire” soltanto il Liberalismo, almeno descriverlo in modo pluralista e completo, visto che proprio non si riesce a propagandarlo, è mille volte meglio del “fare” a tutti i costi e male. Il berlusconismo ce lo ha mostrato chiaramente.

Nico Valerio

13 Commenti

  1. Caro Enzo,
    ho la vaga sensazione che la legge elettorale non verrà affatto cambiata. Stanno facendo melina e se mai faranno qualcosa faranno un ritocco al “porcellum” (salvandone l’impianto vergognoso e generale) che si limiterà ad alzare le soglie di sbarramento con qualche altro piccolo maquillage (peggiorativo, va da se).

  2. Aggiungo, particolare tutt’altro che irrilevante, che ogni iniziativa e valutazione elettorale va adottata ” tenendo conto delle esigenze scaturenti dalla normativa elettorale”; quella attuale (se il porcellum resterà in vigore) e quella eventualmente nuova, che ovviamente non sarà scritta dal PLI, ma (per stare alle sigle) dal trio A.B.C..

  3. Quando si ha qualche dubbio interpretativo, la prima cosa da fare è quella di andarsi a rileggere ciò che sta scritto nel testo ufficiale della mozione politica approvata dal Congresso, nel cui dispositivo finale sta scritto quanto segue:

    “Sulla base di questo decalogo liberale, significativo ma non esaustivo del suo impegno politico, il PLI proseguirà nella scelta di marcare, nell’autonomia, la propria individualità, mentre si ritiene impegnato a promuovere ogni sinergia politica che consenta di rafforzare l’Agenda Liberale del 21° secolo.
    Il 28° Congresso Nazionale del PLI, condivide ed approva la relazione del Segretario Nazionale on. Stefano de Luca ed indica come obiettivo strategico del Partito quello di rendersi promotore di un percorso costituente per l’aggregazione di tutti i liberali italiani, sia di quelli della diaspora apertasi nel 1994, sia, e soprattutto, di quei tanti altri che, specie tra le nuove generazioni, sono oggi nuovi sostenitori del liberalismo democratico europeo ed internazionale, che trova le sue emblematiche espressioni nel Partito Europeo dei Liberali Democratici e Riformatori (ELDR) e nell’Internazionale Liberale (L. I.), alle cui organizzazioni il PLI intende aderire.
    E quindi, mentre ribadisce la propria collocazione alternativa rispetto all’attuale bipolarismo italiano, il PLI, tenendo conto delle esigenze scaturenti dalla normativa elettorale, si propone di costruire e rafforzare alleanze politiche ed elettorali sia coi movimenti dichiaratamente liberali, sia con tutte le altre espressioni laiche della politica e della società civile, disposte a costruire coi liberali l’Italia del Futuro”

    Le parole chiave sono, nella prima frase, “autonomia” e “individualità”; nella seconda frase “percorso costituente per l’aggregazione di tutti i liberali” e “adesione a ELDR e L.I:”; e nella terza frase “alleanze politiche ed elettorali ……..per costruire coi liberali l’Italia del Futuro”.
    Credo che sia tutto chiaro, almeno per chi vuole intendere.

  4. Non so se la replica di de Luca si riferisse a quel comunicato. E’ molto verosimile che sia quello riportato da Ferrante (salvo smentite). Prendiamolo per certo.

    Premessa: dietro simili comunicati c’è soprattutto tanto tatticismo, sfumature, e sottigliezze da cogliere da ciascuna delle parti. Ed il tutto può sfumare in un nulla di fatto. Fa parte della politica.

    Quindi, riprendo:
    “……o trovare delle forme organizzative che mettano insieme non solo l`area tradizionalmente democristiana, ma anche l`area riformista e liberale, coinvolgendo le categorie, il volontariato” (o l’una, o l’altra possibilità). Lo si può intendere come meglio si crede. E’ palesemente nelle intenzioni dell’autore non precludere niente.
    D’altra parte, un accordo elettorale non implica lo scioglimento. Per esempio, il PRI ha conseguito due parlamentari presentandosi alle elezioni con il PDL nel 2008, ma non si è fuso con questo.

  5. E allora, visto che parliamo di pelo nell’uovo riporto i testi dei comunicati dei due segretari (ovviamente il ragionamento ha un senso se il comunicato di de Luca faccia riferimento a quello di Cesa che riporto qui; altrimenti chiedo venia e ritiro tutto) cosìcchè ognuno potrà valutare liberamente.

    Cesa: “Andare oltre l`Udc e costruire una nuova casa per i moderati italiani è il compito che ci attende. Magari facendo un passo indietro come partito, scioglierlo per dar vita a una nuova formazione politica o trovare delle forme organizzative che mettano insieme non solo l`area tradizionalmente democristiana, ma anche l`area riformista e liberale, coinvolgendo le categorie, il volontariato”

    de Luca: I Liberali italiani apprezzano la recente dichiarazione dell’on. Lorenzo Cesa, Segretario dell’UDC, di voler allargare l’orizzonte del proprio partito anche a liberali e riformatori.
    Poiché questo intento – ha affermato il Segretario Nazionale del PLI Stefano de Luca – coincide con il deliberato del recente Congresso Nazionale del Partito Liberale Italiano, auspichiamo che l’UDC, come forza più consistente del Terzo polo, promuova un incontro per l’avvio concreto del progetto nell’interesse del Paese.

  6. Claudio perdonami ma le cose hanno un nome e come diceva Don Lorenzo Milani prete cattolico filo – comunista , cioè distante anni luce dai miei pensieri , vanno chiamate con il loro nome.
    Se Cesa fa una apertura alla medesima si risponde con disponibilità , ma è disponibilità a ragionarne non a farsi fagocitare.
    In Francia il partito centrista UDF raccoglie cattolici e liberali che stanno insieme pee esigenze di sopravvivenza e tengono la barra al centro . I Liberali francesi non sono democristiani ne i democratici cristiani francesi sono liberali . Se noi guardiamo al terzo polo tutte le anime che lo compongono sono nostri naturali interlocutori con cui ci si confronta.
    A onor del vero l ‘impressione è al contrario che i meno interessati al terzo polo sembrano proprio , nonostante i proclami , i cattolici dell ‘UDC. Un esempio banale? Nella provincia di Lucca in tre città contigue si vota per la elezione del sindaco ebbene l’Udc si presenta nelle medesime una volta con la destra , un altra col centro e una con la sinistra. IL PLI nelle stesse realtà non è alleato mai nè del PDL nè del PD . Quindi nonostante tu dica che non siamo coerenti , nei fatti lo siamo assolutamente. E Alberto ha ragione , tu invece non perdi occasione per cercare il pelo nell’ uovo e alla lunga sta diventando un modo di fare a dir poco fastidioso. L affetto resta immutato ma immutate restano le divergenze.

    Claudio Gentile . (deluchiano convinto)

  7. Encomiabile il tentativo dell’amico Lopez di giustificare un’evidente contraddizione nella linea politica dell’attuale segreteria. Chi ha tempo e voglia può riascoltare i lavori dell’ultimo congresso per verificare che l’attuale dirigenza (compreso l’amico Valerio) ha contestato al gruppo che sosteneva Musso di voler stringere accordi con L’UDC (“non voglio morire democristiano” detto da qualcuno con tanto di applausi scroscianti). E in ogni caso, creare un’unico soggetto politico se non è fusione, come la si può chiamare? Coabitazione? Comunione? Coppia di fatto? Matrimonio civile (per carità, mai parlare di concordatario….o sì?)?

  8. Mi auguro che Nico Valerio abbia voglia di arricchire con contributi più frequenti lo spazio del sito PLI, proprio per le suddette ragioni:
    la carenza di cultura liberale. A proposito, Malagodi ha fatto in tempo a lasciarci una lezione di grande attualità.
    Da leggere, fra gli altri, il recente articolo di Ortis sul primo numero di quest’anno di Libro Aperto.
    Infine, a me pare lapalissiano che la corretta chiave di lettura della recente dichiarazione di de Luca sull’ UDC sia stata data, a più riprese, da Salvatore Buccheri: c’è una partita aperta ed il PLI è in partita. Non è poco. Nè Cesa, nè de Luca hanno parlato di fusioni, a scanso di equivoci.
    Poi nel mero mondo delle ipotesi, per amor di conversazione, se UDC, API e FLI presentassero una lista alle prossime Politiche (molto dipende dalla legge elettorale) sotto un’unica denominazione (e questo non implica lo scioglimento dei rispettivi partiti), costituendo uno schieramento politico di Centro (l’area propria del PLI, che un artificioso bipolarismo ha spazzato via in questi ultimi venti anni) e ci proponessero di farne parte, che si fa? Dovremmo dire di no? E rinunciare, così, a prendere parte all’unica proposta che avesse qualche concreta possibiltà di ricreare in Italia quegli spazi politici dove possano aver rappresentanza anche le posizioni non estremiste?

  9. Caro Nico come al solito sono daccordo con te su praticamente nulla , ma come il liberalismo insegna non mi sogno nè di sequestrarti nè di zittirti. Non sono da sempre daccordo con chi vuole eliminare il sostantivo partito tenendo solo l ‘attributo ” liberale ” e peggiorando il tutto aggiungendo italiani . Perchè è un idea massificante , che non rispetta le individualità che giustamente in un partito come il nostro devono esserci , guai ad auspicare il contrario . Liberali Italiani somiglia tanto che so a salumi toscani , cioè un termine genrico che non identifica un bel niente. Il PLI è e deve essere il partito di chi si identifica con la parte politica che si riconosce nel liberalismo nel quale tra le altre cose sono confluite correnti di pensiero austriache , anglosassoni , iberiche , francesi .
    Il liberale inglese è molto diverso da quello austriaco o tedesco , percepito nei rispettivi paesi come di sinistra il primo e di destra i secondi. Il Liberale italiano può essere l ‘una e l ‘altra cosa , ce n ‘è persino qualcuno che si dichiara liberale e monarchico cosi’ come ci furono partigiani liberali , che nel dopoguerra all ‘idea di un Re risposero col voto in favore della Repubblica.
    E allora in una cotal mistura di posizioni e di pensieri , tutti legittimi per carità , un criterio unificante deve pur esserci e non può che essere la forma partito. La si pianti una volta per tutte di sostenere che il male del nostro stralunato paese siano stati i Partiti Politici , dimenticando o fingendo di farlo che i partiti sono fatti dagli uomini e che gli uomini possono commettere errori anche gravi ma che prescindono dalle organizzazioni a cui appartengono . Forse qualcuno si è sognato di chiedere lo scioglimento della Chiesa Cattolica quando un sacerdote o un vescovo è stato accusato e condannato per reati di un qualche tipo??? E quando un carabiniere o un poliziotto devia dal suo dovere e commette reato si è mai sentito chiedere lo scioglimento del corpo di appartenenza??? E che dire di certi magistrati ??? Questa è una nazione che a vari livelli , in più settori . anche in quello sportivo che dovrebbe essere il regno della lealtà , trova il modo di esprimere personaggi che in nome del proprio tornaconto , legale o meno non fa differenza , sono pronti a tradire qualunque fiducia in essi riposta . E se è vero che la classe politica dovrebbe essere guida anche morale non ci si può stupire se c è chi male interpreta il proprio ruolo e tenta di arricchirsi attraverso la politica con la p minuscola .
    Insomma che i partiti siano associazioni a delinquere è un idea fatta scivolare nell ‘ immaginario collettivo un pò per giustificare qualunque comportamento irregolare e un pò per nascondersi dietro a un dito . Cosa diresti a un medico che certifica una cecità totale a fini pensionistici , che va bene se lo fa perchè tanto rubano anche i politici’???
    Personalmente gli direi che non è migliore di quel ministro che probabilmente vitupera. Anzi che è persino più ipocrita .
    Quanto alla storia del finanziamento pubblico dei partiti che tiene banco in questi giorni , mi domando ma gli italiani hanno una idea vaga su come sistemare la situazione ??? Si rendono conto che in mancanza di finanziamenti pubblici ne occorrerebbero di privati ???? O desiderano un paese in cui solo chi è ricco sia in grado di fare politica a un certo livello ??? Vogliono un paese di Cavalieri che fondano e gestiscono partiti di plastica e si fanno le leggi elettorali a proprio uso e consumo??? O vogliono una democrazia autentica , questo è il quesito da porre e la democrazia piaccia o non piaccia passa attraverso le organizzazioni politiche. Passa attraverso i Partiti , che non sono forse il massimo ma sono l ‘ unico strumento serio per accedere alla gestione della ” res publica ” . Le liste civiche , dietro le quali spesso ci sono comunque partiti , possono andare bene per i comuni , per le provincie , cioè per aree di territorio piccole e omogenee. E poi perdonatemi la retromarcia ma perchè si parla dei bilanci dei partiti dimenticandosi che i Sindacati non hanno l ‘ obbligo di presentazione del Bilancio ??? A te Nico pare normale ?? A me no , ma quanti nostri connazionali lo sanno ?? Quanto al perchè ogni nostro Congresso ultimamente sia risolto quasi all ‘arma bianca e susciti appetiti su un soggetto che si dichiara di volta in volta “inutile ” , “inesistente ” , ” velleitario” , è un mistero che non si spiega e non mi spiego una cosa sola posso dirti esisto non mi sento inutile e nemmeno velleitario : sono Liberale , amico di liberali ma soprattutto uomo di partito che ama il Partito a cui appartiene e sono orgoglioso che sia il PLI.
    Claudio Gentile delegato al congresso nazionale sostenitore di Stefano De Luca a cui sarò per sempre grato.

  10. Gentile Sig. De Sario,
    da quel poco (sia in senso letterale che semantico) che lei scrive, mi tocca intuire che il suo unico modo di manifestare il dissenso verso l’altrui opinione sia quello di augurarsi la “contenzione fisica in luoghi idonei” (mi scusi ma non riesco nemmeno ad usare quel volgarissimo e gutturale termine da lei trascritto). Le do un consiglio sig. De Sario, si auguri sempre che noi non si venga destinati ad un TSO (non le sviluppo l’acronimo perchè suppongo lei sia un fine esperto della materia). In questo modo anche persone come lei, potranno sempre testimoniare di esistere pigiando qualche tasto dietro un monitor.
    Un cordiale saluto.

  11. Caro Nico,
    nella tua interessante riflessione hai dimenticato un passaggio che ritengo importante. Al congresso tu hai detto pubblicamente che non avresti votato Musso per il solo fatto che proponeva un accordo con i cattolici. De Luca qualche giorno fa auspicava una fusione! Come mai non ne hai fatto cenno a proposito della coerenza, ecc…?

  12. Caro Nico,
    nella tua interessante riflessione hai dimenticato un passaggio che ritengo importante. Al congresso tu hai detto pubblicamente che non avresti votato Musso per il solo fatto che proponeva un accordo con i cattolici. De Luca qualche giorno fa auspicava una fusione! Come mai non ne hai fatto cenno a proposito della coerenza, ecc…?

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