Con l’approssimarsi del prossimo Congresso Nazionale, mi sembra d’obbligo accogliere l’invito espresso a suo tempo, tramite la nota del febbraio scorsoUn Congresso verso dove?,  dal Segretario nazionale On.le Stefano de Luca volto ad incoraggiare la prosecuzione di un dibattito che contribuisca a produrre quegli elementi che costituiranno i temi di discussione e confronto in sede congressuale. Da parte mia mi sono premurato di scrivere questa breve nota come mio personale contributo allo scambio dialettico in corso all’interno del Partito e alla definizione di una linea programmatica per gli anni a venire.

Credo innanzitutto di poter esprimere in maniera limpida il mio personale apprezzamento per gli indirizzi politici generali finora espressi a livello nazionale sia dalla segreteria che dalla direzione uscenti e mi auguro che si possa pervenire entro la data del Congresso ad una posizione unitaria che eviti inutili ed incomprensibili spaccature interne al Partito. Auspico piuttosto che il prossimo Congresso rappresenti una delle tappe miliari di quel cammino costituente che produca in tempi ragionevoli la riunificazione di tutti i liberali all’interno di un unico partito, ovvero all’interno di questo Partito Liberale Italiano (PLI).

La situazione politica attuale, che vede i partiti che hanno caratterizzato il sistema bipolare degli ultimi vent’anni in grande affanno se non in progressivo o parziale disfacimento, rende il panorama sociale ed elettorale abbastanza magmatico ovvero prossimo ad un probabile mutamento radicale. In tale contesto se i liberali intendono emergere quale forza politica rilevante a livello nazionale non possono assolutamente perdere l’occasione storica in atto e devono rafforzare quelle strutture e quelle strategie predisposte a raccogliere il consenso, ovvero devono produrre una base programmatica di spessore che possa poi raggiungere l’elettorato e raccoglierne l’approvazione affrontando a livello pubblico tematiche condivise e presentando soluzioni che sappiano distinguersi dalla leggerezza intellettuale che ancora pervade la classe politica nazionale. A tal fine vorrei presentare all’attenzione del Congresso alcuni punti di riflessione  attraverso i quali instaurare un dialogo con tutti coloro che si dichiarano convintamente liberali e con i candidati alle cariche elettive impostando un discorso volto a privilegiare i contenuti e non le generiche dichiarazioni di intenti.

In particolare sui grandi temi nazionali ed internazionali:

1. sostegno al governo Monti  condizionato alla promozione di una concreta politica liberale e a provvedimenti rispondenti all’ideale politico che il Partito promuove e che deve necessariamente essere precondizione politica ad un appoggio di tale natura;
2. promozione delle liberalizzazioni delle attività commerciali, dei servizi pubblici e delle professioni e promulgazione contestuale di una adeguata legislazione a garanzia della qualità del servizio erogato;
3. istituzione di una forma di contrasto all’evasione fiscale di stile “americano” e contestuale riduzione della pressione fiscale;
4. riforma del lavoro con il fine di porre un termine all’attuale precariato e garantire sia a lavoratori anziani che ai neoassunti pari diritti e pari doveri livellando rispettivamente verso il basso e verso l’alto l’eccessivo garantismo finora promosso ai contratti a tempo indeterminato che ha reso meno competitivo il nostro mercato del lavoro rispetto ad altri Paesi europei ed extraeuropei;
5. promozione di una riforma del nostro sistema produttivo in sinergia con le categorie imprenditoriali con lo scopo di renderlo più competitivo alla luce di un evidente differenziale esistente tra i sistemi industriali europei ed occidentali e quello nazionale per non fare cenno a quello asiatico nel quale, però, a volte l’ingiustizia sociale, se non una vera e propria forma di schiavismo, rende la competizione economica assolutamente sleale e senza regole;
6. riduzione del debito pubblico attivando una adeguata procedura di dismissione di beni immobili organizzata con la gradualità necessaria atta a permettere da un lato al mercato di poter assorbire le quantità dismesse e dall’altro per non attivare una svendita che sarebbe assolutamente
controproducente viste, fra l’altro, le finalità di ingenerare un importante flusso di cassa a beneficio dello Stato;
7. vendita delle partecipazioni pubbliche laddove non siano in gioco importanti settori strategici nazionali ovvero mantenimento di quote azionarie di controllo nel settore di energia, ricerca e difesa fino a quando analoghe liberalizzazioni non verranno intraprese dalla maggior parte degli attori pubblici europei ed internazionali;
8. riforma dell’impianto statale con riduzione dei parlamentari, fine del bicameralismo perfetto, istituzione del premierato/presidenzialismo, abolizione delle province;
9. riforma della legge elettorale in senso proporzionale sia alle politiche che a livello periferico con soglia di sbarramento e possibilità di esprimere la preferenza per il candidato;
10. riforma dell’università con l’abolizione del “3+2″ e potenziamento delle scuole tecniche e professionali;
11. rafforzamento di una politica estera italiana atlantica ed europea all’interno del contesto delle grandi potenze internazionali;
12. apertura di un tavolo di confronto per l’individuazione di nuove tattiche di lotta alla criminalità organizzata e alle mafie.

Sui temi interni al Partito:

1. si auspica l’individuazione a livello nazionale di nuove strade e strategie per promuovere il Partito sui mezzi di comunicazione al fine di rendere protagonisti i nostri esponenti politici e parlamentari nel dibattito pubblico nazionale con una evidente ricaduta positiva sia a livello elettorale che locale;
2. occorre istituire in ogni regione la carica di segretario politico regionale ed in ogni provincia la carica di segretario politico provinciale promuovendo attivamente il radicamento del Partito sul territorio ed agevolando la creazione delle relative strutture organizzative periferiche quali le sezioni comunali e provinciali;
3. il Consiglio Nazionale dovrebbe essere indetto con maggiore frequenza e non solo due volte all’anno;
4. si auspica il decadimento d’ufficio dagli incarichi nazionali e locali per tutti coloro che non rinnovino la tessera entro il 31 dicembre dell’anno in corso;
5. si chiede una maggiore condivisione con la base degli iscritti, anche attraverso preventivi dibatti presso le assemblee locali, riguardo le grandi scelte o le posizioni più rilevanti che il Partito intende promuovere o sostenere a livello pubblico;
6. si chiede una maggiore severità nella moderazione dei commenti espressi sul sito web del Partito, in particolare occorre fare in modo che chi scrive sul forum in calce agli articoli pubblicati si preiscriva con nome e cognome ed una e-mail valida in modo da poter essere rintracciato ed identificato. Quindi no a commenti anonimi o pseudonimi.

Il Segretario comunale della sezione del PLI di Cesenatico (FC) e Segretario ‘pro tempore’ per la provincia di Rimini
Axel Famiglini

Tratto da Rivoluzione Liberale

6 Commenti

  1. caro Enzo grazie per i chiarimenti che la Tua preparazione rendono sempre esplicativi per la grande conoscenza delle norme e delle leggi, come si addice a personalità del Tuo spessore, di cui il nostro partito è ricchissimo diversamente dall’ignoranza crassa imperante nell’attuale politica italiana, fatte le dovute residuali eccezioni. Sarebbe bene discutere di quale modello parlamentare noi vorremmo, più consono ad un miglior rapporto con i cittadini, intanto rispristinando un rapporto fiduciario che è andato perso a causa dello scellerato porcellum e dei nominati, peraltro senza alcuni meriti se non l’asservimento ai loro padroni, e l’eventuale modello di parlamentarismo anglosassone che ridurrebbe i parlamentari ma consentirebbe cmq al popolo di esprimersi. Su questo gradirei che Ti facessi promotore di un dibattito, su cosa propongono i liberali. Per come io la penso e viste le esperienze fallimentari dei sindaci e dei presidenti di regione a cui sono stati dati poteri enormi, personalmente penso che un parlamento forte e soprattutto fatto da persone serie e preparate, sarebeb la migliore garanzia per i cittadini, soprattutto in considerazione della fallacità di un solo personaggio, viste le esperienze passate. Scusa per la mia schiettezza.

  2. Cara Antonietta, Ti prego di rileggere con attenzione il mio precedente commento. Non vi troverai nessun accenno alla diretta designazione del premier sulla lista elettorale, che è un sistema che ho sempre criticato e non condiviso, ritenendolo peridoloso (come giustamente dici Tu) ed addirittura incostituzionale (perché tendente ad espropriare surrettiziamente il Presidente della Repubblica del suo potere-dovere di nominare il premier ex art. 92, comma 2, Cost.
    Ciò non toglie che il Presidente del Consiglio debba avere il potere di indirizzare la politica generale del Governo (art. 95 Cost.), e l’esperienza dimostra che non può farlo se non è in grado di proporre al capo dello Stato la revoca dei ministri che egli stesso aveva proposto per la nomina; proposta di nomina e proposta di revoca devono camminare insieme; al tempo stesso, il premier deve potere impostare la sua linea di bilancio, senza che si crei il solito mercato degli emendamenti, libero restando il Parlamento di bocciare la proposta di bilancio, con conseguenti dimissioni del Governo.
    Al contempo, il Parlamento deve essere rafforzato nei suoi poteri di controllo sul Governo e nella sua capacità autonoma di legiferare, e ciò si può ottenere solo se i parlamentari rappresentano la nazione e vengono scelti dagli elettori, piuttosto che essere designati dai capi partito; solo così sarà possibile ridurre il loro tasso di fedeltà ai capi-partito ed invece aumentare il loro tasso di responsabilità verso gli elettori e verso il Paese.

  3. caro Enzo, tu scrivi che è ” meglio il premierato, con un premier forte ed un parlamento altrettanto forte, in un sistema in cui il premier possa proporre al Paese la sua linea, possa nominare e revocare i ministri, possa proporre la sua legge di bilancio inemendabile se non da lui stesso, ed in cui i parlamentari siano i rappresentati dei cittadini e non i delegati dei capi-partito, e siano in grado d controllare effettivamente l’operato del governo” ti inviterei a riflettere su questa proposta, alla luce di quanto sta accadendo da quasi ventanni a questa parte, a seguito delel elezioni in cui viene indicata la designazione del candidato per es. sindaco o presidente della regione etc. che una volta eletto, anche se si dimostra fallimentare in ogni sua manifestazione è praticamente impossibile rimuovere e sappiamo bene qual’è l’attaccamento alle poltrone di certi signori, che è inversamente proporzionale al loro valore politico e gestionale. Quindi, conoscendo i limiti della razza umana, e non ritenendo nessuno così perfetto da poter svolgere pienamente quello che proponi, Ti inviterei da uomo che sa fare la Politica e che tiene alle Istituzioni, ad una maggiore prudenza o quantomeno a considerare delel riserve! .

  4. Complimenti, caro Axel, condivido tutto,salvo l’accenno al presidenzialismo, che in Italia rischia di confinare col populismo/plebiscitarismo, come gli ultimi venti anni ci hanno insegnato.
    Meglio il premierato, con un premier forte ed un parlamento altrettanto forte, in un sistema in cui il premier possa proporre al Paese la sua linea, possa nominare e revocare i ministri, possa proporre la sua legge di bilancio inemendabile se non da lui stesso, ed in cui i parlamentari siano i rappresentati dei cittadini e non i delegati dei capi-partito, e siano in grado d controllare effettivamente l’operato del governo.
    Ci sarà tempo per discuterne al Congresso.
    Comunque, a Te rivolgo un sincero apprezzamento per il contributo che hai voluto dare, nella certezza che ulteriori contributi di idee e proposte non mancheranno.
    Ad maiora

  5. Condivido, aggiungerei solamente un auspicio che il congresso nazionale si tenga nei tempi previsti e con il massimo della volontà da parte di tutti di trovere punti d’incontro piuttosto che di scontro.

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