Carissimo Mauro,

qualche giorno fa, nell’ambito degli interventi sul prossimo Congresso Nazionale del PLI, Rivoluzione Liberale ha ospitato un tuo articolo dal titolo “Per una Costituente Liberale”.

In sede di commento, ho esposto le mie impressioni sul relativo contenuto, e tuttavia su un punto dell’articolo mi è sembrato estremamente “riduttivo” replicare solo in quella sede.

Ho pensato dunque che fosse invece opportuno chiedere al giornale, in separata sede, lo spazio per una più puntuale replica, che ora Ti invio sotto forma di “lettera-aperta” rivolta anche a tutti i lettori che siano interessati a conoscere la realtà dei fatti. E ringrazio anticipatamente il direttore se vorrà darne pubblicazione.

La questione è quella dell’iniziativa referendaria, che ha visto in prima linea, e con lusinghieri risultati, il PLI, anche se poi, com’è noto, la Corte Costituzionale si è purtroppo pronunciata per l’inammissibilità dei relativi quesiti.

Non esito personalmente a ritenere che se oggi il PLI ha raddoppiato nei sondaggi il suo gradimento elettorale ed è tornato ad una qualche forma, seppur modestissima, di visibilità, lo si deve soprattutto a quella grande avventura referendaria che ha suscitato uno straordinario successo nell’opinione pubblica e non pochi apprezzamenti (quasi un meravigliato stupore) anche nelle altre forze politiche che hanno sostenuto l’iniziativa.

Il motivo di questa mia lettera-aperta nasce in particolare dalla constatazione che, nel tuo “pezzo”, si può leggere un esplicito apprezzamento per “…il Presidente Scognamiglio che, tra l’altro, per primo, ha proposto già due anni fa i referendum sul porcellum”, mentre non si menziona neppure l’attività di chi ha promosso, seguito ed accompagnato sino alla fine tutta la vicenda referendaria.

Su questo sento l’obbligo morale di fare alcune integrazioni, essendo anche stato personale testimone, oltre che partecipe osservatore, della vicenda, dal suo nascere e sino alla sua conclusione, richiamando alla tua memoria (e non solo) alcuni fatti storici che sembra essere stati dimenticati.

Nel Consiglio Nazionale del 22 maggio 2010 fu deliberato, anche col mio voto, che il PLI avrebbe promosso un referendum per l’abrogazione del “porcellum” e fu dato incarico al Presidente del partito, il sen. Carlo Scognamiglio Pasini – che effettivamente ne aveva parlato per primo – di attivarsi per la costituzione del relativo comitato promotore; si convenne nell’occasione che l’aspetto giuridico della questione, assolutamente nuova per la dottrina costituzionale, sarebbe stato curato dal sen. Enzo Palumbo, presidente del nostro Consiglio Nazionale.

Sono personalmente al corrente – perché, tra i primi, ebbi l’onore ed il piacere di leggere le bozze iniziali del suo lavoro – del fatto che Palumbo si gettò immediatamente, anima e corpo, nello studio della questione, mettendo insieme la sua esperienza giuridica e la sua sensibilità politica, predisponendo un apposito  memorandum e redigendo le prime bozze dei quesiti.

Il tutto procedette speditamente fino alla Direzione Nazionale del 10 giugno 2010, alla quale Palumbo presentò la sua relazione ottenendone il via libera per l’ulteriore corso, che non poteva ovviamente prescindere dai contatti che Scognamiglio si era riservato di attivare ai fini della formazione di un autorevole comitato promotore.

Per parte sua, anche Palumbo provò a tessere personalmente qualche contatto, “agganciando” il Sen. Passigli, che nel frattempo (siamo a fine agosto 2010),  aveva già lanciato pubblicamente la “sua” ipotesi di battaglia referendaria sulla legge elettorale, in termini che allora non erano ancora noti e che poi si rivelarono diversi dal percorso immaginato dal PLI.

Ricordo perfettamente un incontro agostano a Messina, a casa di Enzo Palumbo, nel quale parlammo dello stato di avanzamento della vicenda referendaria, e mi sentii dire che i contatti erano in corso, e che, in particolare, Scognamiglio ne aveva programmati alcuni “molto autorevoli” (non mi volle dire i nomi, per ovvie ragioni di riservatezza) per l’autunno successivo.

Nel frattempo, Palumbo, pur tenendo riservato il suo lavoro per non “bruciare” l’iniziativa ed i contatti programmati da Scognamiglio, cominciò a fare qualche intervento in rete per tenere vivo l’argomento.

Chi era al corrente dell’iniziativa, ed io ero tra questi, rimaneva in trepidante attesa dell’esito dei contatti di Scognamiglio, ma invano.

Nel contempo il lavoro di Palumbo rimase nel cassetto della riservatezza, senza che il Presidente Scognamiglio desse alcun seguito al compito che gli era stato assegnato e che volentieri aveva assunto; o, quantomeno, io come altri non ce ne siamo accorti. Passarono le settimane, passò il famoso Consiglio Nazionale di Fiuggi, passò la strappo di Fini, passò il “14 dicembre”, passò la dolorosissima vicenda “Guzzanti”, e tutti, me compreso e me ne dispiaccio, quasi ci dimenticammo del referendum. Nel frattempo, da Scognamiglio, nessun segnale.

Ad un certo punto, e siamo ormai alla fine della primavera del 2011, il Vice Segretario Regionale della Sicilia, l’amico Giuseppe Stella, cominciò a sollecitarmi inviandomi i link di alcuni articoli in cui si parlava dei c.d. “quesiti Passigli” per l’abrogazione del “porcellum”.

E fu proprio in quel frangente che mi misi in agitazione, rendendomi conto che, in pratica, avevamo perso un anno di tempo e rischiavamo di restare assolutamente spiazzati dall’iniziativa in corso ad opera del sen. Passigli; stava accadendo che altri si muovevano nella direzione che noi avevamo intuito per primi, mentre noi non avevamo fatto un bel nulla.

Fu a quel punto che, proprio la domenica 12 giugno 2011 in cui si celebravano i referendum su acqua etc., andai a trovare a Messina Palumbo, il quale, mentre già si profilava chiaramente il raggiungimento del quorum per quei referendum, intuì che era il momento di rompere gli indugi, proprio perché stava montando nel Paese ed in alcune forze politiche la consapevolezza che la via referendaria era praticabile, e mi preannunziò che avrebbe preso qualche iniziativa, senza tuttavia darmi alcun particolare.

Tuttavia, a quel punto, eravamo entrambi ben consapevoli che i tempi erano strettissimi e che si trattava ormai di inseguire chi si era mosso prima di noi (mentre, se fossimo partiti all’inizio dell’anno, come Palumbo aveva suggerito nel suo memorandum dell’anno precedente, avremmo potuto rivendicare la primogenitura dell’iniziativa), e che era il momento di passare all’azione, dopo quasi un anno di letargo certo non a lui attribuibile.

Preliminarmente, Palumbo fece un’accurata analisi, alla quale in piccola parte lavorai anch’io, sui quesiti Passigli, e giungemmo insieme alla conclusione che quei quesiti, se anche fossero stati ammessi dalla Corte Costituzionale, potevano ottenere qualche risultato (l’eliminazione delle pluricandidature, del premio di maggioranza, e dell’indicazione del capo della coalizione), ma non riuscivano a risolvere la questione principale all’esame, e cioè quella della lista rigida per l’elezione di deputati e senatori, non essendo comunque possibile introdurre le preferenze.

Di ciò Palumbo, con due lunghe ed articolate lettere, poi tradotte anche in appositi articoli pubblicati sul nostro web magazine Rivoluzione Liberale, mise al corrente Passigli, che inizialmente insistette ma poi non poté più replicare.

Palumbo tirò dunque fuori dal cassetto il suo studio dell’anno prima, lo fece pubblicare a puntate (tra il 26 ed il 29 giugno) su Rivoluzione Liberale, e lo inoltrò ad alcuni costituzionalisti (in particolare ai prof. Barbera e Fusaro), che lo trovarono estremamente interessante e gli chiesero di poterlo pubblicare sul Forum dei Quaderni Costituzionali, che è la più importante rivista scientifica italiana in materia; cosa che avvenne il 5 luglio del 2011.

A questo punto, il più era fatto, proprio perché i costituzionalisti della scuola del prof. Barbera, che Palumbo conosceva da una vita, erano quelli che stavano lavorando alla stesura dei quesiti per la c.d. “reviviscenza” della legge Mattarella, che era poi la strada che il PLI aveva deciso di percorrere un anno prima.

Il nostro Segretario Nazionale Stefano de Luca fu messo subito al corrente dell’iniziativa, ne avvertì l’urgenza, la sottopose alla Direzione Nazionale ed ebbe il mandato, assieme a Palumbo, di contattare gli altri promotori.

Mi venne allora riferito di un colloquio col più “liberal” dei PD, il sen. Morando, che stava lavorando nella stessa direzione, svoltosi proprio nella sede del nostro Partito, in cui nacque l’iniziativa referendaria pluripartitica che poi si sviluppò concretamente nella settimana successiva, il 14 luglio, con la presentazione dei quesiti in Cassazione, dopo le consultazioni tra Palumbo ed il prof. Morrone, che era stato incaricato di stendere i quesiti e che poi avrebbe presieduto il Comitato referendario. Quel che è poi successo è noto a tutti.

Il PLI, grazie a quella iniziativa (tecnico-giuridica di Palumbo e politica di de Luca) ha così avuto la possibilità di partecipare significativamente alla nascita del Comitato Promotore, che tutti noi avevamo inutilmente atteso per oltre un anno, e proprio in riconoscimento del suo contributo scientifico, Palumbo è stato poi chiamato nel Comitato di Presidenza referendario, nel quale ha svolto un ruolo fondamentale, allorché ha contribuito a smontare il tentativo di alcuni esponenti pseudo referendari del PD, che,  dopo avere inizialmente sposato l’iniziativa, volevano abbandonarla, soddisfatti di essere così riusciti a bloccare l’iniziativa di Passigli.

Uno specifico riconoscimento, insieme giuridico e politico, Palumbo l’ha avuto nel momento in cui il Comitato referendario gli ha affidato il ruolo di componente del collegio di difesa dei quesiti, sia in Cassazione sia in Corte Costituzionale, dinanzi alla quale ha pronunziato il magistrale intervento (insieme giuridico e politico) che Rivoluzione Liberale ha nell’occasione pubblicato.

L’esito è stato quello che sappiamo, ed ancora ce ne dispiace, ma se c’è una cosa che non possiamo sottacere è il grande lavoro, preparatorio, sollecitatorio e partecipativo, che Enzo Palumbo ha fatto nell’occasione.

Quanto poi alla fase della raccolta delle firme, è noto che il PLI, con un grande sforzo di mobilitazione sul territorio, ne ha messe insieme oltre 70.000, tre volte la quota che gli era stata assegnata dal Comitato Promotore, suscitando la sorpresa ammirazione degli altri partiti e movimenti referendari.

E quanto al contributo del territorio, a parte l’exploit di Roma e del Lazio che ha raggiunto quota 25.000, penso sia giusto ricordare che dalla Sicilia ne sono arrivate oltre 7.000, e che, di queste, circa 4.000 sono state raccolte a Messina, provincia di riferimento di Enzo Palumbo, che, mi risulta personalmente, è andato sulla strada a raccoglierle materialmente, insieme a pochi altri volenterosi, esponendosi come non mai. E giusto per una piccola soddisfazione personale vorrei citare anche il lusinghiero risultato di Catania (raggiunto insieme, e con immensa fatica, agli amici Stella e Ciccarelli passando ore ed ore per le strade) che ha sfiorato da sola le 1500 firme.

Duole rilevare che non altrettanto si può dire dell’intera Lombardia,  che non è arrivata a raccogliere neppure 300 firme: dalla terra del Presidente Scognamiglio, che pure era stato l’iniziale ideatore della battaglia, qualcosina in più me la sarei francamente aspettata.

E quindi, se proprio dobbiamo attribuire qualche merito per quella magnifica battaglia, penso che sarebbe stato giusto, per rispetto della verità storica, dare atto ad Enzo Palumbo di averla condotta, con scienza, coscienza e personale fatica,  per un anno e mezzo, senza che dal Partito si levasse (né prima, né durante, né dopo) un pubblico riconoscimento che io, qui ed ora, stimolato dalla tua dimenticanza, vorrei finalmente tributargli.

Anche per evitare che i meriti, a cui i liberali sono sempre attenti, finiscano per gratificare troppo chi ha dato troppo poco, e troppo poco chi ha dato tanto di più.

Al Presidente Scognamiglio, per quel che vale la mia modesta opinione e sempre nel rispetto della sua autorevole persona, possiamo riconoscere l’idea iniziale, ma non molto di più.

Vorrei poi ricordare che, le registrazioni di Radio Radicale sono pubbliche ed a disposizione di tutti, nell’ultimo Consiglio Nazionale del settembre ultimo scorso, durante il mio intervento chiesi pubblicamente “conto e ragione” alla Direzione Nazionale del perché si fosse perso un anno su questa vicenda; ahimè non ho mai ricevuto risposta, ma un’idea, mi pare chiaro che me la sia, a questo punto, fatta.

Naturalmente, qualora qualche protagonista della vicenda volesse puntualizzare ed arricchire la mia ricostruzione dei fatti, sarò ben lieto di leggerlo.

Vorrei infine scusarmi con Enzo Palumbo perché, conoscendolo, so che non ama essere tirato in ballo su questioni che possono apparire di stampo “personalistico”, ma corro volentieri il rischio di beccarmi un rimbrotto e mi affido alla sua “clemenza”.

Sono certo che tu abbia in buona fede dimenticato di ricordare ciò di cui sono stato in parte testimone ed in parte osservatore, ed è per questo che mi sono preso la briga di farlo io; e sono anche certo che vorrai anche ammettere che  non si rende omaggio alla verità se si dimenticano i meriti di chi li ha e si esaltano invece quelli di chi ne ha solo qualcuno: amicus Plato, sed magis amica Veritas!

Un cordiale saluto.

Tratto da Rivoluzione Liberale