Il Segretario Nazionale del Partito Liberale Italiano Stefano de Luca ha accolto con stupore la notizia della sentenza della Corte Costituzionale, che ha respinto la plebiscitaria richiesta popolare di abrogazione dell’attuale legge elettorale, negando agli elettori il diritto di scegliere i propri eletti.

Per la prima volta nella storia della Repubblica, la Corte Costituzionale ha assunto una decisione palesemente influenzata dai tre maggiori Partiti italiani rappresentati in Parlamento, tutti schierati contro il Referendum.

Il PLI vigilerà, perché allo scippo odierno non segua una finta riforma che darebbe la sensazione di un cambiamento per non cambiare realmente nulla.

8 Commenti

  1. Nella risposta del Segretario colgo un fatto positivo la critica al PD ed all’UDC, che ci sia voluto il no della Consulta perchè i liberali abbiano acquistato la giusta consapevolezza di dover muoversi fuori dai poli, per contare politicamente?
    Allora lode alla Consulta.
    Ma ora il referendum, è un èroblema superato, e quindi non vale più la pena di tornarci sopra, caso mai, si pone il problema eventuale di cambiare la legge elettorale in Parlamento, in questo senso, chiedo, il PLI ha delle proposte politiche precise, e se si, quali?
    Basta parlare del referendum elettorale, esso fa parte del passato; cerchiamo di rinnovarci.
    Questo è il compito di un partito serio, altrimenti faremo come il cane che si morde la coda.
    Se al posto di Monti ci fosse stato Berlusconi, molto probabilmente la Consulta avrebbe dato un risultato diverso, ma non sarebbe stato sicuramente un buon risultato per l’Italia, provata duramente dalla crisi economica, ma la sinistra avrebbe gioito, gioito della gioia di un bambino alla quale si da una caramella, e dopo?
    Crisi di governo, elezioni anticipate, disoccupazione, e sopratutto tanta fame; il tutto, alla faccia del liberalismo!
    Ma adesso c’è Monti, che ha creato le condizione perchè la magistratura diventi apolitica.
    Saluti.

  2. ….Ecco, ora si che abbiamo un concreto cavallo di battaglia liberale sul quale basare un’eventuale campagna ! La ignorata voce dei cittadini ha necessità della nostra voce , allora trasformiamo e valorizziamo le nostre 70.000 firme in un fattore positivo! Incanaliamo verso di noi questa sicura protesta dei cittadini !

  3. Normalmente non ho l’abitudine di replicare ai post sulle dichiarazioni fatte a nome del Partito. In questo caso mi preme precisare che è un errore elementare pensare che l’ammissione del referendum avrebbe provocato una crisi di Governo, perchè mai e poi mai il Presidente Napolitano, che ha grande rispetto costituzionale, avrebbe permesso di andare al voto con una legge elettorale in attesa di un giudizio popolare referendario. Semmai è il contrario. Berlusconi, per aiutare il suo amico Bossi, che deve al più presto regolare i conti interni con Maroni, dopo la decisione della Consulta, potrebbe mettere in difficoltà il Governo per andare al voto con questa legge. Analogo interesse potrebbe avere la sinistra, se ritrovasse l’intesa, messa in crisi dal Governo Monti, per evitare che il Centro abbia il tempo di costituirsi in principale polo di attrazione per avere la maggioranza nella prossima legislatura. In sostanza il vecchio, che teme di essere spazzato via, potrebbe volere le eleezioni col porcellum, per evitare di essere sopraffatto dal nuovo, compreso il PLI, che non è ancora pronto.
    Queste poche considerazioni dimostrano che la Consulta, se ha deciso di rigettare i quesiti referendari, non lo ha fatto per evitare elezioni in un momento di crisi economica, perchè tale rischio non esisteva, ma soltanto per obbedire alla richiesta dei tre principali partiti rappresentati in Parlamento (PDL-PD-UDC), ai quali fanno riferimento la maggioranza dei giudici che in atto compongono la Corte.

  4. Egregio Luciano, ritengo che la decisione della Consulta, sia prima di tutto un fatto giuri8dico, e quindi come liberali abbiamo L’OBBLIGO DI RISPETTARE TALE DECISIONE, motivo per cui la dichiarazione del Segretario mi lascia amareggiato, ” detto questo però è innegabile che in caso di referendum le forze della sinistra extraparlamentare avrebbero fatto pressione sul PD al fine di arrivare ad una crisi di governo, che avrebbe portato ad elezioni anticipate, pressioni, che con molta probabilità avrebbero portato ad elezioni anticipate, ed ad una crisi economica spaventosa, questo dal momento che molto difficilmente il PD sarebbe stato in grado di resistere alle pressioni concentriche della sinistra exstraparlamentare, ma sopratutto della CGIL, che contesta il governo Monti.
    La consulta saggiamente ha voluto evitare questo rischio, e difendere la democrazia, strano che De Luca, questo non lo dica, comunque, il comportamento della Consulta, trova le sue spiegazioni nella grave situazione economica, che le elezioni anticipate avrebbero reso irreversibile, quindi questa scelta giuridica va vista come l’eccezione, non la regola; per questo trovo moolto gravi su questo tema le parole di Di Pietro, e su queste parole, troverei perlomeno innoportuno il silenzio del Segretario.
    Saluti.

  5. dopo la sentenza della consulta Berlusconi ha dichiatato “la legge elettorale vigente è una buona legge, ma si può migliorare soprattutto sul premio di maggioranza al senato”. Nella stessa triste giornata la camera nega l’arresto per il sottosegretario Nicola Cosentino con il voto determinante di radicali e leghisti. Da un simile parlamento, eletto con questa porcata di legge elettorale ci si può solo aspettare un ulteriore peggioramento del porcellum.

  6. @Luigi Gani: quindi il fatto che le decisioni della Consulta debbano essere giuridiche e non politiche è solo un dettaglio? Una formalità?

  7. Io invece plaudo alla decisione della consulta che di fatto ha evitato la crisi di governo.
    Strano che il PLI non adotti le medesime attenzioni per i risultati referendari sul si in materia di liberalizzazione sull’erogazione dell’acqua potabile, che sembra non verranno rispettati da questo governo; lo riconosco, i due referendum in materia di acqua potabile, o meglio della sua erogazione, hanno avuto dei risultati forse in contrasto con il liberalismo, ma la regola base del liberalismo, prescrive che bisogna rispettare la volontà dei ” votanti” ad un referendum nazionale.
    Per cui, no alla liberalizzazione dell’erogazione dell’acqua potabile per decreto sulle liberalizzazioni.
    Saluti.

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