Il 31 dicembre del 2010 ritenevamo  che si fosse concluso un anno  molto negativo. Purtroppo dobbiamo constatare che quello appena trascorso, è stato di gran lunga peggiore.  Un decennio iniziato con la tragedia delle torri gemelle, si conclude con una crisi dell’economia occidentale, paragonabile a quella del 1929 e con l’Italia in recessione.

Pur avendo sostenuto la manovra molto onerosa del Governo, dobbiamo ribadire che ne avevamo previsto alcuni effetti  negativi, che vanno corretti. Non  è, infatti, pensabile di avviare la necessaria fase di ripresa, impoverendo tutte le classi sociali e, producendo, per conseguenza, una significativa contrazione della crescita e dei consumi.  Se, come temiamo, la revisione degli estimi catastali dovesse, di fatto, tradursi in un ulteriore aggravamento della fiscalità sugli immobili, sarebbe una intollerabile ingiustizia. Una pressione tributaria come quella italiana, peraltro a fronte di una qualità di servizi molto scadente, cui si aggiunge il costo enorme della burocrazia parassitaria, rappresenta un grande incentivo alla evasione, che invece, tutti dicono di voler combattere.

Ci auguriamo che, l’inizio del nuovo anno comporti una svolta concreta. Il Professor Monti dovrà por mano ad un programma di immediate dismissioni di asset pubblici, mobiliari e immobiliari, per ridurre lo stock di debito accumulato di non meno di 200 o 300 miliardi di euro, negoziando un finanziamento della Bei o del Fondo Monetario Internazionale. Questo potrebbe essere rimborsato conferendo beni dello Stato o degli Enti Locali ad uno o più fondi, che, successivamente, potrebbero esser ceduti sul mercato. La conseguente riduzione del costo degli interessi sul debito pubblico eviterà, nel corso dell’anno, ulteriori manovre a carico dei contribuenti e permetterà di avviare una riforma, che porti, finalmente, ad un fisco più sopportabile ed equo. Allo stesso tempo i Liberali si aspettano che l’attuale Esecutivo, non essendo ricattabile dalle corporazioni, come quelli del passato, riesca ad operare tagli ad una spesa elefantiaca, che serve soltanto  a mantenere una burocrazia  autoreferenziale e sostanzialmente nemica dello sviluppo. Se nel prossimo triennio potesse essere programmata una riduzione di tale costo inutile di un 6 – 8% all’anno, l’onere complessivo dell’apparato statale potrebbe ridursi, dall’attuale 52%, ad una percentuale fisiologica, che potrebbe aggirarsi intorno al 30%, come in tutti i Paesi progrediti di democrazia liberale, senza peraltro ridurre la protezione delle fasce più deboli della popolazione, anzi razionalizzando e migliorando la spesa sociale con una profonda riforma del welfare.

Non sappiamo se chiedere tutto questo, che altrove sarebbe elementare, in Italia, risulti velleitario.  Vogliamo sperare che chi ha la responsabilità di guidare il Paese in nome dell’emergenza, a costo di una impopolarità iniziale, ci faccia entrare nella modernità imposta dal terzo millennio, sia pure con un decennio di ritardo, riconciliando i cittadini con la propria classe dirigente.

Per il PLI, l’obiettivo più importante è che nel 2012 si possa intraprendere una strada virtuosa verso maggiori traguardi di libertà. Nel corso di tale nuovo cammino, l’auspicio è che il primo posto venga riservato all’emanazione di una legge elettorale, che restituisca ai cittadini la sovranità perduta. Bisognerà inoltre approvare una norma, di rango costituzionale, la quale sancisca solennemente che tutto ciò che non è vietato, deve considerarsi lecito, perché il bene primario non può che essere la piena libertà dell’individuo. Come conseguenza bisognerà eliminare l’enorme quantità di divieti che gravano sui singoli e recuperare il rispetto della privacy, elementi, entrambi, mortificati, con le più disparate motivazioni, da  troppe norme liberticide, alcune recentissime. Il principio della libertà dovrà necessariamente trionfare anche in campo economico, promuovendo l’iniziativa privata, la concorrenza e, conseguentemente, privatizzando la spropositata quantità di enti, aziende e società pubbliche, che non ha eguali in tutto l’Occidente. Ovviamente, e non per ultimo, ci aspettiamo dal Governo dei Professori un rilancio qualitativo dei nostri studi ed, in particolare, di quelli universitari, eliminando il valore legale dei titoli di studio e concentrando gli sforzi per assicurare ai nostri Atenei di eccellenza gli strumenti umani e finanziari per renderli luoghi dove si valorizzano le intelligenze e si promuovono i saperi. I meri diplomifici, come sono attualmente, tanto da non essere in grado di entrare nelle classifiche internazionali dell’istruzione superiore di qualità, costituiscono soltanto uno spreco di risorse per lo Stato e per le famiglie.

Probabilmente siamo degli inguaribili sognatori, ma riteniamo che il Paese abbia le risorse intellettuali  ed umane  per  riprendere il posto che gli compete tra i grandi della Terra. L’indebolimento della cattiva politica della seconda Repubblica, paradossalmente, potrebbe rappresentare una straordinaria occasione di ripresa. Con questi propositi, auspichiamo, per la nostra Italia, un 2012 di svolta, in grado di preparare un rinnovamento tanto profondo, quanto necessario, del modo di concepire il ruolo della politica e costituire il viatico per esprimere, alla scadenza dell’attuale legislatura, quella nuova ed eticamente più sana classe dirigente, che molti richiedono e la cui  mancanza ha prodotto, negli ultimi anni, danni irreparabili.