Di fronte ad una crisi economica di vaste proporzioni, paragonabile a quella disastrosa del 1929, sarebbero necessari leader politici in grado di assumere decisioni coraggiose ed allo stesso tempo di restituire ai mercati la necessaria fiducia. Gli Stati Uniti, pur essendo il Paese che ha generato la crisi, hanno mostrato di avere voglia e capacità di reagire, anche se in un clima di forte contrasto tra il Presidente ed il Parlamento. L’Europa invece, segna il passo a causa della mancanza di leader all’altezza. Il siparietto di domenica scorsa, recitato dinnanzi alle telecamere di tutto il mondo da Sarkozy e la Merkel, ne ha dimostrato tutta la pochezza. A sua volta l’Italia, forse ingiustamente, è apparsa l’anello debole del sistema continentale, soltanto a causa della scarsa credibilità del Premier che la rappresenta. Berlusconi, infatti, si è rivelato incapace di imporre al suo Governo la necessaria linea riformatrice, perché condizionato dalle divisioni interne e dalla pressione delle corporazioni.  Purtroppo l’orgoglio italiano non può essere riscattato come nel 1948 dall’impresa di  un grande campione come Bartali. Assisteremo probabilmente durante la notte, alle comiche finali recitate da questi modesti teatranti, con il Governo italiano che si limiterà a scrivere la favola delle buone intenzioni e gli interlocutori dell’Unione Europea che saranno costretti a far finta di crederci. Ancora una volta la parola passerà ai mercati ed il Vecchio Continente, diviso e mal guidato, avrà perso un’altra ottima occasione per risalire la china e giocare da protagonista sulla scena economica mondiale.

2 Commenti

  1. C’è stata l’illusione che l’unificazione monetaria avrebbe portato come conseguenza una unione politica ed economica, le cronache di questi anni dimostrano come questo non sia affatto accaduto, anzi nei momenti di crisi le divisioni si sono accentuate. A tutt’oggi le politiche dell’unione europea e ancor di più della zona euro seguono l’interesse del più forte, in questo caso Germania e Francia, sacrificando i più deboli. Che poi essere debole sia una colpa è pur vero, se la Grecia non avesse truccato i propri bilanci non sarebbe entrata nell’euro, ma non si sarebbe trovata probabilomente oggi sull’orlo della bancarotta (e forse già oltre). Anche l’Italia se non avesse negato le proprie debolezze negli ultimi 3 anni (e se avesse un governo meno internazionalmente screditato) oggi non si troverebbe in prima linea tra gli stati a rischio. Occorre una integrazione politica (per esempio l’elezione diretta della commissione europea e del suo presidente) ed una massiccia iniezione di liberalismo nelle economie stataliste, imbalsamate e soffocate dalla spesa pubblica del vecchio continente.

  2. Il vero problema, a monte di tutte le diatribe è da ricercare, non tanto nei rapporti interpersonali, quanto all’interno di ogni persona. Occorre chiedersi quali siano le motivazioni che hanno spingono e spingono i leaders europei a buttarsi in politica: volontà di servire il prossimo o voglia di primeggiare, di essere famosi e ricchi? Se ognuno fosse in pace con se stesso, non ci sarebbero guerre. Purtroppo, la storia millenaria europea ci insegna che gli egoismi prevalgono su tutto il resto. Nonostante ci sia l’Europa unita sulla carta, nei fatti è ancora tutto da ricostruire. E’ vero, da una decina di anni abbiamo una moneta unica, ma se per disgrazia si rimane bloccati a terra e non si può volare, a causa dei capricci di un vulcano, sono dolori, solamente perché nessuno, all’interno degli stati europei ha ancora pensato ad un sistema che coordini i trasporti, di terra, acqua e aria…. Poi, fino a quando ci saranno stati protezionisti all’interno della Ue, non andremo da nessuna parte.

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