“Il Pdl si sta sfarinando. È tenuto insieme solo dalla paura di aver coraggio. Il Pd vive una condizione analoga, è sulla via dello sgretolamento anche esso. È tenuto insieme solo grazie ai sondaggi che danno la coalizione di sinistra vincente. Di fronte ad un equilibrio così precario, – ha affermato Stefano de Luca, Segretario Nazionale del PLI – in realtà Berlusconi e Bossi, magari con complicità di Di Pietro, hanno in mano la golden share dello  scioglimento anticipato della legislatura, mentre non sono ancora pronti i nuovi contenitori nei quali gli scontenti possano trovare spazio. Il PLI ha deciso di disinteressarsi dei rantoli di una rappresentanza politica morente, consapevole che gli italiani vogliono cambiare e sanno che la strada non è più quella della difesa delle corporazioni ma la Rivoluzione Liberale.”

4 Commenti

  1. Ho letto il programma del PLI, e mi sembra buono, senz’altro coerente coi principi liberali.
    C’è però una cosa che, secondo me, manca : i calcoli esatti riguardo al costo di questa rivoluzione liberale.
    Io sono d’accordo con la riduzione generalizzata delle tasse, e sono per una privatizzazione di gran parte dei
    servizi pubblici, ad esempio la sanità, che rappresenta il grosso della spesa pubblica. La sanità a mio avviso deve essere tolta dalle competenze regionali, e gestita da strutture private, tramite un sistema di assicurazioni obbligatorie. Il ministero della sanità (centrale, cioè nazionale) fisserà gli obblighi e i diritti delle strutture private che intendono avere l’autorizzazione per operare (ad esempio: se arriva una persona in pronto soccorso questa deve essere curata, o perlomeno deve essergli salvata la vita, anche senza assicurazione: o la struttura è capace di assumersi l’onere o niente autorizzazione ect etc..). Anche per le pensioni, o la previdenza (cassa integrazione in caso di licenziamento etc.) occorrerebbe passare ad un sistema assicurativo privato dello stesso tipo. Non parliamo proprio del famigerato articolo 18: licenziamento solo con ‘giusta causa’ da abolire completamente.

    Solo queste misure alleggerirebbero i conti dello stato di almeno un 50% (così ad occhio e croce, ma attendo conferme), consentendo una cospicua riduzione fiscale. Tuttavia non credo che tutto questo possa essere fatto, e quindi non credo affatto che la rivoluzione liberare sia possibile, finchè i liberali non si decidono ad affrontare un nodo, che è fondamentale: il salario.
    La rivoluzione liberale secondo me è possibile a due condizioni:
    1) indipendenza nazionale (e quindi libertà di battere moneta, o in alternativa l’euro, ma con uno stato europeo che sostituisce gli stati nazionali)
    2) Il salario deve essere una variabile economica nelle mani del governo, intendo il salario minimo. O perlomeno il govero nazionale deve intervenire nella contrattazione nazionale sindacati-imprese, perlomeno ad un certo livello.

    Finora però non ho mai sentito nessun liberale porre l’accento sui punti 1) e 2)…
    Questo secondo me destina il liberalismo ad essere un mero bell’ideale che non troverà mai applicazione pratica..

  2. A mio avviso il PLI deve combattere la battaglia delle elezioni con tutta la forza che ha e anche con quella che deve trovare strada facendo. Il Congresso viene dopo le elezioni perché trovare uno spiraglio per riemergere è troppo importante e vitale.

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