“Ove mai venisse inibito in via di principio il ricorso allo strumento referendario finalizzato alla reviviscenza della normativa elettorale previgente, il combinato disposto tra “indefettibilità” della legge elettorale (nel senso che il referendum deve comunque generare una normativa autoapplicativa) e “non giustiziabilità”  di tutto il procedimento elettorale (nel senso che non esiste un percorso giudiziario attraverso cui accedere al giudizio di costituzionalità) esporrebbe il sistema democratico ad una tagliola potenzialmente mortale per le sorti della democrazia rappresentativa, e ciò ove mai una semplice maggioranza parlamentare, eletta oltretutto con questo brutale sistema maggioritario, deliberasse una legge elettorale liberticida (è già accaduto nel 1923, con la legge Acerbo, potrebbe accadere ancora!)”.
E’ questa la conclusione di Enzo Palumbo, che rappresenta il PLI nel Comitato Referendario, in una lettera al Sole 24 Ore, nella quale commenta l’articolo di ieri di Lina Palmerini, in cui si rappresentavano dubbi circa l’ammissibilità dei quesiti referendari tendenti a ripristinare il precedente sistema elettorale, perché in contrasto con “prassi e dottrina”,  con conseguente margine di incertezza sul giudizio finale della Consulta.
Palumbo, pur consapevole che in tutte le questioni giuridiche complesse esiste un margine di incertezza, e mentre tiene a manifestare la massima fiducia nella saggezza della Corte Costituzionale, tante volte positivamente sperimentata, precisa che una prassi in materia non esiste, essendo la questione assolutamente nuova, mentre per la dottrina richiama il recentissimo manifesto di 64 costituzionalisti italiani che hanno dichiarato di condividere l’iniziativa.
Palumbo ricorda in proposito di avere pubblicato sul Forum dei Quaderni Costituzionali, proprio alla vigilia della presentazione dei quesiti in Cassazione, un apposito studio nel quale, pur dando atto dei dissensi esistenti nella comunità scientifica, risultano evidenziate ragionevoli argomentazioni a favore dell’ammissibilità dei quesiti.
“Sono quindi cautamente ottimista”, conclude Palumbo, “nel giudizio della Consulta”.