I provvedimenti del Governo nella loro (ultima?) versione presentata al Parlamento mantengono l’errore concettuale di considerare che la crisi di fiducia sul debito pubblico italiano derivi dall’entità del deficit fiscale e non piuttosto dall’entità (in valori assoluti e relativi) del debito stesso.
La correzione dovrebbe, quindi, riguardare lo “stock” del debito, con la ripresa delle privatizzazioni del patrimonio pubblico mobiliare e immobiliare, con cui si potrebbe ottenere la riduzione del debito italiano a livelli omologhi a quelli francesi e tedeschi.
Un disavanzo del 4% per un Paese in condizioni di crescita stagnante e con una pressione fiscale già elevatissima, il cui deficit primario (cioè al netto degli interessi) è persino migliore di quello tedesco, non è da giudicare eccessivo.
L’ulteriore aumento della pressione fiscale mediante l’innalzamento delle aliquote Iva si risolverà in un salto nel livello dei prezzi, con effetti depressivi sui consumi.
Tuttavia, considerando che le condizioni di emergenza maturate nel corso del mese di agosto richiedono provvedimenti ad effetto immediato e con flussi ragionevolmente certi, la manovra sull’Iva e sulle pensioni si qualifica come un male necessario, e perciò accettabile; ma solo in quanto la “terapia d’urto” sia seguita dall’avvio di riforme strutturali mirate alla riduzione dello stock del debito e della spesa pubblica.