La pressione dei mercati finanziari internazionali e quella dei governi alleati hanno fatto comprendere al governo italiano che l’astuzia di scaricare sulla prossima legislatura la maggior parte dell’onere per azzerare il deficit fiscale si dimostrava soltanto una mancata assunzione di responsabilità che avrebbe determinato costi insostenibili dovuti alla crescita del differenziale dei tassi di interesse.

Abbiamo ora a disposizione un anno soltanto per comprendere che né i tagli di spesa – per quanto utili e necessari – né l’aumento della pressione fiscale attraverso l’incremento dell’aliquota IVA sarebbero sufficienti per risolvere il problema. Perciò, considerando che all’origine dei guai italiani vi è l’entità del debito pubblico e non quella del disavanzo, già da ora comincia a materializzarsi lo spettro di una patrimoniale sui beni mobili e immobili dei privati che viene presentato sottovoce come un evento ineluttabile per mantenere la solvibilità del debito pubblico, la cui esecuzione potrebbe essere eventualmente affidata a un governo “tecnico”, cioè non responsabile verso gli elettori.

Per essere efficace il gettito dell’imposta sui patrimoni dovrebbe ridurre di almeno un terzo la consistenza del debito pubblico: si tratta di 600 miliardi di euro che corrisponderebbero a circa 40.000 euro per ciascun nucleo famigliare di quattro persone. L’effetto, in definitiva, sarebbe quello di fare indebitare i privati per sostenere il debito pubblico.

Ma questa prospettiva non è senza alternative. La cifra necessaria a rendere sostenibile il debito pubblico corrisponde a quanto le stime disponibili dicono che la pubblica amministrazione potrebbe ottenere con una ripresa della politica delle privatizzazioni del patrimonio pubblico di aziende e immobili. Perciò è necessario che sino da ora sia chiarito che la sola alternativa che sussiste realisticamente di fronte alla crisi del debito pubblico italiano è: patrimoniale o privatizzazioni?

3 Commenti

  1. Dimenticavo, le pensioni di reversibilità per orfani e vedove non vadano assolutamente toccate o tassate, come pure non vadano tassati gli assegni di accompagnamento per i diversamente abili, si tratta non di privilegi, ma di diritti acquisiti.
    Diminuire invece i privilegi agli stranieri, e le esenzioni fiscali.
    Non aumentare il periodo lavorativo spostando in avanti il diritto alla pensione di anzianità, ma prevedere l’allungamento volontario ed incentivato del servizio lavorativo come collaboratore a partita IVA per un periodo ulteriore massimo di cinque anni.
    Parificazione pensionistica tra uomini e donne spostando in avanti per le donne, il diritto alla pensione di anzianità al pari degli uomini.
    Saluti.

  2. Rivedere la costruzione delle Regioni, ad esempio macro Regioni una Triveneta, una grande centrale che comprenda Emiglia Romagna, Toscana, Marche Umbria, Lazio, una grande regione al sud etc…, in tutto 6 Regioni sul modello tedesco, ” modello Federale”, così si taglierebbero i costi della politica e le Macro Regioni avrebbero un reale potere politico; non abolire i piccoli Comuni e garantirne l’espressione politica, ” ma unificarne e migliorarne i servizi tramite consorzi dei servizi”; dimezzare da subito il numero dei parlamentari, in tutti e due i rami del Parlamento; abolire immediatamente tutte le province.
    Anzichè il proporzionale proporre in Parlamento una legge che preveda come negli U.S.A. ” patria liberale,” due soli partiti in parlamento, con collegi uninominali e preferenze, garantendo la rappresentanza di minoranze etniche ed indipendenti, indipendenti tra i quali liberali e repubblicani potrebbero collocarsi, rafforzando così la rappresentanza parlamentare.
    Senato delle Macro Regioni.
    Legge Costituzionale che valorizzi ulteriormente al massimo Tricolore ed Inno Nazionale.
    Liberalizzazione totale degli orari d’apertura dei negozi, e liberalizzazione della vendita dei carburanti.
    Lotta all’usura.
    No al contributo di solidarietà e no alla patrimoniale.
    Meno tasse ma pagarle tutti.
    Salvo che per ragioni di sicurezza sul posto di lavoro, abolire lo sciopero, e prevedere altre forme di lotta sindacale garantite dai contratti collettivi, come ad esempio assemblee dei lavoratori, stato di agitazione sindacale, blocco della contrattazione sindacale, sciopero bianco, manifestazioni pubbliche;
    garantire e rafforzare la rappresentanza sindacale delle organizzazioni minori.
    Questa a mio parere è una buona ricetta liberale.
    Saluti.

  3. Ma perché non diamo ad ogni contribuente, la possibilità di detrarre dal proprio reddito, ogni spesa sostenuta documentata? In questo modo si ridimensionerebbero tutte le attività illegali o illecite, a meno che non le si voglia legalizzare. Penso allo spaccio di stupefacenti, allo sfruttamento della prostituzione, alla ricettazione di merce rubata, al lavoro nero, ed anche (mi si permetta) al famigerato finanziamento illecito ai partiti. Non entro nel merito della discussione (lascio a qualcun altro decidere) se tali attività siano da mantenere illecite oppure da trasformare in attività legali. Di fatto, se da un lato è vero che lo Stato incasserebbe meno soldi, però non si può negare che dall’altro, ci sarebbe meno illegalità, a meno che le grosse cifre che siamo abituati a sentire e a leggere, sui recuperi da parte delle Fiamme Gialle, siano tutte frottole. Più soldi in tasca ai contribuenti, significherebbe poter spendere di più, rilanciando l’economia, a beneficio di tutti, anche dello Stato che incasserebbe l’IVA sugli ulteriori acquisti per beni e/o servizi.

Comments are closed.