“Il voto di ieri alla Camera dei Deputati, contro la sussistenza dei presupposti di costituzionalità sulla proposta di legge sull’omofobia, rappresenta, al contrario, una aperta violazione da parte del Parlamento dell’art. 3 della Costituzione. In realtà l’Italia si è messa dietro le spalle il ventennio ’70-‘90 durante il quale ha fatto importanti passi avanti sulla strada dei diritti civili, mentre oggi prevalgono clericalismo e corporativismo, in un clima da controriforma sicuramente in contrasto con la sensibilità della maggioranza dei cittadini.”

Così Stefano de Luca, Segretario Nazionale del PLI, nel corso dell’odierna riunione della Direzione Nazionale, ha commentato il voto di ieri alla Camera.

3 Commenti

  1. L’art.3 della Costituzione enuncia un principio liberale fondamentale, ma è spesso tirato in ballo a sproposito. Così anche in questa occasione. Infatti esso nomina sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche (stranamente solo politiche!), condizioni personali e sociali. Non accenna minimamente ai comportamenti privati, sessuali o non sessuali. Ovviamente noi liberali aggiungiamo a tale elenco le idee, opinioni e preferenze di ogni tipo, nonché tutti i comportamenti degli individui che non danneggino altri individui o la collettività. Perciò lo stato liberale ignora i comportamenti privati fra adulti, sessuali o non sessuali. L’introduzione proposta, fortunatamente respinta anche se non con le giuste motivazioni, dell’aggravante “per motivi di omofobia e transfobia” equivarrebbe a etichettare gli omosessuali, trattandoli come minoranze da tutelare. Lungi dall’introdurre nuove leggi speciali per tutelare i “diversi”, bisogna abolire quelle vigenti. Per combattere il clericalismo dobbiamo mettere al primo punto del nostro programma la cancellazione del Concordato.

  2. A mio avviso, il ritardo culturale e politico con cui il ns. Paese recepisce una normativa anti-discriminatoria non è da addebitarsi esclusivamente alla presenza di uno stato vaticano o all’ingombrante pre-giudizio cattolico.
    (Tralasciamo poi in quest’occasione anche solo l’accennare ai trattamenti riservati agli omosessuali nei paesi culto delle sinistre antri-capitaliste………….).
    Insomma, ritengo che quando il raglio dell’asino fa rumore è perché canta in una ssordante silenzio.
    Fuor di metafora: stiamo scontando il silenzio decennale delle destre liberali e dei liberali in genere sull’argomento.
    La libertà economica della persona è sacra, ma non esaurisce l’orizzonte di vita degli individui.
    Ecco, una presenza liberale nuova potrebbe avrebbe maggior seguito se sapesse accogliere anche queste sensibilità.
    Poi, certamente, queste sensibilità dovrebbero sapersi esprimersi con un certo stile…………..
    Buon lavoro.

  3. Non so se la maggioranza dei cittadini è,come tu ottimisticamente affermi, così aperta da considerare ogni cittadino un individuo che in quanto tale è libero di avere le preferenze sessuali che vuole (non mi riferisco ovviamente ai pedofili o ai maniaci in genere).
    Questo continuo clericalismo ,ma anche il terrore di scontentare altri poteri forti( oltre al Vaticano) che paralizza la nostra nazione in ogni campo,deriva a mio avviso dalla mancanza nel sistema politico di piccoli partiti che ,in quanto tali,possono sposare anche battaglie minoritarie senza paura di perdere la maggioranza svolgendo però un importante ruolo culturale.
    Un sistema maggioritario in Italia non può funzionare se prima non si trasformano i partiti.
    In termini di laicità cosa possiamo aspettarci se a destra abbiamo un ministro come Giovanardi e a sinistra una saccente mezza suora come la Bindi?
    Caro Stefano c’è da rimpiangere,oltre che al PLI , il PRI e il PSI di Craxi anche tanti democristiani cattolici liberali .
    Che illusione il partito liberale di massa :che fine hanno fatto con Berlusconi i vari Biondi o Martino?

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