“Poichè le cifre contenute nella manovra approvata dal Senato, in corso di approvazione dalla Camera saranno sicuramente insufficienti e si prevede, a breve, un ulteriore provvedimento di natura economica, il PLI riterrebbe inaccettabile un ennesimo prelievo a carico dei contribuenti, – ha affermato Stefano de Luca, Segretario Nazionale del PLI – mentre il ministro dell’economia dovrà immediatamente definire un programma di cessione di partecipazioni statali e di vendita di beni pubblici. A sua volta il Parlamento dovrà energicamente ridurre i costi della politica, abbattendo significativamente il finanziamento pubblico ai partiti, eliminando le Province ed altri enti inutili, vietando la nomina di consulenti che in effetti svolgono un ruolo solo politico e clientelare. I cittadini tartassati dall’elevata fiscalità e dalla ripresa dell’inflazione non possono essere ulteriormente spremuti. In particolare, le imprese, in tali condizioni, non sono invogliate a realizzare i nuovi e necessari investimenti che possano garantire la ripresa dell’ocupazione.”

3 Commenti

  1. UNA MANOVRA….DA NEURO-DELIRI!

    1. TASSA SUL DIVORZIO

    2. TASSA SULLE CAUSE DI LAVORO.

    Se un antico proverbio ci ricorda che la a mamma degli scemi è sempre incinta, quella dei politici ladri sforna parti plurigemellari.
    Dal “Sole24ore” apprendiamo increduli che con l’ultima manovra è stata inventata una gabella anche per le coppie che non vanno più d’accordo.
    Di seguito l’articolo:
    “Un’altra tegola per i coniugi che si apprestano a diventare ‘ex’. Per fare domanda di separazione si dovrà infatti pagare il contributo unificato: 37 oppure 85 euro a seconda che la procedura sia consensuale o no. Nelle pieghe del decreto legge della manovra, all’interno del capitolo «Disposizioni per l’efficienza del sistema giudiziario e la celere definizione delle controversie», c’è infatti una norma che cancella un riferimento nell’elenco dei procedimenti da svolgere in tribunale per i quali non si paga nulla.
    Si tratta del ‘capo’ relativo ai procedimenti in materia di famiglia. Da mercoledì (data di entrata in vigore della manovra), la presentazione in tribunale della domanda di separazione personale non è più senza oneri. I richiedenti devono infatti versare il contributo nelle due misure stabilite dalla manovra stessa: nel caso si scelga la via consensuale, bisogna pagare 37 euro; nel caso invece la crisi coniugale abbia anche scatenato questioni patrimoniali o relative alla prole, ed è dunque richiesto l’intervento del giudice, il contributo balza a 85 euro.
    La tassazione più alta colpisce anche i procedimenti di modifica delle condizioni stabilite nel corso della separazione stessa, come l’assegno di mantenimento o interventi legati alla prole o l’assegnazione della casa familiare. Secondo la relazione tecnica della manovra, il contributo dovrebbe comportare un gettito di circa 10 milioni e mezzo (grosso modo un ottavo dei maggiori proventi derivanti dal complesso degli aumenti sulla tassa-giustizia). Stime basate sui dati 2010, in cui si sono registrati quasi 114mila separazioni e oltre 66mila divorzi. Nel 70% dei casi la strada è stata quella consensuale”.

    MA NON E’ FINITA.
    La MANOVRA TREMONTI introduce la TASSA per le CAUSE di LAVORO UN PROVVEDIMENTO ODIOSO DA RESPINGERE PER RISTABILIRE LA GRATUITA’ DEL PROCESSO DEL LAVORO E PREVIDENZIALE. DALLA PARTE DEI PIU’ DEBOLI.
    La manovra di Tremonti (decreto legge 98/2001) ha introdotto l’obbligo del versamento del «contributo unificato» anche per le cause di lavoro, già dal primo grado di giudizio: è una tassa odiosa da eliminare; la misura colpisce sia i dipendenti pubblici che privati (sono esentati solo coloro che hanno un reddito annuo lordo inferiore a 21.256 euro). Finora tutte le cause di lavoro erano esenti dal pagamento di questa tassa: un’esenzione giusta considerando che il lavoratore è parte debole di fronte alle aziende, una gratuità che è stata riconosciuta per poter meglio tutelare i diritti dei lavoratori di fronte all’arroganza del padronato. Già con la Legge Finanziaria 2010, il Governo aveva introdotto la tassa per i ricorsi in Cassazione, ma da oggi il versamento del «contributo unificato» diviene obbligatorio già dal primo grado di giudizio, una tassa che, se pur diversificata secondo il reddito del lavoratore e secondo il valore della causa, disincentiva un diritto fondamentale dei lavoratori: basti pensare che per impugnare un licenziamento si dovrebbero pagare, da subito, più di 500 euro. Dopo il Collegato Lavoro, che ha introdotto scadenze capestro per impugnare i licenziamenti e i contratti precari, il Governo si accanisce ulteriormente introducendo nuovi ostacoli: pagare una nuova tassa prima ancora di iniziare una causa. Il provvedimento, avendo effetto immediato, sta già procurando gravi danni ai lavoratori, con blocchi dell’avvio delle cause e le richieste di pagamento della nuova tassa.
    Di altre misure, altrettanto odiose, come la reintroduzione dei tikets sanitari e sul pronto soccorso in codice bianco, o l’ennesimo aumento delle accise sui carbranti, già sono stati scritti post e versati fiumi di inchiostro, nn ci ripetiamo.

    Che dire? Probabilmente solo che la vergogna non ha residenza nei dintorni di Palazzo Chigi, ma in altri luoghi, altre dimore, altre magioni, occupoate a loro insaputa, dai “potenti” si turno.

    TUTTO QUESTO SI CHIAMA CASTA. E NOI CONTINUAIAMO AD ESSERE SERVI. SCHIAVI. DI LORO SIGNORI. UNITI, DX, SX, CENTRO, PER DIFENDERE I LORO PRVILEGI. CHE SQUALLORE.
    FINO A QUANDO TUTTO CIO’?!

    Dott. Galgano PALAFERRI
    Direzione Nazionale P.L.I.
    Segretario “Presidio Liberale Città di Torino Luigi EINAUDI”
    Coordinatore Nazionale Unione per le Libertà
    Contact: 3406703498

  2. Aggiungerei anche l’abbattimento di altri costi, quali i tanti extra a disposizione del Palazzo, i trattamenti a favore delle ex Alte Cariche, nonchè i costi del “sottobosco politico” (trattamenti economici e le facilities per gli alti Commis dello Stao, i Top Manager di Imprese pubbliche o controllate dallo Stato, ecc.).
    E’ solo un’integrazione scrittadi getto, ma val la pena pensarci un po’, perchè la proposta sia sensata e concreta e non venga scambiata per una boutade.

  3. Eh! Ottima proposta.
    I politici dovrebbero essere i primi a dare il buon esempio, ma ancora una volta la cialtroneria bipartisan gli fara’ chiudere non un occhio, ma tutti e due di fronte a quello che dovrebbe essere un preciso dovere morale nei confronti dei cittadini italiani.
    Ciononostante, e’ giusto portare avanti queste proposte, anche nel disinteresse beota dei piu’.

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