Il PLI, confermando l’orientamento già espresso da oltre un anno, ha deciso di partecipare all’iniziativa referendaria per l’abrogazione dell’attuale legge elettorale e per la reviviscenza della legge “Mattarella” designando quale rappresentante nel comitato dei presentatori il Sen. Enzo Palumbo, Presidente del Consiglio Nazionale del Partito. Il PLI inoltre farà parte del costituendo comitato promotore, che verrà composto nei prossimi giorni.

Tale proposta referendaria consentirà agli italiani di eliminare l’attuale bipolarismo brutale, che prevede  la nomina degli eletti, rifiutando un proporzionale con liste parimenti bloccate ed optando invece per un maggioritario che restituisca agli elettori il diritto di scelta.

Tenendo conto dei limiti connessi allo strumento referendario, i liberali non hanno esitato a scegliere il ripristino del Mattarellum che, pur con tante criticità, almeno restituisce agli elettori il diritto di scegliere i loro rappresentanti.

La iniziativa referendaria, sicuramente molto condivisa dagli elettori, costringerà il Parlamento a convergere su una soluzione condivisa o ne provocherà lo scioglimento.

Il Partito su tutto il territorio dovrà impegnarsi per dare un concreto contributo alla raccolta delle firme.

7 Commenti

  1. Sicuramente sono indispensabili delle norme anti fanulloni al parlamento, ad esempio una soglia minima di due interventi parlamentari nella legislatura, pena la decadenza sia del deputato che del senatore, questo sarebbe un passo avanti concreto, poi ci vorrebbe l’incentivazione sullo stipendio dei singoli parlamentari, ossia chi lavora meglio, di più e non viene coinvolto in scandali od altro, guodagna di più rispetto a quello che lavora male; succede per jnoi pubblici dipendenti, non vedo perchè non possa succedere per i parlamentari; se si adottasse questa logica, basterebbero 2 partiti, si potrebbero ripristinare le preferenze e reintrudurre i collegi uninominali, i piccoli partiti avrebbero un modo diverso di contare, vedi esempio dei Radicali o della Destra, l’uno entrato in parlamento nelle liste PD, l’altro entrato al governo con un sottosegretario.
    In questa logica conterebbero maggiormente i referendum e le leggi di iniziativa popolare, e gli ecologisti moderati che avrebbero nell’ambientalismo moderato, quello che si distingue dall’estrema sinistra, una alternativa al bipartitismo.
    Non bisogna chiudere i principali partiti, ma tramite regole precise obbligarli a cambiare.
    Anche la Lega, ormai come partito a livello nazionale è finita, vedi le ultime recenti uscite sul Tricolore ad uno spettacolo musicale, nel quale figurava una canzone ad inno del Tricolore.
    Speravo che Bossi fosse diventato un moderato e che potesse federarsi al PDL, ma mi sbagliavo, anche se deve restare al governo, infatti sarebbe troppo comodo per lui andare a fare le pagliacciate sull’avventino, ” senza nessuna responsabilità e mandando in malora il Paese.”
    No la lega sappia che deve governare, ma che ” alle prossime elezioni” avrà un valore regionale, non più nazionale, perchè il bipartitismo si sbarazzerà di essa.
    Il bipartitismo è l’unico modo per mandare a casa la Lega e fare sventolare con forza il Tricolore, ma questo è possibile solo dopo le elezioni; ecco perchè il PLI dovrebbe appoggiare il bipartitismo, ed in un secondo momento, battersi per il ripristino dei collegi uninominali e della preferenza.
    Saluti.

  2. Grazie della cortese risposta,
    io sinceramente non credo che ci si avvierà verso il bipartitismo, almeno finché i due partiti fra cui scegliere saranno PD e PdL. E le persone voteranno Grillo, e voteranno IdV, e voteranno Lega, e voteranno una miriade di partitini pur di togliersi dalle palle la manica di fannulloni che alternandosi dal ’94 a ora non hanno mai fatto niente di buono per il Paese. Quegli stessi signori che da quando esiste il Porcellum gli elettori non hanno il diritto di escludere dal parlamento se non col consenso dei partiti, e che non devono manco disturbarsi a farsi vedere in giro per farsi eleggere, basta che siano in un numero sufficiente di circoscrizioni vengono eletti per forza. Le persone si ricordano dello schifo che vedono fuori dalla campagna elettorale, e quando vai a votare ti puoi fidare una volta, ti puoi fidare due volte, ma la terza volta ti scappa la pazienza.
    Se Grillo o chiunque altro passasse il 4% io, da liberale, sarei contento. Sarebbe il segno che un bel po’ di persone hanno capito che non devono più votare PD e PdL. Quei partiti devono chiudere i battenti e fare Seppuku, uscendo di scena con un briciolo d’onore per il bene dell’Italia. Ma non ci spero, perché finché c’è da mangiare rimarranno a tavola.

  3. Rispondo alla cortese lettera del signor Insolente, non vedo nessuna possibilità di elezioni truccate in Italia.
    Certo però le liste bloccate sono state congeniate per il bipartitismo, e a bipartitismo realizzato non hanno più alcuno scopo.
    Risulta molto importante la reintroduzione dei collegi uninominali.
    Bisogna dare più importanza al referendum, come istituzione democratica rispetto ad una moltitudine di partitelli, che comunque possono sopravvivere ” se fanno come i Radicali”.
    Adesso spiego perchè a mio modesto avviso nessuno dei partiti intermedi raggiungerà il 4 p.c., semplicemente perchè sono spaccati al loro interno, senza trucchi dunque; questo anche se PRI, LA Destra, e PLI dovrebbero raggiungere un buon risultato, attorno al 2 p.c. se si presentano con le proprie liste.
    Un buon risultato per il PLI se de Luca si decide ad abbandonare la sinistra liberale, faccio notare che ad esempio, La Destra è al governo anche se non è rappresentata in parlamento, con il 2 p.c. il PLI, potrebbe fare la stessa cosa, e sarebbe un bel passo avanti.
    C’è però il rischio concreto e negativo, che Grillo arrivi al 4 p.c., io spero proprio di no, e lo spero da liberale, allora meglio avere due soli partiti in parlamento più eventualmente i gruppi misti di Camera e Senato e le minoranze linguistiche.
    Saluti.

  4. Diciamoci la verità: l’Italia è la terra delle incompiute, del vorrei ma non posso.
    Ha ragione un mio amico scrittore-giornalista, nel definire questa nostra patria irrecuperabile a causa della sua cultura bizantina, barocca e levantina, che al contrario delle nazioni a cultura calvinista-protestante, non riesce mai a fare il passo che andrebbe fatto, incapace com’è di avventurarsi nel compierlo perché nell’analisi dei costi e benefici che il passo stesso comporta, pur di non assumersi la responsabilità dei costi, lascia il popolo italiano privo dei suoi benefici.
    Questa breve premessa era dovuta, per chiarire il contesto in cui intendo inserire l’analisi del tema che vorrei affrontare in queste mie righe.
    Nei giorni scorsi, sulle pagine di questo giornale, è stato ottimamente analizzato dal Sen. Palumbo un tema emblematico della mia premessa: la legge elettorale.
    In merito il Sen. Palumbo, dall’alto della sua innegabile esperienza e cultura giuridica, ha ottimamente analizzato i quesiti referendari lanciati dal Comitato promotore per l’abrogazione dell’attuale legge elettorale, il c.d. “porcellum”, evidenziandone, per così dire, vizi e virtù.
    Senza voler entrare nel merito dell’argomento, mi vorrei soffermare e portare in evidenza, un altro aspetto in merito all’argomento delle leggi elettorali, che via via si sono succedute in questo ultimo ventennio.
    Sembra strano che debba essere il popolo italiano a pronunziarsi su un argomento, per molti aspetti anche pieno di tecnicismi giuridici, che in fondo è solo uno “strumento” attraverso il quale si applica la rappresentanza democratica, importante certamente, ma sempre strumento rimane e già mai dovrebbe divenire “mezzo”.
    Le varie leggi elettorali che si sono succedute in questi ultimi anni di Repubblica Italiana, sono state utilizzate come “mezzo” per cercare di ridisegnare il quadro istituzionale italiano, approfittando anche, a mio avviso di una erronea valutazione dei padri costituendi, fiduciosi forse della responsabilità della classe politica italiana, che non inserirono all’interno della Carta Costituzionale la legge elettorale, lasciandola invece in balia della Legge Ordinaria, facendola divenire così lo “strumento” per bassi calcoli di convenienza politica e di ritorsione nei confronti dell’avversario politico, facilitando il gioco per chi si è impadronito artatamente del governo della cosa pubblica, compiendo altresì degli scempi giuridici in sfregio ai dettati della Costituzione Italiana.
    Cioè, invece di affrontare con coraggio e spirito rinnovativo ed innovativo, le riforme costituzionali di tutta l’architettura democratico-istituzionale dello Stato Italiano, si è preferito, per pavidità nel compiere il fatidico passo in avanti e/o per piccola logica di bottega partitica, utilizzare lo strumento anziché il mezzo.
    In verità con l’elezione dei Sindaci, dei Presidenti di Province e Regioni, si è cercato di compiere questa “rivoluzione” istituzionale, riuscendoci solo parzialmente a mio avviso, nel dare “governabilità” a chi viene delegato dal popolo, unico sovrano assoluto come Costituzione docet, al governo della cosa pubblica locale, separandola in maniera netta e chiara dalla “rappresentatività”, ancorchè limitata dalle soglie di sbarramento, di quello stesso popolo elettore.
    Lo stesso passo andava compiuto anche a livello di governo centrale, ma come ho detto prima, per paura e/o per bassi interessi di bottega politica, si decise alla fine della c.d. prima repubblica, di lasciare incompiuta la ristrutturazione dell’intero impianto istituzionale, al pari della tristemente e famosa per noi abitanti del sud, Salerno – Reggio Calabria, potenzialmente grande “mezzo” di unificazione tra Nord e Sud, ma nei fatti grande “strumento” di ulteriore differenziazione di trattamento tra Nord e Sud.
    E’ innegabile che così com’era concepita nella Costituzione, la “rappresentatività” aveva molto più potere, quello legislativo, rispetto alla “governabilità”, che invece possedeva solo quello esecutivo, essendo il secondo in completa balìa del primo. Così per paura di fare il passo pieno verso una rivoluzione costituzionale, che i tempi e gli avvenimenti rendevano ormai improcrastinabile, attraverso le forzature delle leggi elettorali, si è assistito passivamente ed in totale mancanza dei dovuti cheque and balance, ad uno spostamento di poteri da quello rappresentativo a quello governativo, arrivando oggi al punto che il parlamento è totalmente svuotato dei suoi poteri, ridotto com’è a mero “nominatificio”, a favore del governo, che invece imperversa con leggi ad personam.
    L’unica strada pertanto, stante oggi l’attuale scenario da curve da stadio che pervade il quadro politico italiano e che il falso bipolarismo ha prepotentemente fomentato, è quella stessa che la Carta Costituzionale detta: una Assemblea Costituente.
    L’Assemblea, scevra dai condizionamenti del quotidiano governare, dalle beghe di contrapposizioni partitiche aprioristiche, ritengo sia l’unico ed il solo strumento rimasto a questa classe politica, se ancora all’interno di essa alligna un barlume di dignità e di responsabilità, per “rifondare” questo nostro paese.
    Quindi, anche se condivido l’innegabile pungolo che, un referendum abrogativo sull’attuale “porcellum”, rappresenterebbe per la classe politica da parte del popolo italiano, non lo reputo risolutivo per compiere e stimolare chi ci rappresenta e governa, per ridisegnare tutta l’architettura istituzionale (parlamento, giustizia, economia, stato sociale, ecc.) dello Stato Italiano.

  5. Caro Gani,
    sono abbastanza pronto a scommettere che non ci saranno solo 2 partiti, a meno di elezioni palesemente truccate, semplicemente sulla base del fatto che quando i partiti arrivano a essere 2 è perché dimostrano di essere sufficienti a risolvere i problemi dell’Italia, mentre questi non fanno un cazzo e gli elettori lo sanno.
    L’assunto poi che si metteranno i collegi uninominali una volta stabilito un bipartitismo è assurdo. Sottintende forse che le liste bloccate sono state inserite per favorire il bipartitismo? E che c’entra?

    Terza cosa, il Mattarellum era a turno unico e un eventuale referendum che ne provochi la reviviscenza non farebbe certo nascere dal nulla i ballottaggi. Dare potere di scelta ai cittadini, ad ogni modo, è l’ultima cosa su cui badare a spese.

  6. Doppio turno elettorale con matterellum significa elevare di molto i costi dejje elezioni,vuol dire l’imperio dei partitelli, alla faccia dei costi della politica, capisco che il PLI è un piccolo partito, ma se vuole vivere deve fare come i Radicali, in questo caso sarebbe sicuramente rappresentato in Parlamento.
    Comunque alle prossime elezioni, la polarizzazione del voto farà si che oltre alle minoranze linguistiche, al Parlamento, vengano rappresentati solo due partiti, perchè preveno che nessun altro superi il 4 p.c.
    A quel punto potremo ripristinare collegi uninominali e preferenze, e dal momento che facendo i conti il referendum dovrebbe svolgersi dopo l’estate 2013 il problema non si pone a meno di elezioni anticipate.
    Saluti.

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