La Direzione Nazionale del PLI, riprendendo il progetto elaborato sin dallo corso anno per un referendum abrogativo dell’attuale legge elettorale e per la reviviscenza della legge precedente ha deciso di convergere con altre iniziative che si muovono nella medesima direzione, per presentare rapidamente i quesiti referendari. I liberali concorreranno,quindi, alla costituzione di un comitato promotore che parta dalla società civile e che coinvolga rappresentanti del mondo della cultura, delle professioni, del lavoro dipendente e dell’impresa 

6 Commenti

  1. Diciamoci la verità: l’Italia è la terra delle incompiute, del vorrei ma non posso.
    Ha ragione un mio amico scrittore-giornalista, nel definire questa nostra patria irrecuperabile a causa della sua cultura bizantina, barocca e levantina, che al contrario delle nazioni a cultura calvinista-protestante, non riesce mai a fare il passo che andrebbe fatto, incapace com’è di avventurarsi nel compierlo perché nell’analisi dei costi e benefici che il passo stesso comporta, pur di non assumersi la responsabilità dei costi, lascia il popolo italiano privo dei suoi benefici.
    Questa breve premessa era dovuta, per chiarire il contesto in cui intendo inserire l’analisi del tema che vorrei affrontare in queste mie righe.
    Nei giorni scorsi, sulle pagine di questo giornale, è stato ottimamente analizzato dal Sen. Palumbo un tema emblematico della mia premessa: la legge elettorale.
    In merito il Sen. Palumbo, dall’alto della sua innegabile esperienza e cultura giuridica, ha ottimamente analizzato i quesiti referendari lanciati dal Comitato promotore per l’abrogazione dell’attuale legge elettorale, il c.d. “porcellum”, evidenziandone, per così dire, vizi e virtù.
    Senza voler entrare nel merito dell’argomento, mi vorrei soffermare e portare in evidenza, un altro aspetto in merito all’argomento delle leggi elettorali, che via via si sono succedute in questo ultimo ventennio.
    Sembra strano che debba essere il popolo italiano a pronunziarsi su un argomento, per molti aspetti anche pieno di tecnicismi giuridici, che in fondo è solo uno “strumento” attraverso il quale si applica la rappresentanza democratica, importante certamente, ma sempre strumento rimane e già mai dovrebbe divenire “mezzo”.
    Le varie leggi elettorali che si sono succedute in questi ultimi anni di Repubblica Italiana, sono state utilizzate come “mezzo” per cercare di ridisegnare il quadro istituzionale italiano, approfittando anche, a mio avviso di una erronea valutazione dei padri costituendi, fiduciosi forse della responsabilità della classe politica italiana, che non inserirono all’interno della Carta Costituzionale la legge elettorale, lasciandola invece in balia della Legge Ordinaria, facendola divenire così lo “strumento” per bassi calcoli di convenienza politica e di ritorsione nei confronti dell’avversario politico, facilitando il gioco per chi si è impadronito artatamente del governo della cosa pubblica, compiendo altresì degli scempi giuridici in sfregio ai dettati della Costituzione Italiana.
    Cioè, invece di affrontare con coraggio e spirito rinnovativo ed innovativo, le riforme costituzionali di tutta l’architettura democratico-istituzionale dello Stato Italiano, si è preferito, per pavidità nel compiere il fatidico passo in avanti e/o per piccola logica di bottega partitica, utilizzare lo strumento anziché il mezzo.
    In verità con l’elezione dei Sindaci, dei Presidenti di Province e Regioni, si è cercato di compiere questa “rivoluzione” istituzionale, riuscendoci solo parzialmente a mio avviso, nel dare “governabilità” a chi viene delegato dal popolo, unico sovrano assoluto come Costituzione docet, al governo della cosa pubblica locale, separandola in maniera netta e chiara dalla “rappresentatività”, ancorchè limitata dalle soglie di sbarramento, di quello stesso popolo elettore.
    Lo stesso passo andava compiuto anche a livello di governo centrale, ma come ho detto prima, per paura e/o per bassi interessi di bottega politica, si decise alla fine della c.d. prima repubblica, di lasciare incompiuta la ristrutturazione dell’intero impianto istituzionale, al pari della tristemente e famosa per noi abitanti del sud, Salerno – Reggio Calabria, potenzialmente grande “mezzo” di unificazione tra Nord e Sud, ma nei fatti grande “strumento” di ulteriore differenziazione di trattamento tra Nord e Sud.
    E’ innegabile che così com’era concepita nella Costituzione, la “rappresentatività” aveva molto più potere, quello legislativo, rispetto alla “governabilità”, che invece possedeva solo quello esecutivo, essendo il secondo in completa balìa del primo. Così per paura di fare il passo pieno verso una rivoluzione costituzionale, che i tempi e gli avvenimenti rendevano ormai improcrastinabile, attraverso le forzature delle leggi elettorali, si è assistito passivamente ed in totale mancanza dei dovuti cheque and balance, ad uno spostamento di poteri da quello rappresentativo a quello governativo, arrivando oggi al punto che il parlamento è totalmente svuotato dei suoi poteri, ridotto com’è a mero “nominatificio”, a favore del governo, che invece imperversa con leggi ad personam.
    L’unica strada pertanto, stante oggi l’attuale scenario da curve da stadio che pervade il quadro politico italiano e che il falso bipolarismo ha prepotentemente fomentato, è quella stessa che la Carta Costituzionale detta: una Assemblea Costituente.
    L’Assemblea, scevra dai condizionamenti del quotidiano governare, dalle beghe di contrapposizioni partitiche aprioristiche, ritengo sia l’unico ed il solo strumento rimasto a questa classe politica, se ancora all’interno di essa alligna un barlume di dignità e di responsabilità, per “rifondare” questo nostro paese.
    Quindi, anche se condivido l’innegabile pungolo che, un referendum abrogativo sull’attuale “porcellum”, rappresenterebbe per la classe politica da parte del popolo italiano, non lo reputo risolutivo per compiere e stimolare chi ci rappresenta e governa, per ridisegnare tutta l’architettura istituzionale (parlamento, giustizia, economia, stato sociale, ecc.) dello Stato Italiano.

  2. personalmente e come UpL, unione per le libertà, siamo da sempre per il sitsema maggioritario secondo il modello anglosassone, ovvero uninominale a turno secco, con primarie vere, per la scelta dei candidati. disponibili ad esaminare eventuali alternative che prevedano il doppio turno alla francese. assolutamente indisponibili per un ritorno al sitema proporzionale foriero di instabilità.
    indispensabile l’abolizione delle liste bloccate e dei nominati da aprte dei “signori” del potere.
    un saluto a tutti gli amici e le amiche Liberali.

  3. Ottima iniziativa che si svolge nel solco della tradizione del Partito Liberale, un Partito in grado di dare sempre un eccellente contributo nell’impegno a difesa della democrazia reale ed effettiva nel nostro Paese. Ho letto il documento elaborato già da un anno da Enzo Palumbo (con la collaborazione di Enrico Saponaro) e voglio esprimergli il mio personale apprezzamento anche perché riesce a mettere in luce, in modo chiarissimo, i vari aspetti problematici dell’iniziativa referendaria. Con viva cordialità.

  4. Seguendo l’esempio americano ovvero si vota un candidato che si precostituisce una squadra, si può dire che sarebbe una cosa buona e giusta ma il metodo trasportato nel nostro Paese si è dimostrato il peggio che potesse essere proposto, visto il genere di squadra che ci è stata poi imposta ed a prescindere dallo schieramento vincente.
    Questo funesto risultato è ascrivibile principalmente al fatto che nel nostro Paese chi “scende” in politica lo intende per sempre a prescindere che venga eletto o meno, tanto per i non eletti si trova un posto in Provincia, nelle Aziende pubbliche, in qualche Ente pubblico e quanto altro, comunque sempre a spese dei Contribuenti.
    Ciò considerato, penso che sia necessario che chi scende in politica abbia un vero curriculum quindi venga effettivamente eletto, magari per due o tre mandati, per poi tornare a svolgere il lavoro o la professione esercitati ante esperienza “politica”.
    Per molteplici ragioni si deve abrogare l’attuale legge elettorale per sostituirla con una nuova formula che ripristini il diritto/dovere della scelta del politico ai cittadini elettori.
    Cordialmente.

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