Il settore energetico è fondamentale poiché condiziona fortemente lo sviluppo della qualità della vita, influenzando in modo particolare gli aspetti economico e sociale e, nel contempo, la crescita sostenibile e, quindi, la compatibilità ambientale dei processi produttivi.

Il comparto dell’energia, peraltro, è un terreno fondamentale per applicare concretamente ad un “sistema Paese”, ovvero su una scala più ampia (quale la UE), politiche di liberalizzazione e di privatizzazione idonee ad introdurre in un mercato storicamente monopolistico efficienza e competitività a favore dei cittadini e delle imprese nella veste di consumatore (cliente) finale, essendo questo lo scopo ed il riferimento per misurare il successo dell’economia di mercato.

Il cardine fondamentale per un programma liberale in campo energetico è quindi una robusta ed idonea impostazione ispirata alla più ampia liberalizzazione ed alla totale privatizzazione adottando tutte le necessarie avvertenze per evitare posizioni dominanti ovvero pratiche anticoncorrenziali: ciò in una cornice regolatoria “governata” da Autorità indipendenti, autonome, imparziali, competenti e dotate di adeguati poteri.

Un assetto appropriato del comparto (sia relativamente all’energia elettrica che al gas) è la separazione (proprietaria) dei segmenti in inevitabile monopolio (naturale o tecnico) da quelli in regime di concorrenza; tipicamente sono in monopolio naturale le reti di trasmissione e distribuzione il cui accesso deve essere libero a tutti gli operatori con un corrispettivo tariffario regolato mentre sono tipicamente in concorrenza la produzione di energia elettrica e la vendita dell’elettricità e del gas.

Nell’ambito della CE sono state emesse Direttive e Regolamenti orientati nel senso descritto come auspicabile anche se sono ancora possibili miglioramenti in senso liberale; l’Italia ha recepito le Direttive CE (è in corso il recepimento di un cosiddetto 3° Pacchetto) ed al riguardo occorre rilevare che le opzioni prescelte non sono state sempre le più radicalmente ispirate alla liberalizzazione ed alla privatizzazione.

In particolare, si deve rilevare che in Italia il duplice processo di liberalizzazione e privatizzazione (a cui l’Autorità di settore ha dato, nell’ambito delle sue competenze, un forte positivo impulso), comunque da accelerare e rafforzare per aspetti rilevanti (spesso frenati dalla presenza di importanti e controproducenti partecipazioni del Tesoro in protagonisti quali Eni ed Enel , ha proceduto con “due velocità”.

In concreto, si deve altresì rimarcare che, mentre nel settore elettrico un sia pur parziale grado di liberalizzazione si è realizzato, nel settore del gas sono stati adottati interventi assolutamente inefficaci.

In relazione a questi aspetti interventi essenziali di marca liberale debbono essere i seguenti:

  • La separazione proprietaria dei segmenti in monopolio da quelli in concorrenza; al riguardo un intervento necessario è la vendita di Snam Retegas da parte di Eni (evitando evidentemente che venga controllata da qualche altro Operatore extracomunitario o comunitario, ad esempio Gazprom o Eon ) abbandonando l’attuale opzione della pura “separazione funzionale” (adottando il modello di successo di Terna….).
  • L’applicazione di soglie massime di controllo di mercato ai vari livelli, upstream, ingrosso, retail. Nel gas è necessario provvedere a cessioni con gare di assett Eni (concessioni di estrazioni, diritti di transito per import, etc) così come avvenuto con successo nel settore elettrico con Enel (operazione Genco).
  • L’eliminazione del conflitto d’interesse del Governo che, attraverso le partecipazioni del Tesoro in Operatori dominanti (Eni, Enel), si trova a dover esprimere insieme una funzione di controllo su Imprese (ad esempio legiferando per rendere competitivi i mercati mentre gode dei risultati economici delle stesse (favoriti se i mercati rimangono dominati dalle Imprese controllate dall’Esecutivo). Il risultato  è una sorta di tassazione occulta attraverso il mantenimento di norme inadeguate.
  • Privatizzazione completa delle ex-municipallizzate e delle loro controllate e partecipate nel comparto energetico.
  • Mantenimento e rafforzamento del ruolo dell’Autorità di settore.

 

Il settore energetico in Italia presenta altre criticità:

  • Forte dipendenza dagli idrocarburi (ed in specie dal gas ancora originato da aree geopolitiche a rischio nonostante alcuni rigassificatori)
  • Politica di incentivazione delle fonti rinnovabili squilibrata, molto onerosa (a totale carico dei consumatori),  priva di meccanismi di mercato e con insufficienti ricadute industriali.
  • Inadeguata attenzione all’efficienza energetica.
  • Azzeramento dell’opzione nucleare

 

Il modello di liberalizzazione e privatizzazione del settore energetico può essere adottato per la generalità dei servizi a rete con segmenti in concessione per monopolio naturale o tecnico avendo quindi come riferimento:

  • La separazione proprietaria dei segmenti in monopolio da quelli in concorrenza.
  • La presenza di soglie massime di mercato, con attenti monitoraggi e controlli a contrasto di pratiche anticoncorrenziali.
  • La totale privatizzazione di tutti i Soggetti ovvero l’assegnazione in gare competitive delle parti di servizio in regime di monopolio.
  • La presenza di Autorità di settore adeguate: indipendenti, autonome (economicamente ed organizzativamente) imparziali, competenti e con adeguati poteri.

In relazione alla situazione attuale, si osserva che, in generale, anche in conflitto con le normative europee, molti settori sono stati trattati in modo inadeguato, senza considerare l’obiettivo primario della efficienza e della competitività e la necessaria attenzione ai consumatori finali:

  • Mantenendo la proprietà pubblica di Operatori dei vari settori, spesso integrati verticalmente.
  • Costituendo Autorità inidonee e, a volte peggiorativamente, Agenzie che dipendono dall’Esecutivo.
  • Non separando i segmenti in monopolio da quelli in concorrenza.

 

Un politica liberale per l’energia in grado di tenere conto del contesto internazionale e delle prospettive globali deve peraltro adottare i seguenti orientamenti:

  • Affrontare le questioni energetiche ed ambientali (cambiamenti climatici, etc) anche su scala europea ed internazionale con ruolo proattivo italiano, istituendo idonee strutture, promuovendo armonizzazioni UE, valorizzando l’apertura e l’integrazione dei mercati, contrastando rigurgiti nazionalistici e/o protezionistici.
  • Focalizzazione con riferimento allo sviluppo infrastrutturale (reti nazionali, interconnessioni transfrontaliere, stoccaggi) alle reti intrafrontaliere, alla sicurezza degli approvvigionamenti, al mix di generazione, alla ricerca ed all’innovazione.
  • Adozione di logiche di mercato con politiche di radicale avanzata liberalizzazione e privatizzazione e con idonee Autorità di regolazione .
  • Centralità dei consumatori finali  e maggiore equità degli oneri di sistema (trasferendone una parte sulla fiscalità generale); valorizzazione del CNCU e degli strumenti di solidarietà tra i consumatori (bonus). Rafforzamento degli strumenti del consumerismo.
  • Ricerca e sviluppo; ristrutturazione e riforma del sistema pubblico e promozione di efficienti ricadute industriali (un aspetto fondamentale è la riforma e il riposizionamento dell’Enea).

3 Commenti

  1. Un pregevole esempio di esposizione di un problema, di rara chiarezza e completezza. Mi permetto però di dissentire su due aspetti particolari: 1) la fiducia in una “cornice regolatoria “governata” da Autorità indipendenti, autonome, imparziali, competenti e dotate di adeguati poteri”: secondo me le “Autorità indipendenti” non hanno ragion d’essere in un sistema democratico. Il quadro legislativo è di competenza del Parlamento e le funzioni di regolazione e controllo sono responsabilità dell’esecutivo, che ne risponde democraticamente al Parlamento. 2) il PLI dovrebbe trovare finalmente il coraggio di denunciare la follia rovinosa delle “incentivazioni” delle fonti cosiddette rinnovabili, che altro non sono che regali costosissimi a una schiera di produttori parassiti, del tutto inutili ai fini del controllo del clima e controproducenti ai fini della ricerca e sviluppo di sistemi economicamente validi. Dovrebbe inoltre schierarsi decisamente per la denuncia del protocollo di Kyoto e dei folli programmi della UE (20-20-20 e simili), con l’abolizione del demenziale sistema dei certificati verdi e dei permessi di emissione.

  2. A mio avviso occorre iniziare a risparmiare, prendendo esempio dai paesi del nord Europa. Occorre imparare ad utilizzare meglio le risorse che abbiamo a disposizione, altrimenti, tra qualche decennio, chi rimarrà, non avrà più nulla. Laddove è tecnicamente e praticamente possibile incentiviamo il telelavoro (io stesso sono telelavoratore, felice di esserlo), incentiviamo la sostituzione di vecchie caldaie a gasolio o nafta, in nuove a metano o gpl, facciamo in modo che i servizi di trasporto collettivo siano più efficienti, puntuali.Con 3000 km di coste, quanti stabilimenti balneari abbiamo? Non è forse vero che funzionano prevalentemente nel periodo estivo (ovvero quando ci sono più caldo e più luce)? Perché non li facciamo funzionare ad energia solare, eolica, fotovoltaica o geotermica? Perché nel commercio non spingiamo “i pacchi piatti”, ovvero quelle confezioni che contengono al loro interno, articoli completamente smontati, che occupano quindi meno spazio, cosicché sui camion ce ne stanno di più e si risparmia in termini di carburante? Insomma di idee per risparmiare, per il bene di tutti, ce ne sarebbero a iosa….pensiamoci e poi agiamo di conseguenza!

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