Interventi & Repliche

Frugando tra le carte e le pubblicazioni sul Risorgimento, ho rinvenuto uno scritto di Camillo Cavour indirizzato alla contessa di Circourt il 29 dicembre 1860, sorprendentemente attuale per la valorizzazione del Parlamento come grande scuola di libertà. Mi sembra significativo ricordare così uno dei grandi artefici dell’ Unità d’ Italia a 150 anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 6 giugno 1861. «Per parte mia, non ho alcuna fiducia nelle dittature e soprattutto nelle dittature civili. Io credo che con un Parlamento si possono fare parecchie cose che sarebbero impossibili per un potere assoluto. Un’ esperienza di 13 anni mi ha convinto che un ministero onesto ed energico, che non abbia nulla da temere dalle rivelazioni della tribuna e non si lasci intimidire dalla violenza dei partiti, ha tutto da guadagnare dalle lotte parlamentari. Io non mi sono mai sentito debole se non quando le Camere erano chiuse. D’ altra parte non potrei tradire la mia origine, rinnegare i principi di tutta la mia vita. Sono figlio della libertà: è ad essa che debbo tutto quel che sono. Se bisognasse mettere un velo sulla sua statua, non sarei io a farlo. Se si dovesse riuscire a persuadere gli italiani che hanno bisogno di un dittatore, essi sceglierebbero Garibaldi e non me. Ed avrebbero ragione. La via parlamentare è più lunga, ma è più sicura».

Nicola Fortuna, Partito liberale italiano

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(16 giugno 2011) – Corriere della Sera