La Direzione Nazionale del PLI ha deliberato di lasciare libertà di partecipare, o meno, al voto referendario, ai propri aderenti e in caso positivo, libertà di scelta sulle risposte ai singoli quesiti. Ha, inoltre sottolineato la necessità di una ulteriore accelerazione, dopo l’esito negativo delle amministrative, del processo di decomposizione delle due coalizioni che sostengono l’attuale sistema politico. “In particolare, – ha affermato Stefano de Luca, Segretario Nazionale del PLI – valutiamo positivamente l’abbandono dei gruppi parlamentari del Pdl, da parte della componente che fa capo all’Onorevole Gianfranco Miccichè. Auspichiamo che, con tale gruppo e con coloro che si apprestano a lasciare il partito di maggioranza relativa, si possa avviare un confronto per creare, in futuro, un’alternativa liberaldemocratica, rispetto ad un centro-desta leghista e peronista.”

6 Commenti

  1. Vorrei evidenziare agli amici che ci leggono, che oltre ad essere esplicitata in maniera chiara ed univoca l’operazione “Partito del Sud” avviata dall’On. Miccichè, che essa è stata ideata ed avallata dal PdC, come contrapposizione alla Lega, di modo che egli con il famoso “dividi et impera” possa perpetuare la sua ormai “dinastica” carica di Capo del Governo.
    Quindi in realtà, ed in maniera neanche più di tanto cammuffata, una classica operazione da “cavallo di Troia” e non certo un’auspicata operazione disgregratrice del bipolarismo polico italiano.
    In ultimo vorrei solo rammendare, che l’On. Miccichè, il quale si vuole presentare quale nuovo paladino del Sud e della Siclia in particolar modo, è il Presidente del CIPE, cioè di quell’organo governativo, che ha fortemente sforbiciato ed ostaccolato, l’assegnazione al Sud ed alla Siclia in particolar modo, dei Fondi FAS, facendo da sponda all’espropriazione di soldi che la Comunità Europea ha destinato alle Aeree Sottosviluppate, quindi soldi del Sud e non Statali, che il Ministro dell’Economia Tremonti, continua a negarci ed a elargire, come se fosse sua la competenza, ad aree che dichiare sottosviluppate, è quasi un ossimoro, come il Lago di Como.
    Questo è il nuovo paladino del Sud e Noi del PLI dovremmo fare da sponda a questo?

  2. Che si governi bene o male, i referendum saranno sempre proposti e fatti, e’ una regola della nostra democrazia.
    Era giusto che il PLI, come partito, prendesse posizione, come mi sarei aspettato da quanto affermato dal segretario DeLuca, anche per distinguersi, a mio modo di vedere meritoriamente, in un contesto di vergognoso cerchiobottismo che tanto male ha gia’ fatto e tanto male fara’ al nostro paese.
    Evidentemente qualcuno non era d’accordo: ovvio. Non posso che biasimarlo per questo.
    Non prendere posizione in questa circostanza non e’ saggio, e’ inutile.

  3. Infatti, i referenda ai quali siamo stati chiamati a rispondere non hanno carattere propositivo, ma abrogativo di norme già in vigore alle quali il PLI non ha potuto dare il proprio contributo, nè nel merito, nè nel metodo. Nell’unica occasione in cui al PLI è stata data l’opportunità di fare proposte (il fatto che il PLI di fatto sia una forza extraparlamentare e che comunque non sia in grado di condizionare le scelte del Parlamento nonostatnte la meritoria presenza del senatore Musso, non può ritenersi un fattore neutrale nelle delibere ufficiali di un partito), in occasione del voto di fiducia per tramite dell’unico parlamentare PLI dell’epoca, di fronte a coerenti richieste di politica economica e sulla legge elettorale abbiamo avuto in risposta, in questo caso sì, da questo Governo, il niente. Quando lo stesso partito, il Pdl che queste leggi le ha votate, non lascia indicazioni di voto, perchè mai dovrebbe farlo il PLI?
    D’altra parte, con le stesse motivazioni, alcuni concludono di votare per il sì, altri per il no. Ovunque. Lasciamo, quindi, ad ognuno la libertà di turarsi il naso ( e questo la dice lunga sulle norme sulle quali siamo chiamati ad esprimerci, se ci si rammenta cosa voleva dire turarsi il naso in passato e le conseguenze che ha comportato) ed a coloro che, invece, convintamente andranno o meno a votare di farlo come meglio crede. La democrazia rappresentativa, se fatta bene, sarebbe capace di evitare che si arrivasse a ricorrere alla consultazione diretta per questioni simili a quelle in esame. Con questa scelta è chiaro il messaggio che il PLI vuole dare a chi politica la sta facendo nelle aule parlamentari, in entrambi i versanti.

  4. No Alberto, io sono dell’idea che la direzione abbia deliberato in maniera assolutamente sbagliata, talmente sbagliata che ancora adesso stento a capacitarmene, e che mi fa dubitare seriamente sulle qualita’ politiche di chi la compone, o quantomeno di chi ha votato in tal senso. Una scelta insensata e deleteria, da qualsiasi punto di vista la si guardi. Di fronte a quattro quesiti che mettono sul piatto importanti questioni di politica industriale, soprattutto per il nucleare!, si fa richiamo alla liberta’ di coscienza, cosa insensata perche’ il partito dovrebbe avere, e pensavo avesse, una linea per quel che riguarda le prospettive energetiche e di sviluppo del nostro paese, e dovrebbe essere in grado di PROPORRE e non di stare a guardare il fiume che scorre. E invece niente, fuffa e ignavia.

  5. Errore! La direzione acvrebbe dovuto dare indicazione di astenersi dai quesiti referendari, in particolare quello sul nucleare. Mi sembra che la nostra posizione sul tema fosse chiara. Questo e’ un modo di NON fare politica.

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