Il contesto, l’attività legislativa e di governo, i referendum.

La presente nota consente di trattare la questione in oggetto in modo il più possibile informato senza entrare in eccessivi particolari ma senza trascurare gli aspetti fondamentali.

La sostenibilità economica del fotovoltaico nei mercati elettrici.

La sostenibilità dell’uso del fotovoltaico per la generazione elettrica è attualmente impossibile per qualunque operatore in qualsiasi Paese tranne che per alcuni impieghi “di nicchia” molto limitati nel caso in cui non sia possibile connettersi alla rete elettrica di Distribuzione e sia ancora più costoso o impossibile per ragioni tecniche o logistiche generare elettricità con altre tecnologie “in isola” (ad esempio gruppi elettrogeni, eolico, etc)

E’ molto facile verificare la precedente affermazione: in Europa nessuno realizza impianti FTV senza un incentivo molto elevato rispetto ai valori raggiunti dall’energia nelle borse elettriche (che rappresenta il costo di generazione delle fonti tradizionali più il margine degli Operatori).

Il valore medio dell’elettricità sui mercati organizzati e, quindi, anche nel mercato all’ingrosso e in quello retail (ai clienti finali), considerando il mese di febbraio us, è risultato compreso: tra circa 66 €/MWh (Italia) e circa 47 €/MWh (Regno Unito).

L’incentivo riconosciuto in Italia (secondo le norme che si sarebbero dovute attivare dal 2011, il cosiddetto 3°Conto Energia) è, a seconda del tipo e dimensione dell’impianto, compreso nella seguente forbice:

251 €/MWh – 402 €/MWh,

salvo casi particolari ancor meglio remunerati.

La remunerazione è riconosciuta per 20 anni; in più l’energia prodotta e “premiata” dall’incentivo rimane nella proprietà del proprietario dell’impianto che può ricavarne, indicativamente, il valore di borsa.

Il corrispettivo per la generazione fotovoltaica è, quindi, molto distante dai prezzi di mercato e dimostra oltre ogni dubbio che tale fonte è economicamente insostenibile.

Il trattamento previsto nelle precedenti normative era ancora più favorevole ma in teoria cessava dal 31 dicembre 2010.

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partire dal 1 gennaio 2011 si sarebbe dovuto avviare il nuovo trattamento che, invece, appare abortire prima di nascere; sulla ragione di ciò torneremo più avanti.

Politiche per le Fonti Rinnovabili.

L’Italia, anche per ottemperare ad obblighi internazionali ed europei, ha sviluppato una politica di supporto delle Fonti Energetiche Rinnovabili (non sostenibili economicamente).

Al riguardo, occorre osservare, che non era obbligatorio sostenere il FTV ma che era piuttosto necessario implementare il miglior mix di queste (FTV, solare termico, eolico, biomasse, etc) secondo due ottiche:

  • Raggiungere il massimo effetto con il minor impiego di risorse tendendo al più presto, all’obiettivo “incentivi zero”; in altre parole tendere a ridurre il costo di generazione delle fonti rinnovabili fino ai prezzi di mercato.
  • Far sviluppare settori industriali italiani vitali e competitivi almeno in prospettiva futura; in altri termini ricercare ed ingegnerizzare tecnologie innovative e competitive di imprese italiane.

I meccanismi (comunque molto discutibili da un punto di vista liberale) per raggiungere questi obiettivi si sarebbero quanto meno dovuti continuamente monitorare ed adeguare per evitare distorsioni e speculazioni: una oculata ripartizione e modulazione degli incentivi (con dei tetti flessibili ed intelligenti) per evitare di strangolare i settori più promettenti e competitivi e, soprattutto, per non ingozzare i soliti furbi.

Un particolare fondamentale e fortemente negativo di tutto il sistema di incentivazione è che il finanziamento del sistema è a carico dei consumatori di elettricità in misura proporzionale ai consumi di ognuno.

  • Si finanziano delle politiche ambientali ed industriali (con strumenti di per sé opinabili) non attraverso la fiscalità generale ma gravando sui consumi di elettricità anche se il sostegno alle Fonti Rinnovabili non comporta alcun ritorno ai consumatori elettrici. Ridurre le emissioni di gas serra e accrescere l’occupazione sono obiettivi di natura generale del Paese che chiamano in causa solo nominalisticamente il sistema energetico.
  • La distribuzione degli oneri è iniqua poiché pesa maggiormente su famiglie numerose e bisognose che consumano molta elettricità) e sulle imprese energivore a basso margine.

Un altro aspetto è particolarmente “infame”: la classe politica ed in particolare il Governo distribuiscono risorse finanziarie rastrellate “a piè di lista” senza assumersi la responsabilità del prelievo e della sua misura. Infatti la remunerazione per il FTV come altre risorse per altre finalità sono gravate sulle bollette dei cittadini “a consuntivo” senza meccanismi seri di salvaguardia.

Questa modalità di raccogliere e destinare risorse è inaccettabile ed è, a mio parere, per i liberali una questione di principio contrastarla.

In ogni caso l’Italia, nell’ambito degli obiettivi europei, aveva dichiarato di

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impegnarsi a realizzare 8000 MW di FTV entro il 2020 e Parlamento e Governo avrebbero dovuto puntare a questo risultato cercando di farlo con il minimo sforzo e con il massimo di ricadute positive (innovazione, nuove imprese competitive e occupazione).

<Un confronto significativo con un caso esemplare (una criticità evidente) .

La remunerazione del fotovoltaico in Italia, a parte tutte le altre considerazioni, appariva per la verità esagerata e gli stessi operatori più seri del settore riconoscevano l’esigenza di ridurre l’incentivo; peraltro tutte le normative prevedono delle riduzioni graduali compresa quella italiana che al riguardo si è rivelata troppo timida.

La fondatezza di questa distorsione è facilmente verificabile; in Germania il sistema di incentivazione trasferisce agli operatori una remunerazione che è dell’ordine di un terzo rispetto a quella italiana eppure gli impianti vengono realizzati senza particolari difficoltà.

I buoi sono scappati.

In ogni modo esaminiamo cosa è avvenuto in quest’ultima fase che ha messo in evidenza la incapacità del legislatore e dell’esecutivo italiani.

A fine 2010 gli impianti FTV regolarmente inseriti nel 2° Conto Energia raggiungevano il livello complessivo di circa 3300 MW.

La normativa, approvata in estate 2010, prevedeva l’avvio del 3° Conto Energia (con una riduzione dell’incentivo- comunque il triplo di quello tedesco).

In parallelo però è stata emanata una norma per gestire, in modo difforme dal previsto, il transitorio.

Questa regola in estrema sintesi suona così: gli impianti realizzati entro il 31 dicembre 2010, anche se non collegati alla rete, godono del trattamento (migliore) stabilito dal 2° Conto Energia. L’Operatore autocertifica il completamento dell’impianto tramite asseverazione di un professionista iscritto all’albo.

< La conseguenza di questa norma transitoria, di questa “finestra” aperta stupidamente o colpevolmente sono state 55.000 domande per 3850 MW circa entro il 31 dicembre 2010. Sommando i 3850 MW con i 3300 MW già in rete si arriva a sfiorare il bersaglio del 2020 con 9 anni di anticipo: un miracolo!!!

Si è scatenata, in breve tempo, una corsa all’oro a cui hanno risposto dai quattro punti cardinali.

I primi controlli hanno dimostrato che il 30 % delle richieste esaminate non corrispondeva ad impianti regolarmente realizzati; naturalmente con il passare del tempo le irregolarità sono state corrette e la percentuale di anomalie è diminuita, salvo più rigorosi controlli (bolle di accompagno, controlli con foto aeree e satellitari). Un prodigio sì ma non un miracolo (non si vede infatti quale sia il beneficio) !!!

Si è trattato di una valanga che, d’un colpo, ha inghiottito enormi risorse (sui 20 anni dell’incentivazione sono 60-70 miliardi di euro per 3-3,5 miliardi di euro all’anno) ed ha messo in discussione una graduale diffusione degli impianti fotovoltaici che avrebbe potuto accompagnare innovazione tecnologica (con celle a maggior rendimento), riduzione dei costi, occupazione pregiata e capacità di penetrare i mercati esteri.

Il risultato è stato invece di svuotare i magazzini delle manifatture straniere ed il trasferimento pressoché immediato delle risorse verso le stesse imprese estere (e verso qualche mercante ed installatore italiano).

I meccanismi associati all’investimento fotovoltaico prevedono ovviamente l’anticipazione del costo al fornitore di pannelli (che fa la parte del leone nel valore negli impianti FTV) e l’ammortamento a carico dell’incentivo (in genere i flussi dei primi 8 -9 anni) per restituire il capitale e la remunerazione dello stesso ai finanziatori (banche, società di leasing, etc) e garantire ricavi e margini agli altri soggetti impegnati nell’impresa.

In altri termini, si sono indebitati cinicamente (o stupidamente) i consumatori elettrici italiani di 60-70 miliardi di euro per 20 anni (3-3,5 miliardi di € annui), anticipando la maggior parte di questa somma ad imprese straniere e facendole godere di margini elevatissimi (insperati in altri Paesi quali, abbiamo visto, la Germania).

Se poi consideriamo la quantità assoluta e relativa di energia sottesa a questo sforzo poderoso forse vi è ragione di indignarsi e, persino, di chiedere che qualcuno paghi per questo: si tratta di 5-6 TWh annui pari a 1,5-2 % dei consumi totali annui pari a circa 320 TWh nel

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2009.

Una valutazione imprecisa, a spanne, del valore di tutta l’elettricità consumata ai prezzi della borsa elettrica espone circa 25 miliardi di €.

Risulterebbe il 10% dell’importo (3-3,5 miliardi su 25) per, al massimo, il 2% della quantità.

In estrema sintesi: i buoi sono scappati.

La follia più grave è alle nostre spalle ed i margini di recupero sono ridotti.

Come intervenire?

Risulta a questo punto molto difficile intervenire per salvare qualcosa da questo naufragio e, paradossalmente, proprio i più seri ed onesti operatori del settore sono quelli che corrono i rischi maggiori e sono gli unici che meritano rispetto.

Ma per salvare il bambino non possiamo bere tutta l’acqua sporca.

La questione implica una serie di aspetti di principio ed alcune indispensabili avvertenze:

  • L’incentivazione per trovare nuove risorse deve gravare sulla fiscalità generale.
  • I soggetti che hanno messo in atto comportamenti scorretti (e persino illegali) non possono godere dei frutti illeciti di tali comportamenti; vanno esercitati controlli molto rigorosi e debbono essere applicate tutte le sanzioni e le penalizzazioni (applicazione, tra l’altro, della legge 231) previste.
  • I soggetti istituzionali (e i loro esponenti) che hanno commesso errori o attuato comportamenti censurabili debbono essere adeguatamente sanzionati rimuovendo eventuali personaggi responsabili.
  • I nuovi provvedimenti da adottare debbono perseguire gli obiettivi già richiamati: i) ottimizzazione nell’impiego delle risorse ii) sviluppo di tecnologie avanzate ed innovative ed, in specie per il FTV, privilegiare le tipologie di impianti innovativi, integrati con gli edifici e con le utenze elettriche sottese e iii) marginalizzare o persino escludere i grandi impianti “a terra” (spesso speculativi).
  • La gestione delle politiche di incentivazione (fissata da Parlamento e Governo) dovrebbe essere gestita in modo dinamico e flessibile dall’Autorità dell’Energia per garantire l’utilizzo ottimo delle risorse.

Ultime dall’Energia.

Il testo che precede è stato scritto nella prima decade del marzo 2011; da allora sono accadute molte cose rilevanti che hanno peggiorato la situazione rendendo ancora più difficile una politica energetica razionale nel nostro Paese.

In forma sintetica si elencano di seguito gli aspetti più rilevanti:<

  • Nel frattempo, il Governo ed il Parlamento hanno affrontato la questione degli incentivi alle FER ed in specie al FTV; il risultato è che gli incentivi italiani per quest’ultima fonte rimangono molto più alti di quelli riconosciuti in tutti gli altri Paesi europei a vantaggio di industrie straniere (che incassano ricavi e margini stratosferici per tecnologie ormai obsolete finanziando così eventuali tecnologie più efficienti) e di speculatori nazionali e stranieri. I nuovi incentivi, sempre finanziati tramite la bolletta (che diviene insostenibile per i settori industriali più energivori e per le famiglie più povere e numerose), aggiungono altri 70 miliardi di euro di oneri ai 70 miliardi già previsti dalle precedenti normative (per un totale di 140 miliardi di € al ritmo medio di 7 miliardi di € all’anno).

I nuovi sviluppi e quelli del prossimo futuro (un eventuale riuscita dei referendum) appaiono disastrosi negli aspetti specifici e per motivi generali poiché non colpiscono efficacemente il Governo che si è già defilato (in particolare Tremonti con il suo discorso “profetico” sul nucleare e la Lega esponendo alcuni suoi esponenti sui quesiti relativi all’acqua) ma ottengono alcuni effetti:

    • Alimentano un clima antiscientifico, irrazionale ed oscurantista favorendo una ostilità preconcetta per la tecnologia.>
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  • Danno voce e slancio ad una impostazione statalista e contraria al mercato e, quindi alle posizione più reazionarie in rapporto alle politiche economiche; non a caso alcuni esponenti non di secondo piano della sinistra riformista si sonop dissociati dalla scelta di Bersani che smentisce se stesso e le sue “lenzuolate” liberiste.
  • Inchiodano ad una posizione affrettata ed irrazionale la politica energetica del nostro Paese.
  • Allontanano per il nostro sistema idrico ogni possibile ristrutturazione e modernizzazione in chiave di mercato e competitività.

Per onestà, unico aspetto politico positivo, la vittoria dei sì sul legittimo impedimento potrebbe rappresentare un problema per Berlusconi ed, obiettivamente, eliminerebbe un pasticcio giuridico istituzionale poiché, semmai, la soluzione di una strumentale utilizzazione dell’azione giudiziaria è la reintroduzione dell’immunità.

2 Commenti

  1. Ringrazio perchè la relazione molto completa ed esaustiva mi permette di avere le idee piu’ chiare su un argomento su cui si sente di tutto e quasi mai in maniera chiara e soprattutto con riferimenti interessati di chi ne discute.Non credo ci sia un solo leghista che si sia fatto carico di capire.Complimenti.Saluti.Pietro Stella.

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