“Pur di andare avanti con il referendum sul legittimo impedimento e la sua conseguente valenza politica nei confronti del Premier, si sta sfruttando l’ondata emotiva del disastro del Giappone, fomentando paure in gran parte irrazionali, rispetto ad un’energia meno costosa, più sicura ed essenziale per un Paese industrializzato ed energivoro.

Allo stesso tempo i referendari tentano di far prevalere  una linea statalista di difesa del potere di spesa degli Enti Locali, nella distribuzione dell’acqua. La cosiddetta privatizzazione è finalizzata piuttosto ad eliminare l’attuale enorme dispersione nel sistema distributivo, trasferendo i relativi costi ai privati, che avranno un notevole abbattimento grazie al principio della concorrenza.”

Stefano de Luca, Segretario Nazionale del PLI, ha così analizzato la prossima tornata elettorale sui referendum che essendo improntata principalmente su fattori emotivi e non razionali sarebbe opportuno disertare.

3 Commenti

  1. Ha ragione il segretario. L’ Italia, purtroppo, preda di demagoghi e facile all’autolesionismo, si sta trasformando in paese de-responsabilizzato (che non ha il coraggio di assumere alcuna iniziativa importante, per paura della sua stessa ombra) e, a breve, de-industrializzato. Mi compiaccio che, comunque vada il referendum, sia messa ‘agli atti’ la posizione contraria del partito ai quattro quesiti (demagogici, si’!) in modo tale che, anche in futuro, si possa dimostrare di aver tenuto una linea coerente su argomenti di grande importanza per la nostra politica industriale.

    Ovviamente io non andro’ a votare.

  2. Il mondo liberale ha di fatto messo purtroppo in stend bike le tematiche relative alla privatizzazione della RAI; alla privatizzzazione delle Poste e delle Ferrovie, alla difesa del risparmio, vere priorità in campo liberale, penso che i referendum non debbano offuscare queste priorità, fermo restando la necessità assoluta di far fallire il referendum sul leggittimo impedimento, per affermare il garantismo liberale; non è ammissibile che la magistratura detti l’agenda dei lavori alla politica, siamo in democrazia.
    Il caso Parmalat dimostra come la privatizzazione di certe aziende locali ad alto valore economico, possono passare in mano di altri Paesi, avvilendo di fatto l’economia italiana, cosa che non potrebbe avvenire con la privatizzazione di grosse aziende nazionali, come RAI, Poste e Ferrovie.
    Il caso del Giappone, dimostra quanto danno economico può causare una catastrofe tipo Fukuscima, l’Italia, al contrario ad esempio della Francia, è un paese altamente sismico, quindi gravemente a rischio riguardo all’istallazione di centrali nucleari, sarebbe quindi meglio acquistare l’energia nucleare che ci serve, da Paesi non sismici, tramite accordi internazionali di favore che prevedano per l’Italia, adeguate contropartite economiche.
    Il problema, non è solo la sicurezza degli impianti nucleari, ma anche la sismicità del territorio.
    In Paesi non sismici, sicuramente l’energia nucleare, sarebbe conveniente, in Italia no.
    Per questi motivi, non ritirerò la scheda sul leggittimo impedimento, ed agli altri referendum voterò si.
    Saluti.

  3. Caro Segretario,
    mi spiace questa volta di non essere d’accordo.
    I referendum vanno votati, a mio avviso proprio in un momento come questo di caos politico; gli italiani devono manifestare come la pensano perchè è indispensabile che la politica ritorni ad occuparsi dei problemi seri e concreti del Paese, fra questi anche ma non solo, i quesiti del referendum.
    Credo che dobbiamo guardare avanti ed avviare una riflessione su un liberalismo modern,o adeguato ad una società che ha necessità e priorità del tutto nuove rispetto alle tradizionali impostazioni liberali, non superate ma sicuramente da rivisitare.
    Il progresso se non lo si comprende lo si subisce.
    Personalmente andrò a votare quattro si.
    S.Buccheri

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