L’ Assemblea dei liberali della Provincia di Roma è convocata per il giorno 11 giugno 2011, dalle 10:00 a Palazzo Ferrajoli, Piazza Colonna 355, Roma, per l’elezione del Presidente Provinciale, il Segretario Provinciale e della Direzione Provinciale, che avverranno secondo le norme statutarie;

Il numero dei membri della Direzione verrà definito ad apertura dell’Assemblea e sarà compreso tra i 15 e i 19;

La mozione per l’Assemblea in corso di preparazione verrà utilizzata come manifesto programmatico unitario, lasciando aperta l’opportunità, per chi volesse e come previsto dallo Statuto, di presentare mozioni politiche collegate ad eventuali liste contrapposte per l’elezione dei membri della Direzione Provinciale.

1 commento

  1. come membro della Direzione Nazionale del PLI ho dato la mia presenza all’assemblea provinciale con la convinzione che in sede di dibattito si formulassero mozioni, argomentando le varie posizioni, per dare a tutti gli iscritti la possibilità di maturare una scelta che fosse nel segno di una reale partecipazione. Purtroppo ho dovuto prendere atto che i giochi erano stati già fatti in una preriunione ristretta, ben consapevoli i partecipanti a questa riunione, che le convocazioni non avrebbero coinvolto per loro scelta, tutti gli iscritti. Esprimo pertanto forti dubbi sul metodo seguito, che sembra più consono ad altri partiti che non al PLI, anche in considerazione del fatto che il Segretario Nazionale stigmatizza il cesrismo forzaitaliota e poi deve subire, ahimè, comportamenti politici che lui stesso ed il partito hanno sempre denunciato come non democratici. Il mio augurio come esponente nazionale del partito è che si possa realmente avverare un camblamento di sistema che superi la logica della lobby per aprirsi alla partecipazione democratica e alla affermazione di valori e di merito e non ingessare il partito attraverso un controllo illiberale del tesseramento e degli organismi direttivi. Il terremoto elettorale delle ultime elezioni amministrative, ha dimostrato che non si può icombattere la voglia di cambiamento e di partecipazione dei cittadini alle scelte politiche e quindi avrebbe dovuto consigliare la rinuncia ad una prassi del controllo degli organismi attraverso un’operazione di ingegneria politica vecchio stampo, che appartiene ormai ai dinosauri della politica.

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