In occasione del ventennale della morte di Giovanni Malagodi, prestigioso leader dei liberali italiani e europei, Enzo Palumbo, Presidente del Consiglio Nazionale del PLI ricorda la figura carismatica e lungimirante che già allora aveva predetto il fallimento del bipolarismo: “Quanto al sistema elettorale, sarebbe bene che i tanti laudatori dell’attuale bipolarismo italiano rammentassero il giudizio di Malagodi, che più di quaranta anni fa ebbe ad esprimersi in termini profetici.

In polemica con quelli che egli chiamava i “liberali oligarchici”, innamorati dei sistemi maggioritari uninominali, Malagodi scriveva nel 1968 su Libertà Nuova:

“Io non credo al liberalismo oligarchico; credo al liberalismo democratico. I liberali oligarchici, in fondo, lo vogliano o no, sono dei razzisti; non razzisti della pelle,….., ma razzisti delle persone per bene (da una parte) e dei tangheri (dall’altra), questi ultimi che formano, secondo i primi, la grande massa dell’umanità”. E così proseguiva:”Con la democrazia parlamentare vanno di conserva non solo la pluralità dei partiti, ma anche il sistema elettorale proporzionale”, aggiungendo poi:”Una delle caratteristiche dei liberali oligarchici è di avere una preconcetta irragionevole simpatia per il sistema uninominale, come se esso non significasse in Italia la scomparsa delle forze intermedie, e cioè la scomparsa dei liberali e dei socialisti democratici, a favore del blocco clericale sostanzialmente populista-conservatore, da una parte, e di un blocco comunista, dall’altra”.

3 Commenti

  1. Se volete un consiglio disinteressato da un un ex liberale, penso che a livello nazionale, al contrario che a livello amministrativo, dove ad esempio le preferenze per le comunali andrebbero portate a 2, per implementare la democrazia locale, dove andrebbe fissata una soglio del 40 per cento di coalizione per evitare i ballottaggi ed eleggere il sindaco, dove dovrebbe essere maggiormente incentivata la formazione di liste civiche, e dove i piccoli partiti non rappresentati in parlamento possano a livello locale, trovare la sua giusta collocazione, a livello nazionale invece, salvo restando la rappresentanza delle minoranze linguistiche, che volendo potrebbero federarsi ad uno dei due schieramenti, dovremmo avere solo due partiti, con il ripristino però dei collegi uninominali .
    Selezione dei candidati a livello regionale; il candidato deve rappresentare le esid
    genze della comunità regionale e quindi venire scelto in regione.
    Come dare peso politico ai piccoli partiti che intendano non federarsi ad uno dei due maggiori?
    Semplicemente dando una reale possibilità a loro di partecipare alla pari alle ” campagne referendarie” tramite la trasparenza nei dibattiti politici, nonchè al paritetico accesso ai mezzi di informazione, per questo bisogna pretendere una RAI, autenticamente pluralista, una RAI privatizzata.
    Potrebbe essere questo un futuro referendum importante.
    Da ultimo, i piccoli partiti politici potrebbero comunque federarsi ad uno dei due partiti magggiori, ” stile radicali” così di fatto sarebbero riconosciuti rappresentati, e rispettati in parlamento.
    Così si garantirebbe la governabilità liberale con il solo fatto di aumentare al 10 per cento, sia alla Camera che al Senato la solia di accesso parlamentare.
    Mi rendo conto che alzare questa soglia può sembrare poco liberale, ma con il ripristino dei collegi elettorali, questo fatto verebbe mitigato di molto, e si garantirebbe la governabilità reale, senza l’attale caos politico, consentendo ai piccoli partiti, in vista di eventuali future federazioni con uno dei due blocchi, di muoversi, ravvivando nel concreto il clima politico.
    Quindi, di non sparire, ma di essere rappresentati al parlamento in modo diverso, ripeto, vedi PRI e i radicali.
    Saluti.

  2. A un sistema proporzionale si possono affiancare metodi correttivi che vanno dal buon vecchio D’Hondt alla soglia percentuale, nazionale o di collegio, da superare per poter accedere alla divisione dei seggi. Inoltre, si potrebbe pensare ad un premio di maggioranza o a un secondo turno maggioritario.
    Quel che non si può accettare è che il Parlamento venga nominato dai segretari di partito, e che formule esclusive del consenso popolare vengano applicate tutte assieme: promuovendo quindi il pasticcio veltrusconiano con il suo portato di ingovernabilità.
    Su Il Foglio di qualche tempo fa venne pubblicata una lettera di Rino Formica il quale, con una certa sagacia, discettava di partiti politici e numeri primi. Una lettura piacevole, divertente e meritoria di una qualche riflessione. Per chi volesse leggerla, essa è disponibile nell’archivio dei Radicali:
    http://www.radicali.it/rassegna-stampa/formidabile-nota-politica-di-formica-alta-matematica-bassa-politica

  3. Nonostante il PLI nel 1993 si sia pronunciato per una posizione diversa in materia elettorale, sia pure col mio voto contrario, che, coerentemnte mantenni in Parlamento, non sostenendo la riforma del cosiddetto Mattarellum, personalmente continuo a pensarla come Malagodi. Di recente tuttavia, vado convincendomi che, se il Paese deve affrontare il tema della Riforma Costituzionale, che per certi versi appare necessaria, sarà necessario approfondire il tema della legge elettorale. In tal caso, anche i proporzopnalisti, tuttora ancorati al punto di vista malagodiano, come me, devono essere disponibili a confrontarsi anche con soluzioni diverse. La discussione è aperta.

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