Sapevate che il Giappone sta smantellando le centrali nucleari e che nonostante le abbia spente sull’onda del fatto Fukushima non deve fronteggiare carenze energetiche perché tutto ciò di cui ha bisogno gli è fornito dall’eolico? Ecco, perché io, distratta, non ne ero – per così dire e per rimanere in tema – al corrente.
La fonte di questa sconvolgente rivelazione, destinata evidentemente a cambiare i destini dell’umanità, è un blog. Niente contro i blog, per carità. Anch’io ho un blog, e non ne sminuisco l’importanza sociale (quella che anche i recenti fatti di vario sangue in Iran ed Egitto hanno consacrato). Solo che quando si fanno delle affermazioni che vorrebbero avere spirito giornalistico sarebbe meglio indicare le fonti da cui sono tratte, e qua di fonti non ce ne sono. Ma, gettato il sasso, è fatta: a quel punto centinaia, se non migliaia, di lettori ribadiranno la notizia. Eh sì. Perché il problema non è chi scrive, ma chi legge.
E così, ribadite sulle bacheche dei social network, queste non-notizie scatenano discussioni che facilmente strabordano nel delirante, nelle quali si ficca dentro un po’ di tutto: politica, pseudoscienza, complottismo, isteria, e dove a farla da padrona è solo una cosa: l’ignoranza. L’impossibilità di mobilitare, dentro di sé, quelle conoscenze che permettano di valutare, con equilibrio e spirito critico, la veridicità, la compatibilità, la serietà di ciò che si legge. L’italiano è un tuttologo che una volta si limitava a millantarsi CT della nazionale di calcio e oggi diventa, di volta in volta, ingegnere nucleare, neurochirurgo, architetto, criminologo, sociologo e chi più ne ha più ne metta, a seconda del tema di attualità del momento. E l’ovvia conseguenza di questi simposi tra qualunquisti riciclati è sempre la stessa: i veri ingegneri, i veri neurochirurghi, i veri architetti, i veri inquirenti, sono un branco di imbecilli al soldo del potere. Mentre le anime belle, anche se non hanno studiato, sono detentrici della Verità. Sanno tutto loro e dipendesse da loro tutti i casi criminali sarebbero risolti entro quarantacinque minuti (la durata media di un telefilm), i pazienti in stato vegetativo si risveglierebbero immediatamente ciarlieri grazie a un qualche dottor House e l’indomani se ne andrebbero con le loro gambe, e magari il mondo, dopo aver rischiato la catastrofe, verrebbe salvato da un manipolo di coraggiosi (cioè loro) capeggiati da qualcuno che per coincidenza assomiglia pure a Will Smith. A esser cattivi, verrebbe da pensare che aspirino ad una rivincita sulla propria insipienza, della quale ovviamente incolpano gli altri. Io non sono mai stata buona, quindi lo penso.
Leggo, sulla bacheca di una di queste anime belle, il suggerimento di dotare ogni casa di un pannello solare per risolvere il problema energetico globale (“così l’Enel si attacca perché ce ne svincoliamo”, è la brillante considerazione conclusiva).
Un’altra persona, ma della stessa pasta (verrebbe da dire un’altra testa della stessa Idra), sostiene che il riscaldamento a legna e la sua futuristica evoluzione, il pellet, è un validissimo sistema che, se adottato in larga scala, risolverebbe il problema energetico. Sono certa che questo l’avevano capito anche certi nostri antenati di n-mila anni fa, a parte che tra loro e noi sarebbe passato un po’ di tempo e anche una rivoluzione industriale. Che però a fare questa affermazione sia persona che contemporaneamente strepita contro l’effetto serra, la CO2 e la deforestazione mi fa un po’ strano.
Naturalmente poi non si contano le bocche certe che i nuclearisti siano una lobby e finanche che il terremoto in Giappone sia stato provocato ad arte da mano umana, manco a dirlo Americana.
E così, tra centrali nucleari che esplodono come bombe, specchi magici e specchietti per le allodole, fusioni nucleari (eh, sì, perché la fusione del nocciolo è diventata fusione nucleare) e fantomatiche fusioni a freddo, virtù esoteriche della carbonella e quant’altro, l’unica cosa che fonde veramente è la pazienza nei confronti di un popolo ignorante che si crede furbo e intelligente e che fa a gara a chi la spara più grossa, credendoci pure. E su Internet dilagano idiozia e disinformazione a celebrare l’anno della bufala il quale, purtroppo, è però l’unico che non si limita ai canonici 365 giorni solari, anzi, forse sarebbe proprio il caso di parlare di Era della Bufala.
Riportare qua tutte le stupidaggini lette in rete è impossibile, e anche volendo limitarsi a quelle riferite, negli ultimi giorni, alla questione nucleare, servirebbe un’intera collana. Perché non è l’opinione del singolo a preoccupare chi scrive (ognuno sia pro o contro a ciò che vuole), ma il flusso disordinato di pseudo-certezze omologate basate su argomentazioni inconsistenti, le superstizioni del terzo millennio, le nuove categorie magiche, un neomanicheismo in cui il nucleare è la magia nera demoniaca e il solare (o l’eolico) sono le fatine bianche o, ancor meglio, la spada fiammeggiante di un qualche arcangelo (non so quale, non frequento).
Mesi fa, autorevoli esponenti della sinistra scrissero una lettera aperta a Bersani, invitando il PD a rivedere la sua posizione di opposizione al nucleare. La stessa Margherita Hack ha più volte spiegato e recentemente ribadito come su questo tema la popolazione reagisca con paure irrazionali. La figura dell’antinuclearista italico medio esprime profonde contraddizioni, ignoranza sul tema e malafede ideologica. Paure irrazionali per le quali nessuna spiegazione è possibile e che si perdono nella notte dei tempi e dell’uomo. La realtà dei fatti è che, in previsione di una crisi del fossile e se vogliamo mantenere il nostro stile di vita, è necessario ricorrere ad altre fonti energetiche e che le cosiddette rinnovabili, da sole, non potrebbero mai comunque supportare le esigenze di un paese che pretende di parlare di crisi quando, ad esempio, ogni studente universitario oggi si reca in facoltà in macchina mentre vent’anni fa ci andavamo a piedi o con una bici scassata di quarta mano e nessuno si lamentava. La realtà dei fatti è che Sanità, Sicurezza, Occupazione, Industria, Agricoltura, Trasporti, Servizi necessitano di energia, senza la quale è inutile scendere in piazza di volta in volta contro tizio o contro caio; la realtà dei fatti è che l’auto elettrica è un giocattolino carino, ma prima o poi la devi ricaricare e la spina la devi infilare in qualche presa di corrente (come d’altra parte già accade per gli ecologicissimi treni, che non si muovono per intervento dello spirito santo). L’ipocrisia italiana è quella che vuole il territorio denuclearizzato ma una cospicua parte della sua esistenza dipende da energia acquistata dall’estero dove con il nucleare viene prodotta, mentre la rimanente parte è colpevole in solido dei disastri come quello del golfo del Messico, già caduto nel dimenticatoio, nel frullatore della notizia, nella tramoggia delle catastrofi; l’ipocrisia italiana è quella degli ambientalisti che accusavano Bush per non aver sottoscritto Kyoto, ma tacciono sulla Cina e sull’Asia emergente che avvelena ambiente ed economia (non in ultimo producendo – con l’energia da nucleare – i famosi pannelli in polisilicato destinati a fare energia pulita da noi e che nella loro durata di vita non riescono a restituire, in termini di rendimento, l’energia che hanno assorbito dalla loro produzione al loro smaltimento); l’ipocrisia di chi non contesta il nucleare iraniano che è tutto fuorché civile, ma a casa propria non lo vuole, facendo finta di non sapere che campa con l’autofertilizzante francese. Sarebbe bello poter fare a meno del nucleare, come del petrolio, degli allevamenti intensivi di mucche e maiali, tornare al buon selvaggio e ai tempi idillici delle candele e dei muli, sarebbe bello perché oltre che avere un ambiente più puro avremmo anche una geopolitica più trasparente, ma troveremmo comunque qualcuno che protesterebbe contro l’abbattimento degli alberi per far legna da ardere o magari un altro che recriminerebbe contro i geloni ai piedi lamentandosi di non poter fare una RMN alle falangi.
Come in preda ad una convulsa anoressia energetica e tecnologica, facciamo del senso di colpa per essere al mondo il criterio per decidere il futuro di questo disgraziato pianeta.
Esistono ecologisti per paura, ecologisti per colpa, ed ecologisti in mala fede. I primi sono quelli che nel dubbio evitano, votano no al nucleare, e quando pensano al nucleare vedono cani a cinque zampe, vitelli a due teste, cavoli radioattivi e bambini idrocefali. Sono quelli che vivono nell’incubo di Chernobyl e oggi di Fukushima. Disposti a credere ad ogni notizia catastrofista mentre rifiutano ogni rassicurante (e fondato) ridimensionamento.
I secondi sono gli anoressici dell’energia, quelli che si sentono in colpa per essere al mondo e la cui aspirazione è quella di riuscire a vivere d’aria. I nuovi asceti laici, profeti dell’apocalisse nucleare prossima ventura, che sterminerà il genere umano per le sue azioni contro il Creato che andava lasciato stare così com’era e quindi ce la meritiamo perché facciamo proprio schifo.
Se i secondi sono un po’ psicotici, sono comunque meglio dei primi, perché almeno sono coerenti. Fanno della loro vita un inferno, ma per lo meno è un inferno integerrimo. I loro sforzi non serviranno a salvare il pianeta, ma le loro anime sono candide. I primi invece sono semplicemente degli ignoranti isterici, quelli che pensano che le radiazioni si fermino al confine, che il già dimenticato disastro del golfo del Messico sia colpa solo dei petrolieri e non si accorgono che loro stessi campano ogni giorno di petrolio e nucleare acquistato, per l’industria, per il cibo, per gli ospedali. Quelli che vogliono la botte piena e la moglie ubriaca. E che però risolvono tutto con un pannellino sul tetto perché quando si parla di “problema energia” l’unica cosa che gli viene in mente è l’acqua della doccia.

I terzi? Beh, i terzi son quelli che si infinocchiano i primi ed i secondi e sulle loro psicosi come sulla loro ignoranza costruiscono imperi. Niente funziona di più del manipolare le paure profonde dell’uomo, per condurlo a credere ciò che gli si vuol far credere.

“Ci sono persone che sanno tutto ma purtroppo è l’unica cosa che sanno”. Oscar Wilde

Fabiana Cilotti

9 Commenti

  1. Samuele, le tue argomentazioni sono condivisibili. Anzi, condivise, come credo possano confermare tutti coloro che hanno ascoltato un po’ di opinioni in questi ultimi tempi, ravvivate dal caso Fukushima. Condivisa è, infatti, la preoccupazione sulla gestione italiana del problema nucleare, sul pressappochismo e – diciamolo, suvvia – sulla corruzione o, nella migliore delle ipotesi, alla faciloneria, che temiamo si impossessi del principio potenzialmente distruttivo, nella fattispecie l’atomo. Argomentazione che condivido, perché un tremorino viene anche a me, pensando a come facciamo le cose noi, un po’ alla chiagni e fotti. Però c’è una parte di me che invece dice che così non va bene, una parte di me che insiste che dobbiamo fidarci, che insiste a pensare che non siamo peggio degli altri, non siamo più corrotti degli altri, non siamo più inetti degli altri. Insisto a voler credere che (mi si perdoni il gioco di parole) qualcuno voglia farci credere che siamo degli imbecilli corrotti incapaci venduti, ma che non è vero. Molti pensano questo, troppi pensano questo. Che noi siamo inferiori, eh, sì, inferiori, perché non riusciamo dove gli altri riescono. Bene, io non ci credo. Credo che a furia di sentircelo dire ci abbiamo creduto, cosicché i migliori cervelli se ne sono andati altrove e i pochi che son rimasti son finiti schiacciati. Ma non è vero. Basterebbe avere il coraggio di rompere lo specchio.
    Quanto alle scelte nucleari che sarebbero state altrove fatte quando non c’erano alternative, una sola osservazione: ragionando in termini globali, noi quel treno, l’abbiamo perso. Bello, brutto, buono, cattivo, qualcun altro ci è salito e noi no. Perché loro ci sono saliti e noi no? Cos’è, noi forse avevamo alternative? No, eravamo come gli altri, anzi, PEGGIO degli altri. E l’abbiamo perso. Quanto alle energie alternative che oggi ci sono (sarebbero?), consiglio di distinguere tra sperimentazione e realizzazione, e di riflettere (ma l’ho già detto) sul perché gli altri paesi non abbiano già adottato queste tecniche rivoluzionarie.
    Io credo che l’adozione di un piano energetico che preveda di iniziare a costruire oggi centrali nucleari di terza generazione non sia un buon piano, quindi sono molto perplessa sulla proposta del governo. Ne esistono di quarta generazione, ed è un italiano che le costruisce in Russia. In questo senso potrei anche oppormi all’imposizione di roba vecchia e diventare una antinuclearista ad interim. Ma ribadisco la necessità di trattare l’argomento con cognizione di causa, il che non significa fidarsi ciecamente di chi prende le decisioni dall’altro, sia mai!!, ma non significa nemmeno cadere nella trappola dei ciarlatani dell’ultima ora, che non vedono l’ora di proliferare.

  2. Il tono dell’articolo era chiaro, e le osservazioni in merito alle spirali di disinformazione che si sono create sono per certo intelligenti e corrette.
    Il problema del nucleare in Italia, per l’opinione pubblica, è di natura politica oltre che tecnica: i cittadini hanno paura che la politica non sappia gestire le questioni nucleari (scelta dei siti, manutenzioni, stoccaggio delle scorie). Mi rendo conto che è un accostamento qualunquistico, nonchè uno slogan da bar sport, ma seriamente un paese che non ha saputo gestire la questione dei rifiuti saprebbe gestire in maniera opportuna centrali nucleari?
    Ricordiamoci anche che le centrali nucleari che sono diffuse in gran parte del mondo sono state costruite decenni fa, quando non c’erano molte alternative per non dipendere da idrocarburi e co., mentre oggi delle alternative in cui investire ci sono.
    Chiudo dicendo che quello che oggi manca ai normali cittadini (specialmente ai giovani, categoria a cui appartengo) è la fiducia per questo paese e la sua classe politica, che ci pare sempre lavorare contro il bene comune.
    Sono finito per caso sul vostro sito, confido che i vostri sforzi per un rinnovamento della società e della politica italiana nel nome della serietà e di forti ideali liberali e democratici possa avverarsi.

  3. Rispondo per il momento a grandi linee e mi scuserete la superficialità.
    Nell’articolo, non intendevo esaltare il nucleare come unico futuro possibile, né ignorare l’importanza della differenziazione delle fonti nel piano energetico globale. E’ evidente che ci sono sprechi, così come è plausibile che il pannellino solare di cui sopra, installato in ogni casa, potrebbe quanto meno contribuire a diminuire la pressione sulle centrali elettriche. Ma la riduzione dei consumi e l’eliminazione degli sprechi, così come l’installazione di pannelli autonomi, non sarebbero che una goccia nel mare del problema energetico. Son belle cose, ma non possiamo illuderci che siano risolutive. Non ho voglia di far calcoli, ma ho idea che per far funzionare, ad esempio, un Ospedale come Le Scotte di Siena solo con il fotovoltaico bisognerebbe spianare il Chianti e riempirlo di pannelli. Il rendimento a metro quadro è del tutto non confrontabile con altre fonti energetiche. Perché altrimenti USA, Francia, Giappone, ed infiniti altri non si sarebbero dotati di questi miracolosi pannelli? Pannelli che per altro attenderemmo da venticinque anni (refe ’87) ma che a malapena adornano qualche casa di campagna. Sento dire, oggi, che una fantomatica lobby del nucleare ne avrebbe impedito la ricerca e la realizzazione… maddeché, in quale caverna sarebbe stata nascosta per un quarto di secolo questa lobby nuclearista? No… ciò che ha bloccato il fotovoltaico sono da una parte la sua inadeguatezza dal punto di vista del rendimento, e dall’altra gli enormi interessi geopolitici (oltre che economici) che sottendono l’uso dei combustibili fossili. Ma siccome bisogna prendersela con qualcuno, ecco che la miopia impone di attaccare i “nuclearisti”. Il problema delle scorie ce l’hanno tutti, ma tutti in qualche modo lo risolvono. Non si sa perché noi no, noi non saremmo capaci. Allora non si capisce se siamo più lungimiranti di tutti (perché siamo puri e denuclearizzati) o i più inetti, e quasi quasi mi verrebbe da dire buona la seconda. Ma comunque il problema qua non è decidere come risolvere il problema energetico italiano, ma puntualizzare quanto l’atteggiamento antinuclearista sia basato sul pregiudizio e sulla disinformazione, e parallelamente constatare quanto gli ecologisti di maniera siano disposti a credere agli asini volanti senza rendersi conto che alcune scelte scellerate, in realtà, distruggono l’ambiente più di quelle che pretenderebbero di contrastare. Scusate la risposta un po’ affrettata, ma sono senza connessione e scrivo da un pc di fortuna. Mi ripropongo di approfondire non appena mi sarà possibile. Grazie per gli apprezzamenti.

  4. Brava Fabiana. Un vero e proprio saggio, che meriterebbe di essere pubblicato su tutti i grandi giornali e letto in tutte le scuole, dall’asilo nido all’università. Chiedo il permesso di stamparlo e usarlo in campagna elettorale (se riusciremo a farla!).

  5. francamente ho un po’ di paura del nucleare. Tra le possibili conseguenze non è la morte (che non conosco) a spaventarmi, bensì sono il dolore e la sofferenza (che conosco perfettamente) dovuti a cure, nel caso in cui le radiazioni provocassero in me qualche malattia grave. Questo forse è irrazionale.
    Mi sembra logico (e qui tento di passare al razionale) che le risorse della terra non siano infinite. Continuando ad estrarre sostanze dal sottosuolo (siano esse idrocarburi o materiale per il nucleare) siamo sicuri che non si creino problemi e che le estrazioni non siano la causa per maremoti e terremoti?
    Altro punto: il fatto che si vogliano costruire le centrali nucleari in Italia, presuppone lo smaltimento delle relative scorie. Non sappiamo nemmeno se e come siano state smaltite le scorie delle centrali nucleari dismesse, quindi cosa accadrà a quelle come a queste scorie?
    In Italia, purtroppo, è radicata la brutta abitudine di trattare ogni luogo di lavoro come una caserma, per cui c’è chi comanda e chi esegue. I primi non vogliono essere contraddetti e i secondi non credono opportuno farlo per paura di essere licenziati o quanto meno messi in cattiva luce, e quindi si trasformano in semplici esecutori “non pensanti”. Vi immaginate questa situazione riferita alle centrali nucleari? Spero di sbagliarmi, però se avessi ragione….
    Tutti vogliono le centrali nucleari, ma nessuno le vuole vicino a casa propria. Allora dove le facciamo?
    Riprendo il discorso relativo alle risorse “non infinite”, per sottolineare che forse, invece di incentivare i consumi, dovremmo razionalizzarli. Ogni singola attività da sola non basta. Quindi, oltre all’utilizzo delle energie “pulite”, ci metterei il telelavoro (io stesso sono un telelavoratore felice di esserlo), l’acquisto di prodotti il più possibile vicini al “km 0”, l’utilizzo dei mezzi pubblici (il cui servizio deve essere, ovviamente, migliorato a 360 gradi) e/o quello della bicicletta (per chi ha la capacità e la possibilità di utilizzarla), un’alimentazione corretta, che limiti l’uso della carne, e via di questo passo….
    Altrimenti, prima o poi la situazione diverrà insostenibile.

  6. Condivido in pieno quanto scritto nell’articolo. Basta con gli oscurantismi ! L’unica strada percorribile per il futuro e’ quella del nucleare da fissione.

  7. Faccio alcune riflessioni sul tema dell’energia (sia chiaro, da privato cittadino inesperto in materia).
    L’energia serve, e che per crearne bisogna consumare delle risorse : questo è elementare e lo sappiamo.
    Ma il nostro paese, prima di pensare al nucleare, ha investito fortemente sulle risorse rinnovabili?
    Perchè se è vero che anche produrre pannelli solari ha un costo energetico, è indubbio che il nostro paese abbia nello sfruttamento dell’energia solare (eolica, geotermica, etc) grosse possibilità, e questo settore potrebbe essere una grossa fonte di richezza anche per gli operatori del settore (produttori, installatori, manutentori).
    Con i costi del nucleare quanto si potrebbe fare nell’ambito del rinnovabile?Il governo ha mai condotto seri studi su questo tema?
    Se sapesse qualcosa in merito…

    Cordiali saluti

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