“Lo Stato dimostra mancanza di umanità e rispetto nei confronti dei pazienti dei sei ospedali psichiatrici giudiziari italiani, Opg, mostrati dal programma televisivo Presa Diretta. – ha affermato il Segretario Nazionale del PLI Stefano de Luca – Queste persone hanno diritto ad un’assistenza sanitaria adeguata, ma è impensabile chiudere le strutture che li ospitano, per la sicurezza dei cittadini.”

Alcuni dei pazienti sono ancora internati perché ritenuti socialmente pericolosi, altri, seppur bisognosi, non hanno ricevuto un trattamento terapeutico e una volta fuori dall’ospedale psichiatrico giudiziario, non hanno una struttura sanitaria, una Asl, né una comunità che li assista.

3 Commenti

  1. Intervengo nuovamente,sull’argomento.
    Molti malati psichiatrici, detenuti nei manicomi giudiziari, lo sono a causa di fatti commessi a seguito di forti crisi depressive dovute in gran parte, anche se non solo, a gravi problemi affettivi.
    Ritengo che questi gravi problemi affettivi, possono essere affrontati ANCHE MA NON SOLO, LEGALIZZANDO LA PROSTITUZIONE, al momento solo a livello sperimentale, con l’approcccio affettivo alla sessualità, previo personale opportunamente formato, a parer mio, se questo viene accompagnato da adeguata terapia farmacologica, può in molti casi curare alcune malattie psichiatriche.
    E poi, certamente sarebbe il caso di legalizzare questa attività, sempre a livello sperimentale, anche a favore dei diversamente abili; questo però è un’altro discorso, che va affrontato a parte, ma sempre comunque in un’ottica laica e non certo proibizionista.
    Penso che senza questo tipo di legalizzazione della prostituzione, l’umanizzazione degli ospedali psichiatrici gudiziari, nei quali va bandito l’elettro schok, sia impresa assai ardua.
    Vanno anche istituite delle biblioteche interne a detti ospedali psichiatrici giudiziari, perchè la riabilitazione del malato psichiatrico, passa anche dalla cultura.
    Il malato psichiatrico, può leggere e scrivere, di questo dobbiamo essere consapevoli.
    Ci vorebbero dei bibliotecari specializzati, e formati professionalmente all’appproccio con i malati psichiatrici.
    Bene l’integrazione tra ministero della sanità e quello della giustizia; bisogna creare delle strutture medico – giudiziarie ad alto grado di integrazione nei confronti del detenuto psichiatrico, che va curato e sorvegliato nell’integrità piena dei suoi diritti; ma per fare questo ci vuole personale opportunamente formato,e fondi, che per questo vanno utilizzati, non per mantenere tunisini, che vanno subito rimppatriati, non possiamo accogliere tutti.
    Timo che l’immigrazione clandestina, releghi in secondo o terzo piano i problemi dei diversamente abili anche psichiatrici, ed in generale di tutti gli emarginati italiani.
    Questo va assolutamente evitato.
    Il PLI deve difendere il Tricolore, ma anche gli interessi degli italiani.
    Ma torniamo al problema della legalizzazione della prostituzione, a parer mio, il PLI non ha portato a buon fine il tutto, perchè la sua dirigenza è troppo legata alla sinistra, alla quale fa comodo che la prostituzione resti un reato, per dare così contro a Berlusconi; e questo è un errore, che ci ha impedito di avere visibilità, quanta visibilità in più avremmo potuto avere con la legalizzazione magari sperimentale della prostituzione?
    A parer mio moltissima; e poi, se si trattava di un progetto sperimentale, con le finalità da me elencate, molto difficilmente il ministro Carfagna, ed i cattolici avrebbero potuto opporsi, anzi forse l’avrebbero tiepidamente appoggiata, magari in cambio della rinuncia da parte nostra, almeno momentaneamente delle battaglie sull’eutanasia e sul testamento biologico.
    La legalizzazione della prostituzione, unita ad una vera riforma psichiatrica, a parer mio è prioritaria dal punto di vista liberale.
    Per una vera riforma psichiatrica, è fondamentale, l’umsnizzazione reale dei manicomi giudiziari.
    Saluti.

  2. Caro Segretario,
    La ringrazio per essersi espresso in questi termini su questo tema, probabilmente poco appassionante per i cittadini e sul quale la Società Italiana di Psichiatria (peraltro divisa in potentati e consorterie varii) ha finora fattoudire una ben flebile voce.
    Come psichiatra sono estremamente preoccupata di quanto potrà accadere laddove non sono state predisposte valide alternative agli OPG: si farà finta che un problema non esista, riversando la responsabilità sui Servizi territoriali già carenti, come spessissimo è accaduto alla chiusura degli OP anni orsono. Concordo anche con l’amico Luigi nel ritenere che vadano fornite cure più adeguate ai pazienti autori di reato, che dal mio punto di vista rimangono dei paziente, ma con specificità particolari che rendono inevitabile l’utilizzo di strutture altamente contenitive. Un esempio assolutamente valido e da estendere è l’OPG di Castiglione delle Stiviere, ormai divenuto struttura sanitaria direttamente gestita dal Ministero della Salute in collaborazione con quello di Grazia e Giustizia. Basterebbe dunque esportare tale modello agli altri OPG italiani senza effettuare le solite “fughe in avanti”, apparentemente ideologiche, in realtà dettate per lo più da necessità di contenimento dei costi, che troppe volte vengono pagate essenzialmente dai pazienti e dalle loro famiglie e secondariamente dagli operatori del settore… Il tema è complessissimo, ma chi conosce veramente il problema non viene colpevolmente coinvolto nei processi decisionali. Umanizzazione delle cure non coincide con scotomizzazione del problema, ma temo che in gran parte si tratti proprio di questo…
    Se il nostro Partito si farà promotore di un dibattito scevro da pregiudiziali, farà secondo me gli interessi di tutti i cittadini
    Cordiali saluti

  3. Penso che invece sia molto più liberale chiudere i manicomi giudiziari, od almeno trasformarli in strutture carcerarie integrate, dove il detenuto psicolabile possa scontare la pena ed essere curato nel rispetto di tutti i suoi diritti di detenuto con problemi psichiatrici.
    I problemi della sicurezza dei cittadini, non si risolvano certo con i manicomi criminali, ma con la sorveglianza del detenuto in strutture detentive umanizzate a carattere non solo carcerario, come è giusto, anche a carattere medico.
    La Direzione Nazionale, potrebbe parlare anche di questo?
    Saluti.

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