Enzo Palumbo, Presidente del Consiglio Nazionale del PLI, ha dichiarato: “Il sistema della nostra giustizia civile è al collasso e la media-conciliazione rischia di introdurre un quarto grado preventivo di giurisdizione.

L’effetto sarà quello di dilazionare di quattro mesi l’accesso dei cittadini alla giustizia, col provvisorio blocco delle sopravvenienze, ma dopo sarà tutto come prima; nel frattempo il Ministro potrà vantarsi di una diminuzione del contenzioso, e così saremo tutti contenti e gabbati.

Nessuna persona ragionevole può essere contraria, in via di principio, a meccanismi di deflazione per alleggerire il contenzioso, ma ciò dovrebbe avvenire solo per le questioni di poca importanza e di scarso valore, che oggi ingolfano inutilmente le aule di giustizia.

La media-conciliazione potrebbe quindi essere uno strumento utile per alleggerire il lavoro dei Tribunali, se solo riguardasse, in via esclusiva ed anche preclusiva, le questioni di scarso valore, in applicazione del saggio principio “de minimis non curat praetor”.

Questa legge affida invece a persone inesperte questioni complesse ed importanti, che richiedono una conoscenza giuridica approfondita, senza garanzia di assistenza legale per le parti.

L’interesse del Paese sarebbe piuttosto quello di una radicale riforma della giustizia, con una drastica “cura dimagrante” che elimini tanti Tribunali inutili, retaggi del passato che oggi sopravvivono solo per ragioni di campanilismo locale, e con una vigorosa “cura ingrassante” di risorse finanziarie per incrementare il numero di magistrati e cancellieri, la informatizzazione degli uffici, la formazione telematica del personale e l’introduzione della verbalizzazione contestuale delle udienze.

Si potrebbe così realizzare un giudizio di primo grado basato essenzialmente sul principio di oralità e sull’iniziativa di parte, con sentenze a motivazione eventuale per il caso di impugnazione, mentre i giudizi di appello e di legittimità dovrebbero essere esclusivamente scritti, eliminando inutili udienze di trattazione che fanno solo perdere tempo”

2 Commenti

  1. Quale Consulente Tecnico del Tribunale, in sede civile, concordo pienamente con l’estensore del commento che precede;
    è insito nella consulenza d’ufficio, a volte viene dal Giudice esplicitamente richiamato nel quesito, di tentare preliminarmente
    la conciliazione delle Parti in causa. E’ fondamentale l’appropriata conoscenza della materia del contendere, il conciliatore non può essere onniscente e non basta il solo buon senso.

  2. Devo tuttavia dissentire sia nel metodo che nel merito da questa presa di posizione del PLI.
    Nel metodo, ritengo che questa discussione avrebbe dovuto aver luogo prima del comunicato di sostegno all’OUA.
    Nel merito, si parla di eccessiva quantità e rilevanza delle materie, scarsa preperazione dei mediatori, mancanza dell’obbligatorietà dell’assistenza tecnica e concludi affermando che “si finirà per introdurre una sorta di “pre-giudizio”, che porterà i gradi di giudizio a quattro, in luogo dei tre attuali, con ulteriore prolungamento dei tempi della giustizia”.
    Mi sembra che non si sia colto il senso di questa riforma.
    L’art. 1 del D.Lgs 28-2010 definisce il mediatore come segue:
    “la persona o le persone fisiche che, individualmente o collegialmente, svolgono la mediazione rimanendo prive, in ogni caso, del potere di rendere giudizi o decisioni vincolanti per i destinatari del servizio medesimo”.
    Come si può parlare di quarto grado di giudizio se il mediatore è privo di potere decisionale?
    L’ampiezza e la rilevanza delle materie mi sembra che non possa essere messa in discussione. Si ipotizza una Giustizia di serie A e una giustizia di serie B, su cui non posso essere d’accordo. Se (come io credo) lo strumento è valido, è giusto applicarlo a tutti i diritti disponibili.
    Per quanto riguarda la (presunta) scarsa preparazione dei mediatori, forse si allude al fatto che non debbano essere necessariamente avvocati, o giudici in pensione. Torno a ricordare che il mediatore non ha il compito di emettere Giudizi.
    Nel procedimento di mediazione il diritto non conta, ciò che rileva sono gli interessi delle parti. Il compito del mediatore non è dunque quello di indagare chi abbia torto o ragione, ma è quello di ricercare (e non di formalizzare) la possibilità di un accordo (la conciliazione) che renda soddisfatte entrambe le parti (dunque sulla base dei loro interessi e non dei loro diritti) e consenta di evitare una lite giudiziaria.
    La formazione del mediatore è finalizzata a questo scopo, per questo non è richiesta la qualifica di professionista del diritto.
    Infine, per quanto riguarda l’assistenza tecnica, sebbene non obbligatoria, non è preclusa. Mi chiedo se sia liberale impedire ad un cittadino che abbia adeguate nozioni di diritto (ad esempio un commercialista) di trovare e formalizzare (è in questa fase che il diritto torna in primo piano, quando il mediatore ha colncluso il suo lavoro) un accordo stragiudiziale senza l’assistenza di un avvocato.

    L’esperienza della conciliazione volotaria ci dice che quando le parti si rivolgono al mediatore trovano un accordo in oltre il 70% dei casi. Forse vale la pena di tentare!!!

Comments are closed.