“In uno scenario di crisi economica come la nostra, tagliare le risorse al settore delle energie rinnovabili, vuol dire mettere in ginocchio il Paese. Si tratta di una decisione che denuncia pura follia o nasconde interessi occulti. Migliaia di imprenditori hanno investito in questo settore, generando un indotto economico forte. Con i tagli alle energie rinnovabili, decine di migliaia di lavoratori andranno a ingrossare le fila dei disoccupati. Banche e investitori tremano, l’interesse del Paese è calpestato.”
Lo ha dichiarato il Segretario Nazionale del Partito Liberale Italiano, Stefano de Luca.

5 Commenti

  1. Salve,
    proprio nei giorni in cui è uscita la dichiarazione del PLI mi è capitato tra le mani un articolo di Panorama Economy del 16 marzo nella quale si parlava proprio di energie rinnovabili e mi permetto di riportarne una parte nella quale sembra spiegato il motivo reale per il quale il governo ha tagliato gli incentivi.
    “La scelta del governo di entrare a gamba tesa in un segmento, forse l’unico, in grado di crescere a doppia cifra anno su anno è dettata dalla necessità di porre rimedio a un pasticcio legislativo che in pochi mesi ha mandato in tilt il sistema. “E’ colpa del salva-Alcoa se si è arrivati a questo punto” fa sapere a Panorama Economy Corrado Clini, direttore generale del ministero dell’Ambiente. “Quella norma, adottata durante la conversione in legge del Dl 105/2010, consente agli impianti ultimati entro lo scorso 31 dicembre di ottenere gli incentivi del “conto energia” 2010, più ricchi di quelli attuali,purché vengano connessi alla rete elettrica entro il 30 giugno 2011″. Risultato: a fine anno il sito del Gestore dei servizi energetici (Gse), che coordina gli aiuti, è stato
    ingolfato da 54.180 comunicazioni di impianti ultimati, o presunti tali, per 3.754 megawatt di potenza installata. Si tratta di una cifra enorme, superiore persino al totale fotovoltaico mai messo a segno in Italia. Poco male si direbbe. Se non fosse per il peso economico che quell’exploit avrebbe comportato. Senza parlare del sospetto, avallato anche dai primi controlli a campione, che decine delle domande di sussidi recapitate in fretta e furia al Gse fossero fasulle. “Peccato che per colpa dei soliti furbi il mercato si trovi in braghe di tela” dice senza mezzi termini Domenico Sartore, presidente di Solon, tra i principlai produttori di moduli e sistemi fotovoltaici in Europa.”

  2. Il disastro verificatosi con la catastrofe naturale in Giappone, mi ha fatto cambiare idea sul nucleare, e quindi sulla necessità di sostenere in tutti i modi le fonti di energia rinn9ovabile.
    ” Il sostegno del PLI agli incentivi alle forme di energia rinnovabile, a mio parere, devono essere sia ben chiaro, un eccezione alla regola, auspicabilmente l’unica”.
    Il PLI deve rimanere fieramente contrario a finanziamenti pubblici all’economia.
    Ma questa volta è diverso, si tratta di gravi ragioni di sicurezza degli impianti nucleari, motivo per cui, è necessario, direi indispensabile finanziare le forme di energia rinnovabile.
    Vanno incentivati anche i consumi, e quindi, va tolta la commissione bancarea sui prelievi di denaro fino ai 2000 euro, e vanno abassate le accise sui carburanti di almeno il 20 per cento.
    Ma il problema fondamentale, adesso è la sicurezza dell’energia nucleare, anche il nostro è un Paese a rischio sismico, come ben sappiamo, si sono verificati molti terremoti, e comunque molte catastrofi naturali anche in Italia.
    La situazione in Giappone è molto grave, anche per i guasti a 2 delle loro centrali nucleari.
    L’Italia, economicamente, ma non solo economicamente, ma direi anche umanamente, non può permettersi un rischio simile.
    Ed allora lancio un’idea al Segretario, all’onorevole Musso, e a tutti i liberali, condizionare l’entrata nella maggioranza di governo del PLI, all’appertura immediata di un tavolo di trattativa sull’energia nucleare ed alla sospensione del progetto nuclearista del governo, questa al momento è una carta più importante dell’opzione giustizia.
    Alle porte delle elezioni amministratiuve ed avendo un senatore su cui contare, direi che il PLI sia in grado di contrattare politicamente questa importante carta, questo renderebbe innutile il referendum sul nucleare, inquanto l’appertura di un tavolo di trattativa politica in tal senso, modificherebbe radicalmente i termini della questione.
    Così il PLI potrebbe contare davvero!
    Sarebbe un’occasione da non sprecare.
    Saluti.

  3. La follia consiste nell’aver rinnovato gli incentivi, sia pure leggermente ridotti. Faccio presente che, secondo la relazione presentata recentemente (13/01) all’ALDAI dall’ing.Gallanti “Il mercato energetico in Italia”, il programma sulle fonti di energia rinnovabili ci sta costando, di soli costi “diretti”, circa 5 miliardi l’anno. I costi indiretti sono incalcolabili ma certamente molto maggiori. L’ing. Gallanti ha citato costi del sistema elettrico
    – per infrastrutture
    – di sbilanciamento
    – per garanzia di capacità
    – per la sicurezza del sistema.
    Io aggiungerei quelli per le sanzioni dovute al mancato rispetto degli obiettivi di Kyoto e del programma 20/20/20 e, ancora più importanti, le conseguenze negative sulla competitività italiana dovute al maggior prezzo dell’energia elettrica rispetto al resto d’Europa.
    Gli interessi, non occulti ma palesi, sono quelli della lobby dei fabbricanti di impianti antieconomici e delle banche.
    Chi ha voglia di documentarsi può consultare i seguenti siti:
    http://www.petitionproject.org/index.php
    http://www.middlebury.net/op-ed/global-warming-01.html
    e sicuramente si convincerà, se ha un minimo di cultura o di mentalità scientifica.
    Mario Rampichini

  4. Gli incentivi alle energie rinnovabili avevano certamente suscitato appetiti non sempre trasparenti. Gli stessi Pd e Pdl si erano “lottizzati” l’interesse in tali investimenti, fotovoltaico per i primi ed eolico per i secondi. Tant’è che forse questa marcia indietro del goveno non è del tutto estranea alle inchieste della magistratura sull’eolico. Insomma visto che non c’è più da guadagnarsi sopra come si pensava meglio togliere gli incentivi, ma molti imprenditori avevano visto in questo campo una occasione di investimento allettante in un periodo di crisi. Molti ci si erano impegnati economicamente, con progetti e programmi. L’aver promesso gli incentivi e averli poi ritirati è un danno grave nei confronti dell’imprenditoria, in un momento in cui non c’era bisogno di altre tegole. Non vedo quindi scandalo alcuno nell’aver denunciato una azione del governo che provoca un danno a molti imprenditori onesti. Gli incentivi in genere non sono strumenti liberali, ma nemmeno fregare il prossimo lo è.

  5. Da quando il Partito Liberale è a favore dell’intervento dello Stato in economia tramite sussidi? Promettere incentivi e poi ritirarli è il peggio che si possa fare e su questo punto il Governo è da criticare aspramente. Ma che il segretario del Partito Liberale si unisca alla vulgata statalista è inaccettabile. Caro Segretario De Luca non ci siamo proprio.

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