Di fronte ad una Italia divisa in due, tra un nord con redito pro capite superiore alla Germania ed un sud con un reddito corrispondente ad un terzo di quello dei cittadini tedeschi, è necessario un progetto per il Sud.
Ancora una volta ha ragione il Capo dello Stato quando individua nel grande giacimento culturale dell’area meridionale, la strada per ridurre il divario.

Uno straordinario investimento in ricerca e formazione di eccellenza  costituisce l’unica seria scommessa che, un Mezzogiorno  con vocazione mediterranea, può ragionevolmente intraprendere.

Se ad una formazione di eccellenza corrispondesse anche l’abolizione legale ai titoli di studio, si potrebbe pensare ad una università davvero selettiva sul modello di quello anglosassone.

1 commento

  1. Non capisco quale possa essere il legame tra formazione di eccellenza e sviluppo del Mezzogiorno. Il problema di una formazione di eccellenza è di tutto il paese.
    Ho avuto modo di lavorare spesso al Sud ed ho trovato le stesse problematiche riscontrabili al Nord. Quello che ho compreso è la vocazione del nostro Sud, verso attività ben lontane da quelle che contraddistinguono le grandi fabbriche. Quindi artigianato, turismo, aziende di piccola e media dimensione, agricoltura, pesca, servizi. Da sempre si parla del problema del mezzogiorno e le soluzioni sono sempre state: prelevare soldi dalle tasche dei cittadini e attraverso leggi di finanziamento agevolato a fondo perduto ecc, buttare nello scarico vagonate di denaro pubblico senza concludere nulla. Spesso e volentieri quei soldi sono finiti nelle tasche di chi ha speculato avviando attività fantasma, si intascava-intasca i soldi e poi chiude. Ma di questo nessuno ne parla e nessuno si mette “di punta” per affrontare la questione, è più comodo fare come gli struzzi. Sono stati creati colossi industriali che oltre al costo di realizzazione, non hanno mai funzionato ed oggi rappresentano quell’arte contemporanea che testimonia l’ incapacità di chi ci governa e ci ha governato nel passato. Sarebbe meglio smetterla di fare proclami pre elettorali, meglio sarebbe fare nel concreto, sostenendo le piccole attività del comparto turistico, dell’artigianato e del loro indotto così come le piccole imprese. Escludere i grossi gruppi, consegnare nelle mani di questi imprenditori il denaro loro necessario e non attraverso leggi di finanziamento burla, vedi es la 488, ma utilizzando il circuito bancario, costringendolo a finanziare queste realtà, con un un vantaggio in termini di ridistribuzione del rischio, coinvolgendo i consorzi che si facciano garanti del prestito. Non servono molte cose ma solo l’onesta intellettuale di dire quello che sappiamo e di muoverci di conseguenza.
    un saluto

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