La notizia della probabile fuga di Muammar Gheddafi ci distoglie dai cupi pensieri provocati dalla tristezza per l’ultima strage compiuta dal dittatore nel tentativo di terrorizzare il popolo in rivolta e di fermarlo. Sul terreno sono stati raccolti i corpi di centinaia di manifestanti, morti perché le forze dell’ordine avevano ricevuto l’ordine di colpire per uccidere. Gli Ospedali sono pieni e non hanno sangue e medicine per curare le migliaia di feriti della brutale repressione del regime. Si conclude forse così, in modo ignominioso come era cominciato, l’ ultra quarantennale dittatura del feroce colonnello, che ha esercitato un potere assoluto sulla Libia, dominata da un soffocante sistema poliziesco.

I morti di Bengasi e Tripoli non hanno sacrificato la loro vita invano. Passeranno alla storia come eroi, e noi intendiamo onorarli come martiri per la libertà. In questo momento drammatico siamo solidali con i libici, a noi vicini non soltanto geograficamente, ma per cultura e tradizione, come lo siamo stati con i tunisini e gli egiziani.
Confidiamo nella piena vittoria della rivoluzione e speriamo che si apra una transizione pacifica e ispirata ai valori della democrazia. L’Italia per molte ragioni avrebbe il preciso dovere di assistere questo tormentato Paese nella difficile marcia verso un futuro senza l’incubo che il regime possa perpetuarsi attraverso una sorta di eredità dinastica al figlio del dittatore.
Intanto il nostro Governo si distingue per l’assordante silenzio. Non parla il Ministro degli Esteri, forse non è autorizzato. Tace il presidente del Consiglio, amico, compagno di merende ed emulo in materia di valchirie del truce Gheddafi.

Tra qualche giorno si aprirà un nuovo problema di sbarco di clandestini in fuga, ma tace anche il furbo Maroni, che, insieme al Premier, aveva condotto la trattativa col Rais per riempirlo di soldi e di altri doni, in cambio di un doveroso controllo delle proprie frontiere, dopo che ci aveva saturato i centri di accoglienza con i migranti, che avevano invaso le nostre coste. Tra questi doni del Governo italiano c’erano pure le motovedette, con le quali il dittatore Libico, poi, ha sparato in acque internazionali contro i nostri pescherecci, perché, con decisione unilaterale, in dispregio delle Convenzioni Internazionali, aveva deciso di raddoppiare l’estensione delle proprie acque territoriali.
Il vero doveroso risarcimento dell’Italia al popolo libico, oggi dovrebbe essere il sostegno alla rivolta contro il regime, la richiesta alla Comunità Internazionale di catturare il criminale, di sequestrare i suoi beni, che appartengono alla Libia, e di mettere in campo un grandioso programma di cooperazione per evitare che il Paese cada sotto il dominio di un altro dittatore o che scivoli verso il fondamentalismo islamico, per favorire invece uno sbocco verso la strada della democrazia.

Ci auguriamo che il Parlamento sappia imporre ad un Governo, fino ad oggi complice del Rais, una linea nuova di aiuti umanitari e sostegno alla transizione democratica, che possa valere per la Vicina Libia, come per tutti gli altri Paesi arabi in rivolta.

Stefano de Luca

4 Commenti

  1. Posso intravedere una regia degli USA , seppur esterna e forse non invasiva, in questi fermenti e destabilizzazioni , anzi detronizzazioni direi ancora meglio ?

    Tutti gli accordi politici con l’attuale Governo italiano che fine fanno? Qualcuno ha “rotto il giocattolo” a Berlusconi? Chi più degli USA vorrebbe questo?

    D’altronde tu stesso, Onorevole Segretario , hai citato il silenzio delle nostre istituzioni. E perchè tacciono? Qualcuno gli ha fatto scacco matto secondo me , qualcuno che ha le spalle talmente grosse che può permetterselo .

    Ecco, queste sono le mie riflessioni !

  2. Adesso che il ministro Frattini ha condannato come del resto tutta l’Europa, la violenta repressione in Libia, è giusto che il PLI ne prenda positivamente atto e sostenga questa posizione come quella di tutti i liberali italiani, oltre che naturalmente come quella della stragrande maggioranza dei cittadini italiani.
    Siamo liberali, ma sopratutto cittadini italiani, e direi parafrasando il nostro Inno Nazionale, ” stringiamci a corte” siam pronti a lottare per il diritto alla vita.
    Quindi, no alla repressione in Libia, si agli aiuti economici alla Libia.
    No alle polemiche sterili dell’opposizione; lo ripeto, stringiamci a corte, l’Italia democratica ci chiama!
    Siamo un Paese democratico e moderno, dimostriamo di essere all’altezza di un simile compito, quello di affrontare con umanità il problema dell’immigrazione dal Mediterraneo.
    Serve un piano economico Europeo per i Paesi del Magreb e l?talia deve fare la sua parte.
    Su questo si potrebbe trovare un accordo col centro destra, i liberali devono essere propositivi ed uniti.
    Si tratta di un problema di fondo di vitale importanza.
    Vale sicuramente la pena di tentare.
    I diritti violati dei manifestanti libici, siano fatti rispettare, anche con il nostro sostegno.
    Saluti.

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