In risposta alla lettera di Paolo Guzzanti

Palermo, 05 febbraio 2011

Caro Paolo,

grazie per la tua lettera del 3 u.s., che ho letto con piacere, dopo quasi due mesi dalla tua ultima e-mail (non già un SMS) del 13 dicembre 2010 h. 22,01, inviata dal tuo indirizzo di posta elettronica al mio, con la quale in modo lapidario, quanto imprevisto, hai dato le tue dimissioni dal PLI.

Ciò tuttavia non mi esime dal formulare alcune elementari osservazioni, di cui mi auguro vorrai prendere buona nota, anche per non pregiudicare quel sottile filo di collegamento che mi è sembrato emergere dal messaggio che riscontro.

Quanto alla forma scritta delle Tue dimissioni, oltre che quale Segretario Nazionale del PLI, anche come avvocato, desidero precisarti che, sotto il profilo giuridico, una comunicazione data per posta elettronica
configura una vera e propria comunicazione scritta ai sensi di legge, anche in assenza di sottoscrizione autografa ( ti invito a controllare in proposito l’ art. 20 e segg. D. Lgs. 82-2005, nonché Cass. 13916-2007,
6911-2009, e, da ultimo, Tribunale Milano 05.10.2010).

Quanto poi al destinatario del messaggio, esso è stato da te correttamente indirizzato a chi era assolutamente competente a riceverlo, posto che l’art. 5, comma 1, dello Statuto stabilisce in particolare che “Le dimissioni dal Partito devono essere rassegnate per iscritto presso l’organo territoriale competente ai sensi dell’art. 3”; norma quest’ultima che riguarda le iscrizioni, e che, come tu stesso precisi, è ispirata ad analogo principio di quella sulle dimissioni.
Detto art. 3, al comma 3, stabilisce per l’appunto che “In assenza di un organo locale competente a ricevere la richiesta di iscrizione, questa può essere presentata direttamente alla Segreteria Nazionale del Partito”.

E’ appena il caso di rammentarti in proposito che, essendo Tu residente a Roma, l’organo territorialmente competente sarebbe stata la Direzione Provinciale di Roma, che è stata a suo tempo sciolta in uno a tutti gli
organi regionali, e la Segreteria Nazionale, della quale Tu facevi parte, ha avocato a sé la gestione regionale
del Partito, delegando proprio a Te, quale vicesegretario nazionale, le funzioni di commissario straordinario.
In non concessa ipotesi, come dicono gli avvocati, Tu potresti quindi esserti dimesso nelle Tue stesse mani,
nello stesso momento in cui hai scritto ed hai inviato il messaggio e-mail del 13 dicembre 2010, che non puoi certo fare finta di ignorare.

Lo stesso Statuto, all’art. 5, comma 1, stabilisce poi che le dimissioni “si considerano automaticamente accettate al momento in cui pervengono alla relativa Segreteria”, cioè, nella specie, a me ovvero, a tutto concedere, a Te stesso.

A me, nella qualità, non restava che di prendere atto delle dimissioni a norma dell’ art. 5, comma 1, che precisa: “si considerano automaticamente accettate al momento in cui pervengono alla relativa Segreteria”,
senza che sia quindi necessario alcun esplicito atto di accettazione.

Anche volendo prescindere (come un Partito che si rispetti non potrebbe comunque fare) dalle Tue reiterate ed inusitate dichiarazioni comparse sulle Agenzie di stampa , sui giornali e sul Tuo Blog personale, che da sole sarebbero più che sufficienti per dissociare un qualsiasi iscritto da un qualsiasi partito, la procedura seguita nell’occasione è stata quindi adottata in puntuale osservanza della Legge e dello Statuto del PLI.

Risulta quindi un atto dovuto la mia presa d’atto, immediatamente pubblicata sul sito del Partito, della quale ho poi dato formale comunicazione alla Direzione Nazionale nella prima riunione immediatamente successiva del 20 gennaio u.s..

E’ poi appena il caso di ricordare che, ai sensi dell’art. 5, comma 2, dello Statuto “Le dimissioni comportano automaticamente la decadenza da qualsiasi incarico ricoperto dal dimissionario all’interno del Partito”.

In conseguenza, a partire dal 13 dicembre 2010 Tu non ricopri più alcun incarico nel PLI, tanto meno quello di Vicesegretario Nazionale, che non ti è stato conferito dal Congresso Nazionale o dal Consiglio Nazionale, ma proprio da me, ai sensi del vecchio Statuto allora vigente, come da comunicazione da me stesso data nel corso del Consiglio Nazionale del 22 febbraio 2009, allora riunito per la nomina della Direzione Nazionale.

Per altro, anche lo stesso art. 16, comma 3, dello Statuto ora vigente, prevede che la nomina di uno o più vice segretari è rimasta di stretta competenza del Segretario Nazionale, riservando alla Direzione solo la relativa ratifica, essendo tali incarichi, secondo logica, originati da un rapporto fiduciario col Segretario, che Tu stesso nel tempo recente hai più volte dichiarato esaurito.

Mi permetterai, dopo un lungo e prudente silenzio, di cogliere l’occasione per correggere una Tua ulteriore imprecisione, che a partire dal 13 dicembre u.s. ho ritrovato in diverse interviste e nel Tuo blog.

Una certa mia stanchezza, dovuta anche, ma non soltanto, alle ragioni di salute a Te ben note, mi ha indotto, in occasione della Direzione Nazionale del 10 novembre 2010, a comunicare che ritenevo conclusa la mia esperienza di Segretario e che, al Congresso Nazionale, organo supremo dal quale ero stato direttamente eletto, intendevo comunicare la mia rinunzia a riproporre la candidatura. Ho compiuto tale atto di sensibilità per evitare che il Partito si trovasse impreparato dinanzi ad una questione di tale rilievo.

Essendo stato poi rinviato ad una successiva seduta l’approfondimento della questione, Tu stesso, nella riunione del 25 novembre, hai insistito sulla opportunità di non affrontare l’argomento in quella sede (hai detto, all’incirca, che non era certo quello il momento di parlare di dimissioni, essendoci ben altri problemi sul tappeto), giacché tale questione andava invece correttamente sottoposta al Congresso Nazionale, in occasione del quale tutti gli incarichi decadono.

Conformemente a quanto, a grande maggioranza, mi ha chiesto la Direzione Nazionale ed io stesso ho ribadito a conclusione di quella discussione, ho continuato, come era doveroso, a svolgere il mio incarico nella pienezza delle funzioni, affidatemi direttamente dal Congresso, come poi, responsabilmente e col medesimo impegno, ho fatto e continuerò a fare, fino alla prossima assise nazionale.

Ho quindi trovato quanto meno inelegante, oltre che non corrispondente alla realtà, quanto Tu, ormai da troppo tempo, vai ripetendo per oltraggiarmi gratuitamente, e cioè che sarei un Segretario dimissionario.
Se vuoi, posso riconoscere di essere un segretario …..”scadente”, nel senso di prossimo a scadere, non certo nel senso di dimissionario.

Chiarite le spiacevoli superiori questioni formali e personali, sulle quali mi auguro vorrai convenire, non ho difficoltà a riconoscere come apprezzabile l’intenzione di riaffermare il Tuo interesse verso il PLI, che sembra trasparire dal Tuo messaggio (anch’esso inviatomi per posta elettronica, che è oggi il modo normale di corrispondere).

Considero particolarmente positivo questo Tuo intento, che, anche in considerazione della tua recente militanza, non intendo sottovalutare, e voglio sperare che sarà possibile trovare tempi, modi e forme per renderla possibile, tenendo anche conto, come un partito non può non fare, della risonanza pubblica che le
Tue dimissioni hanno avuto.

Ovviamente, come si conviene in democrazia e tra liberali, nel caso di una tua richiesta di nuova iscrizione al Partito, occorrerà ridefinire i vincoli di solidarietà politica imposti dalla comune militanza, che non possono prescindere dalle indicazioni politiche degli organi deputati a darle, e ferma sempre restando la libertà di votare anche in dissenso, in doveroso ossequio al divieto costituzionale del mandato imperativo, il che però non può restare senza conseguenze sul piano dell’appartenenza ad un soggetto politico, che non è obbligatoria per nessuno.
Sono pertanto disponibile a discuterne, quando, dove e con chi riterrai opportuno di coinvolgere a tal fine.

Desidererei infine che Tu mi dessi atto di non aver mai detto, nè scritto, una sola parola per replicare pubblicamente, in modo polemico o risentito, come forse avrei potuto e dovuto, ai Tuoi feroci ed ingiusti attacchi personali che hanno superato talvolta il limite dell’insulto.

Mi sono limitato a prendere atto, senza commentare, ed avrei tanto gradito che la mia scelta di responsabile prudenza, ti avesse indotto ad usare toni e parole ben diverse da quelle che sono stato costretto a leggere in questi due mesi.

Tu dici che si tratta di una Tua naturale esuberanza caratteriale e professionale, e tuttavia devo farti osservare che in una piccola famiglia elitaria per tradizione, come quella liberale, queste modalità di interlocuzione, oggi purtroppo molto diffuse nella seconda Repubblica, risultano intollerabili e sono comunque incompatibili con l’appartenenza a qualsiasi sodalizio politico che voglia preservare il rispetto di sé stesso.
Poiché la tua e-mail risulta diretta, oltre che a me, anche ad Enzo Palumbo, mi è sembrato opportuno consultarlo in proposito, e posso riferirti che il contenuto di questa risposta è anche da lui condiviso e sottoscritto, salvo che per le considerazioni di natura strettamente personale, che ovviamente attengono soltanto ai rapporti tra noi due.

In attesa di risentirti, se lo riterrai anche per telefono, ricambio, anche a nome di Enzo, le gradite espressioni di amicizia.

Stefano

14 Commenti

  1. Egregio Segretario De Luca, la storia e la cultura liberale hanno qualcosa di precipuo rispetto alla storia dei partiti comunisti: il concetto di libertà.

    Ebbene la libertà è esperienza che il più delle volte si esprime non nella lettera, che semmai la uccide, ma nello spirito.

    Tanto questo è vero che lei ricorda che il vecchio Statuto le dava facoltà di nominare come vicesegretario persona che lei riteneva assonante, capace, di prestigio, eccetera, perciò proprio per la rilevanza dello spirito sulla lettera, preso atto delle intenzioni attuali dell’Onorevole Paolo Guzzanti, che non possono essere “imprigionate” in un passato che ha superato con le sue intenzioni di volersi inserire di nuovo attivamente nel Partito Liberale con vitalità e azione costruttiva, lei potrebbe, non dico dovrebbe, riaccordargli quella fiducia che sarebbe sicuramente nello spirito del più sano e autentico liberalismo.

    Sicuramente un atto di tale oggettiva liberalità presenterebbe un nuovo Guzzanti nel Partito Liberale e un Segretario, per quanto di prossima scadenza, di grande e profonda liberalità.

  2. Caro Presidente De Luca,

    mi associo al preciso e puntuale post di Simona Chiti che chiede cortesemente di conoscere quali sono le offese che Paolo Guzzanti le ha rivolto, mi unisco alla Chiti per confermarle che non ho trovato in rete o nelle agenzie di stampa messaggi oltraggiosi e diffamatori o se vogliamo essere più cauti, offensivi.

    In attesa di avere suoi riscontri per completare le mie conoscenze sul tema, le dico che in un era politica che vede gli Italiani stanchi dei vecchi clichè politici, affermare con forza, che le dimissioni di Guzzanti sono un dato di fatto da cui non si può tornare indietro, mi sembra realmente molto piccino e provinciale.

    Da un partito che deve crescere, che vorrebbe approfittare della mancanza di alternative in questo paese, da un partito che rappresenta per storia quel termine che oramai da mesi va molto di moda, mi sarei aspettato qualcosina di più.

    Sarebbe stato molto bello leggere la sua felicità nell’apprendere che Guzzanti voleva provare a diventare il nuovo segretario sfidando lei o chiunque voleva succederle, mettendo da parte delle divergenze che indubbiamente sono esistite e non mi sembravano così insormontabili. Leadership che avrebbe fatto benissimo al PLI ed alla sua voglia di ritornare nello scenario che conta, eliminando quello zero virgola che rattrista molti di noi e penso anche lei.

    Gianluca

  3. Gentile de Luca,
    prima la ringrazio per la risposta, che non era un obbligo, ma è un gesto che apprezzo.

    Probabilmente ancora sussiste un malinteso. Mi sono persa qualcosa.

    Mi riesce difficile infatti pensare che l’accento che Lei pone in ogni suo scritto di questo topic su quelle che definisce inusitate dichiarazioni offensive di Guzzanti sia da collegare a quanto io ho letto nelle agenzie.
    A me risulta che Guzzanti abbia dichiarato che considera il Patito Liberale Italiano “provinciale e piccino” e che il presidente e il segretario “sono strani” perché gli hanno dato mandato di votare la sfiducia ancora prima di aver ascoltato la replica ufficiale di Berlusconi alla proposta del PLI: abrogazione della legge elettorale vigente e liberalizzazioni.

    Queste due considerazioni di Guzzanti dal mio punto di vista sono pienamente condivisibili e corrispondono alla verità dei fatti, quindi, sebbene io le abbia già espresse pubblicamente, perché sia più semplice discutere nel merito, le scrivo anche qua:
    anche secondo me il PLI è piccino e provinciale (lo dico per esperienza personale, in Toscana) e il presidente ed il segretario, quando danno mandati a priori, sono strani.

    Gentile De Luca, che altro avrebbe detto o scritto Guzzanti di offensivo che io potrei non condividere e che forse potrebbe portarmi a rivedere il mio giudizio su quanto avvenuto a favore della sua ferma posizione di chiusura rispetto alle critiche?
    A questo punto scriviamole, queste offese, così come si sono trascritte tutte le agenzie, le interviste, le agenzie, e i messaggi privati.
    Altrimenti si discute del nulla …

  4. Caro Roberto, mi fa piacere risentirti, sempre fedele alla tua rigorosa formazione liberale. Grazie per le tue parole sulla mia salute, che adesso va bene. Purtroppo dai lontni tempi della nostra formazione, quando i modelli erano, per citarne uno a te vicino, gentiluomini come Ciaurro, tutto è cambiato. Senza accorgercene ci siamo asuefatti. La politica è corrida e la parte del toro sempre infilzato la fa lo Stato, la finanza pubblica, sbranata da cani famelici, ovvimente in tutti i livelli di potere, dal più piccolo Comune al governo del Paese. Tutte le istituzioni che avrebbero la funzione di assicurare la separazione dei poteri sono guardate con fastidio, compreso il Capo dello Stato, al cui equilibrio dobbiamo la nostra gratitudine. Il comportamento di alcune Procure porta disdoro alla delicata funzione dell’Ordine giudiziario. La maggioranza parlamentare è costituita da parassiti, che schiacciano bottoni ed obbediscono in silenzio, anche agli ordini più indigesti. l’opposizione non esiste se non per sbranarsi al suo interno nella logica del si salvi chi può, avendo appaltato la funzione che le sarebbe propria di abbattere il namico (l’espressione avversario è stata cancellata) alla magistratura. In meno di un ventennio la Seconda repubblica ha distrutto lo Stato di Diritto, producendo, al netto della tragedia della guerra, un danno forse maggiore del fascismo.
    Pur essendo rimasti in pochi, perchè parecchi, come te Roberto si sono stancati di combattere nelle catacombe, sommersi da un agghiacciante silenzio mediatico, come se non esistessimo, ho il rammarico di dover constatare che anche nel PLI si va facendo strada un modo di esprimersi o di condurre la battaglia politica con le modalità ormai in voga negli altri partiti. Ricorderai l’avventura allo scorso Congresso di chi voleva impadrinirsi del Partito per consgnarne le spoglie a Berlusconi in occasione della costituzione del PDL. Oggi qualcuno potrebbe tentare di ripetere la stessa operazione, ma sappia che non gli verrà consentito. Il PLI è una merce non in vendita. E’ invece la casa dove chi, come roberto Albert, sentono il bisogno di far respirare all’Italia una rinnovata aria di libertà sono i benvenuti. Presto ciò avverrà, perchè la politica ha le sue leggi e la fasi autoritarie durano al massimo un ventennio.Coraggio, liberali, il nostro momento è vicino|

  5. Gentile de Luca,
    no, non lo credo. L’opportunismo porta ad altre scelte: a rimanere nel Pdl, a votare la fiducia il 14 dic, ad andare con Moffa, a non scrivere libri scomodi…..
    La logica mi induce invece alla più verosimile delle sequenze cronologiche dopo il vs. dissidio: rabbia, reazione di impeto, buio per malattia, ritorno con tutte le ragioni ed i dissensi rafforzati dall’ultimo episodio.
    Opportunista non è colui che manifestamente dice di voler lottare per prendere il Suo posto alla segreteria del partito e volerlo cambiare nel rispetto delle tradizioni…….
    Continuerò sulla mail del partito perché era solo una battuta quella della sua “pericolosità”: tutti sappiamo che lei è una persona ed un politico per bene. Tanto di cappello.
    Per ora grazie dell’ospitalità e mi creda mi dispiace anche per i suoi (di de Luca) problemi di salute.

  6. Egregio Sig. Angelo, dal momento che lei ritiene pericoloso mandarmi delle mail, ne faccia a meno. All’indirizzo di posta elettronica del Partito “segreteria@partitoliberale .it”, può indirizzare quello che vuole.
    Lei sostiene, cosa non lusinghiera per Paolo, che,nel momento in cui mi inviò le dimissioni dal Partito, asseverate da un comunicato pubblico, molto più lungo e gravemente offensivo, non sapeva quello che scriveva. Non condivido tale interpretazione, ma in ogni caso è soltanto un problema suo, che non mi riguarda. Avrebbe avuto la possibilità di scusarsi immediatamente e chiedere di chiarire la sua posizione. Invece, a freddo, per due mesi, ha continuato a denigrare e danneggiare il Partito con ripetute dichiarazioni, messaggi e scritti sul suo blog. Trascuro le insolenze e provocazioni nei miei confronti, alle quali non ho mai ritenuto di rispondere. Ora, sempre con tono arrogante, pretenderebbe di far credere che attraversava un momento di poca lucidità e si illude che qualcuno accetti che , solo a causa dell’impeto,e non di altro, è andato sopra le righe, anche se, non per un solo per un giorno, ma continuativamente per due mesi. Non le sorge il dubbio che l’improvviso cambiamento di idea, oggi, dipenda da un fase di scarsa lucidità odierna, o, peggio, di lucidissimo confermato opportunismo? Sono stato a lungo in silenzio. Ora mi sono stancato. Se veramente le cose stessero come lei, da amico di Guzzanti, sostiene in buona fede, gli consigli, innanzi tutto di scusarsi e chiarire che tutto quello che ha detto e scritto non lo persava e non lo pensa, non limitandosi a rinnegare la sola parola “dimissioni” . Successivamente potrebbe chiedere di essere ricevuto nella sede del Partito ed esporre le proprie ragioni. Poichè siamo persone educate e tolleranti, non ci rifiuteremmo certo di ascoltare chi ha il buon senso di ritirare espressioni, anche pesanti, sfuggite in un momento di scarsa serenità e lucidità.

  7. Caro Stefano,
    Caro Stefano,
    mi dispiace molto apprendere che hai avuto problemi di salute,spero che sia tutto passato.
    Mi faccio sentire dopo tanto tempo perchè la situazione politico/istituzionale del nostro paese è cosi’ drammatica che la presenza di un vero Partito Liberale è oggi piu’ che mai necessaria.
    Non sto qui a parlarti di valori morali o della magistratura milanese o di una sinistra ridicola e inaffidabile :tutte queste cose sono sotto gli occhi di tutti.E allora,ti prego,superate i dissidi sia interni al partito che personali(se ce ne sono),cercate di dare all’Italia un barlume di speranza e di dignità attraverso un partito Liberale finalmente visibile che possa attrarre molte di quelle persone che come me non ne possono piu’.
    Spero di rivederti presto
    Un saluto affettuoso
    Roberto

  8. Segretario de Luca,
    la ringrazio delle precisazioni che comunque non convincono.
    Quando Guzzanti le ha mandato quella mail era molto arriabbato, e con lei in particolare, per cui dietro quel suo scritto non c’era la volontà di una scelta fredda e ponderata, ma lo sfogo a caldo di un amico, di un collega di mille battaglie.
    Una scelta fredda e ponderata infatti avrebbe dato a quella mail l’incipit formale delle carte bollate: Io, Paolo Guzzanti, considerate le questioni accadute, considerato ……………………. rassegno le mie dimissioni dal partito…..
    Il motivo per il quale Guzzanti le sta dicendo in ritardo questo (non c’era la reale volontà di dimettermi), è legato probabilmente ai problemi di salute che ultimamente ha avuto.
    Non si arrocchi dietro i decreti legislativi, guardi la realtà, la verità!
    La saluto davvero con cordialità
    P.S.
    Se riesco ad avere la sua mail, le mando tutti i miei connotati che sono unici in Italia.
    Anche se è pericoloso mandare mail a lei 🙂

  9. Nel timore che la mia lunga lettera , con lo sforzo di essere molto precisa in alcuni passaggi statutari e comportamentali, possa apparire puntigliosa e polissa, desidero, a coloro che sono intervenuti richiedendo ulteriori chiarimenti, precisare in modo schematico quanto segue: 1) Le dimissioni di Guzzanti dal PlI, sono state indirizzate al destinatario previsto correttamente dallo Statuto e nella forma scritta prevista. Sono quindi definitive e, sotto il profilo statutario non esistono margini per considerarle come mai avvenute. La questione è quindi chiusa. 2) Gli eccessi verbali rivolti al Partito ed ai suio organi sono stati di una tale gravità, che, in mancanza di dimissioni, avrebbero imposto altri, drastici provvedimenti, per fortuna evitati dalla, sotto tale profilo, saggia decisione di abbandonare il partito. 3)Un qualsiasi ripensamento di Guzzanti, se verrà, almeno da parte mia, sarà sicuramente apprezzato, ma non potrà in alcun modo caducare le dimissioni presentate regolarmente e di cui il Partito ha preso atto da tempo. Si potrà invece avviare, se formulata in termini accettabili una ipotesi di nuova iscrizione, che, se vi sarà il consenso necessario, potrà essere accolta, non senza una preventiva rinegoziazione dei rapporti che devono intercorrere tra un partito politico ed un proprio rappresentante in Parlamento, secondo la tradizionale concezione democratica, liberale, e rispettosa dei vincoli costituzionali che è propria del PLI.
    Intraprendere tale percorso, che è l’unico per tentare di metabolizzare le incomprensioni ed i veleni degli ultmi mesi, è possibile, purchè non vi siano altri insulti, provocazioni, donchisciottesche sfide, aggressioni serie o per burla di pirati di qualsiasi foggia, per i quali non c’è posto nell’esercito regolare e civile del PLI.
    Anche ii generoso atto della Sig.ra Chiti, che si autoaccusa di aver usato nei confronti del partito termini altrettanto offensivi e chiede se deve ritenersi sotto accusa, non serve a nulla. Sono sicuro che la gentile interlocutrice sia una persona educata e non può assolutamente aver usato certe espressionini, che scritte e ribadite da altri hanno danneggiato molto il Partito. In ogni caso, per quantola riguarda, nessuno se ne è accorto. Le consiglio, se fosse vero, prima ancora che come atto di prudenza, come atto di buona creanza, di tenerle riservate, come ha fatto finora.
    Il PLI, consapevole della propria debolezza, considera ogni apporto, anche critico, come una ricchezza. Quindi non vorrebbe perdere nessuno, peggio non concepisce l’idea, come è stato scritto, di “cacciare nessuno”. Nel caso di cui ci occupiamo, l’interessato, avendo compreso di essere andato esageratamente sopra le righe, mettendo a rischio la compatibilità della propria presenza nel sodalizio, ha avuto il buo senso di dimettersi, che è servito ad arrestare la polemica e che, oggi, alle condizioni soopra indicate, e solo a quelle, potrebbe consentire di riaprire un dialogo su basi completamente nuove.
    Spero che queste ulteriori, pacate, ma ferme parole, possano mettere fine agli interventi provocatori, come a quelli animati dal nobile scopo della pacificazione e del rafforzamento del Partito. I primi danneggiano gratuitamente le prove tecniche di dialogo, ammesso che va ne siano di reali, i secondi finirebbero col mortificare il Partito nel suo orgoglio, e questo non lo può permattere nessuno.

  10. Gentile Segretario De Luca,
    chiedo un chiarimento circa il contenuto della Sua risposta all’Onorevole Guzzanti.

    Si tratta di questo passaggio:
    “Anche volendo prescindere (come un Partito che si rispetti non potrebbe comunque fare) dalle Tue reiterate ed inusitate dichiarazioni comparse sulle Agenzie di stampa , sui giornali e sul Tuo Blog personale, che da sole sarebbero più che sufficienti per dissociare un qualsiasi iscritto da un qualsiasi partito, la procedura seguita nell’occasione è stata quindi adottata in puntuale osservanza della Legge e dello Statuto del PLI.”

    Sono un’iscritta dal 2009 e più volte ho espresso pubblicamente critiche al PLI analoghe nei contenuti a quelle oggi contestate a Paolo Guzzanti, chiedo quindi di essere ufficialmente dissociata ovvero, nel caso io abbia mal compreso, che mi si chiarisca meglio il senso di quanto Lei espresso.

    Ringrazio anticipatamente per l’attenzione che vorrà dedicarmi.

  11. A me pare che la situazione sia kafkiana. Si è in pochissimi, poco visibili, senza rappresentanza e ci si permette di disquisire se il ViceSegretario (unico parlamentare e con ottima visibilità mediatica) si sia dimesso o meno; se sia elegante o meno; se è dignitoso o meno. Ma volete per cortesia far crescere questo partito unendo e non escludendo tutti coloro i quali realmente vogliono bene al PLI????? O volete -ancora- disquisire in punta di fioretto mentre il PLI muore lentamente?? Grato per la risposta…….

    PS: vediamo la destra a che percentuali arriva ora che hanno avuto -senza parlamentari- un sottosegretario………….Ma noi no, noi siamo duri e puri. Noi siamo i salvatori dell’Italia. Noi siamo i LIberali.

  12. Carissimo segretario,
    Non vedo motivi di cacciata di alcuno dal PLI, lasciamo fare ai pidiellini ste cose. Così come non mi pare necessario ricorrere a formalismi eccessivi. C’è stato un problema, a mio avviso determinato da pressioni e tensioni pesanti all’immediata vigilia del voto di fiducia, ma nessun danno irreparabile (a mio avviso) è stato fatto. Ritengo che Lei e l’On Guzzanti dobbiate entrambi ragionare sul fatto che il partito non ha necessità oggi di dure competizioni interne, ma di un progetto comune condiviso a cui tutti lavorare con il massimo impegno. Spero che entrambi vi chiariate al più presto e che vi presentiate al prossimo congresso con una comune linea.

  13. Caro Segretario De Luca,
    al di là dei decreti e leggi che Lei cita e su cui specialisti del Suo rango potranno, sono sicuro, facilmente controbattere alla pari (quello di Guzzanti era un messaggio all’ (ex?) amico, al collega e non una comunicazione formale all’organo o a ciò che il collega rappresentava in quel momento dall’altra parte dell’indirizzo elettronico), sono del tutto evidenti due cose:

    Lei vuole trasformare uno sfogo (telefonino, mail non cambia la sostanza) in un atto formale;

    Lei, pur avendo probabilmente il potere di farlo, non se la sente di cacciare Paolo Guzzanti dal Pli. Perché?

    Cordialmente

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